lunedì 28 ottobre 2013

Teatro nel Bicchiere a Orbetello

Quest'estate, ad agosto, siamo andati a Scansano a leggere un po' di poesie normali per il Teatro nel Bicchiere. Quel che è successo durante quei giorni è difficile da descrivere perché il paese tutto, oltre agli importanti Antonio Rezza e Teatro dei Venti, ha ospitato tantissimi performer dal mondo intero e passeggiando per il centro storico ti poteva capitare d'imbatterti in persone molto strane e non si capiva se erano performer o se erano abitanti molto strani di Scansano. Poi invece, il più delle volte, a ben guardare, magari era proprio un performer pazzesco. Magari tipo lui:


E allora succede che questo Festival del Bicchiere si sposta dal 31 ottobre al 3 novembre a Orbetello in occasione di Gustatus che è un festival di cibo e vino e cose buonissime da mangiare e da bere e che già che ci sono non vedo l'ora.

Brindiamo? Sì!

Ecco, spero poi che cliccando QUI si possa vedere il programma con tutte le cose che succederanno (solo le cose più artistiche però!)

Retina + Paolo Cattaneo + Alloro


Se cliccate qui potete scaricare e leggere "Alloro" che è una breve storia a fumetti di Paolo Cattaneo.
Prima è apparso su Delebile - HOME, poi su Lo Straniero e adesso sul sito di Retina (piattaforma di distribuzione e promozione di fumetti in formato online mica male per niente).
E noi siamo contenti.
Ciao!

giovedì 24 ottobre 2013

SOTTO LE PALPEBRE INGOMBRE

SOTTO LE PALPEBRE INGOMBRE | DARIO MOLINARO a eLaSTiCo
VENERDI 25 OTTOBRE
h. 19
eLaSTiCo (via porta nova 12 bologna)
SOTTO LE PALPEBRE INGOMBRE
Una personale di 
DARIO MOLINARO



martedì 22 ottobre 2013

domenica 20 ottobre 2013

giovedì 17 ottobre 2013

Azorìn da Facebook da Maraschi

Il giornalismo è stato la causa della contaminazione della letteratura. Ormai la letteratura non esiste quasi più. Il giornalismo ha creato un tipo frivolmente enciclopedico, dallo stile brillante, dalla pedanteria insopportabile. È il tipo che Nietzsche detestava: il tipo “che non è nulla, ma rappresenta quasi”. Gli specialisti sono scomparsi: oggi si scrive per il giornale, e il giornale esige che si parli di tutto. Da qui a trent’anni saremo tutti giornalisti, ossia, nessuno saprà nulla di nulla. Ci limiteremo a intuire le cose, il che ha il vantaggio di far risparmiare tempo e di non affliggere lo spirito con la malinconia delle lunghe letture. 
Azorín, "La volontà", 1902.

martedì 15 ottobre 2013

“DA SALERNO AL GARIGLIANO”, Franco Arminio

“Andiamo in giro ovunque
ma non è chiaro
se esiste ancora il mondo.
Nei luoghi più ricchi, più civili
un senso di stanchezza
e di muffa ben confezionata.
Allora bisogna scendere
nel Basso Occidente,
nei luoghi dove la terra
perde sangue,
e basta innaffiare un orto
perché diventi casa e pioggia nera.
È il delirio di costruire una città
sopra uno straccio e poi girarci dentro
mischiando frutteti e capannoni,
casolari e officine,
le coste dei negozi, i fiordi delle ville,
i porti delle pompe di benzina.
Da Salerno a Napoli
l’autostrada attraversa una città
che si ferma solo davanti alle montagne.
Angri, Scafati, Nocera e Pagani
arresi bruciano nel giorno estivo,
ognuno è vicino alla sua polvere,
ovunque puoi vedere
che si è persa la faticosa dolcezza
della campagna.
L'agro nocerino-sarnese
è un immenso campo di crisantemi
in cemento armato.

Nocera superiore:
case e centri commerciali,
cantieri, ponti, viadotti, officine,
tutto sparpagliato e incollato dalle mani di un cieco.
Angri e oltre:
lettiera per cavalli,
anziano seduto accanto alle sue stampelle
che si gode il traffico e i suoi dolori,
casa ecocompatibile,
l’outlet dell’elettrodomestico,
lavatrici sui marciapiedi,
il parcheggio Tre monelli,
si prenotano carciofi arrostiti,
Outlet pastore,
Caffetteria Gesù bambino:
sala interna-rosticceria-pasticceria.
Pagani: la statale, l’autostrada e la ferrovia
attraversano il paese,
si vive in una sorta di tapis roulant,
un movimento frenetico che non fa nascere
l’idea di fuggire.
Appena si forma un buco
subito arriva un’auto a colmarlo.
Torre del Greco, Portici, Ercolano,
incauti nei metalli delle auto
i topi affaccendati nell’andare,
nel tentativo folle di gremire
le zolle ancora calde della lava.
Mariconda (frazione di Pompei):
La pizza del poeta,
Panuozzo più due bottiglie d’acqua: 4 euro,
Macelleria Al vero vitello.
Gragnano:
Studio fotografico Fotoromanzo,
Università della pasta,
Pizzeria Strapizzami,
Parrucchiere Idee per la testa,
Show Room Infissi.
Napoli è foderata nel rumore,
dentro c’è ancora qualcosa,
da fuori è un purgatorio di palazzi,
una teca di lampi orizzontali.
Se prosegui sul rigo della costa
non c’è speranza di trovare
il vuoto, la gialla solitudine
lucana. Sto passando dentro
il vicolo cieco del fervore:
Arzano, Acerra, Afragola.
La Campania delle pianure
accoglie una fittissima maglia di rumori,
una perenne apocalisse sonora
da cui sono esenti solo i morti dentro i cimiteri.
Prima ogni posto aveva un suo respiro
e per vederlo salivi le scale,
ogni luogo era una stanza intima,
lingua cupa, mandibola
feroce. Ora in giro c’è un’aria
di sconfitta, un rosario di facce
innervosite da una smania senza fondo.
A Marigliano
le strade sono molto dissestate:
miserie pubbliche e ricchezze private.
È un susseguirsi di cancelli,
cancelli dei parchi, cancelli delle case.
Nessuno si fida più di nessuno.
Afragola, perfettamente congiunta
con Casoria e Cardito, è in mezzo a una selva
di paesi giganti
che insieme fanno ottocentomila abitanti.
I paesi hanno due malattie.
Quelli più piccoli una malattia anginosa,
con le vene che si restringono e poi si chiudono.
Quelli più grandi una malattia da dilatazione,
come se fossero dissanguati da un aneurisma squarciato.
Il cuore nero dell’Occidente è qui sull’Asse Mediano
dove i cumuli di spazzatura impediscono
le fermate nelle aree di emergenza.
Ho una lieve e inspiegabile euforia,
come se il disordine e l’incuria
tonificassero la mia anima.
Non so se sono a Casalnuovo,
comunque noto un’enorme quantità
di istituti scolastici paritari
e molti centri estetici di lusso.
A Casoria
la piazza è una distesa di Suv
con i vetri oscurati,
parcheggiati in doppia e in tripla fila.
Caivano ti accoglie
con una serie di palazzine popolari
dipinte in verde pisello.
Guardo cose che si possono vedere
ovunque: un cane che dorme
e un bambino col telefonino.
Gli esercizi commerciali più importanti
sono in periferia,
in modo da servire più paesi.
Casavatore
è un luogo sfilacciato, desolante,
una teoria di case dimesse o mal costruite.
Poi palazzi a più piani e i soliti negozi,
parrucchieri, alimentari, abiti e motori.
Le insegne dicono che è già Caserta,
in queste chiese aperte
sul catrame, il traffico
è un dialetto universale
che affida il suo implacabile
ronzio
alle pietre tostate dell’asfalto.
Se noi aprissimo i tendini ad ognuno,
se andassimo a spiare
dietro lo sterno, avremmo un senso
di giornate guaste,
di anime parlanti senza tregua
le anime degli altri e di noi stessi,
noi che non sappiamo annodarci
a niente e ci spartiamo
questa evanescenza
perché il volere appartiene
ai più furbi,
gli innocenti indugiano, si astengono.
Caserta
sensazione di una città senza radici,
un allegato alla reggia,
invaso da negozi e macchinoni.
All’uscita di Caserta sud
file interminabili di camion.
Un tir davanti a me inizia a suonare
all’impazzata, un altro trasporta i Tic Tac,
un intero camion pieno di caramelle
alla menta: impressionante.
Sembra di stare su una pista da gioco per bambini,
con le sue curve a otto.
Cartello con la scritta Interporto sud Europa,
piattaforma del continente Europa.
Ho un senso di fastidio.
L’Europa che vedo è una giostra di camion.
Su questa giostra ci sto anche io.
Sono in macchina, avanzo su una strada
leggermente rialzata che taglia l’esteso
ematoma urbanistico di Aversa.
Vedo un’infinità di tegole e pochissimi alberi.
Appena c’è un po’ di verde è sempre circondato
da grandi muri di cemento,
già pronto per essere lottizzato,
già predestinato alla scomparsa.
In questi territori è avvenuta una battaglia
tra il pieno e il vuoto e ha vinto il pieno,
un pieno fatto di automobili e di tutto quello
che ruota intorno alle automobili.
A Santa Maria un piccione bianco,
due cani che dormono,
una pietra a forma di fallo.
Una strana scritta su un muro:
comunisti = camorra,
la pubblicità di un centro commerciale
che promette il risveglio dei sensi.
uno spazio di scivoli e altalene
presentato come parco per i diritti dei bambini.
Vago sulla Nola-Villa Literno,
è un lungo giorno senza miraggi,
guardo le cose e non le porto dentro,
le lascio sparpagliate
dove sono: tre vecchi incollati davanti
a un bar, una signora con la cipria
negli occhi. Intanto ho già contato
cinque gatti straziati
sulla strada,
c’è sempre un frettoloso che li uccide.
Gli abitanti riescono a sopportare
il peso di questi luoghi
con un naturale disincanto
che li fa partecipare a questo perenne
carnevale del caos
senza prendersi troppo sul serio.
È come se avessero capito l’imbroglio
che sta sotto la cosiddetta vita sociale moderna.
È il fondo filosofico
di questa gente, una sorta di renitenza
alla leva del progresso:
se ne accettano gli arredi, le merci,
si resta con un cuore adolescente,
pronto allo spreco più che all’efficienza.
Non ho schiodato i polsi
dal volante, non ho nessuno che mi fa
domande e mi faccio una strana
compagnia senza pensare
neppure alla morte.
Giugliano:
c’è più gente qui che in tutti i paesi
della provincia di Campobasso
e basterebbe questo per dire dello squilibrio folle
tra il Sud dei monti e quello delle pianure.
Tutto è dedicato
a nostra signora automobile:
rivendite lussuose e di seconda mano,
carrozzerie, officine, scuole guida,
assicurazioni, gommisti, pompe di benzina.
Un negozio vende solo parabrezza,
un altro solo copri cerchioni.
L’altro fuoco dei commerci è la famiglia:
i negozi di bomboniere e di mobili,
le vetrine con gli abiti da sposa,
i ristoranti per le nozze, per le cresime e i battesimi.
Gricignano, Sant’Antimo, Succivo
li ho visti altre volte insieme
a Grazzanise. Ora arrivo estenuato
non so come a un piccolo paese
che ha due nomi, Cancello e Arnone,
cerco il mare e ancora non lo trovo.
Ogni paese in verità è un mistero,
un soffio della vita diverso in ogni luogo.
Ogni paese sarebbe da vedere come una nicchia,
un affresco, un santuario della geografia.
Ecco Castelvolturno,
qui l’Occidente si è carbonizzato,
aria africana, insegne
smisurate, la parola caseificio
come un mantra.
Provo un sentimento di clemenza
per le cose che ho visto,
per i luoghi che ho visitato.
Tutto mi appare perso e irrecuperabile.
Forse da questa idea nasce la consolazione
che non c’è spazio per ferire ancora
un territorio martoriato, e che, d’ora in poi,
magari per errore, i suoi abitanti
saranno costretti a imboccare vie più virtuose
Ecco il villaggio Coppola,
dove il sogno del turismo
ha generato una foresta di rovine.
In tutta questa zona puoi vedere
l’impero romano alla rovescia:
tutto quello che fu gloria
e conquista, adesso è fallimento
grattugiato sulle spalle di chi resta.
Mi fermo per il solito panino,
lo mangio mentre arrivo a Mondragone.
Ora il disordine è meno perentorio,
posso avanzare verso il Garigliano.
Cerco la centrale nucleare,
l’epicentro del guasto e degli errori.
Il pericolo se c’è non si vede,
non si capisce se credere a chi allarma
o a chi rassicura, nel dubbio stacco
dal ramo un’albicocca,
il mio spavento è per il prossimo minuto
per il gomitolo di vene nella testa
per il cuore che non sa darsi pace.
Comunque nella zona non si vede
il disordine e lo scompiglio
di cui mi avevano parlato
e quando cautamente
arrivo al mare
la spiaggia mi pare vuota e felice,
vedo una famiglia che gioca
a bocce, due ragazze che con aria stupida
mi dicono di non fotografare:
certe persone sono le spie
le spine di un paesaggio rotto.
Il Garigliano è la boa del mio viaggio,
posso tornare indietro
a ripassare gli epigrammi
del caos, le lettere
delle discariche e delle puttane,
gli aforismi nei lampi dei semafori
e il racconto insulso dei palazzi.
Oggi neppure so tornare a casa,
al mio paese non c’è più mia madre
che accendeva per me candele d’ansia.
Sulle alture irpine non sento
niente, anche qui solo un mucchio
di tegole.
Guardo la ruggine sul palo di un lampione,
gli occhi di un cane zoppo,
la busta con il pane
che una vecchia porta a spasso per il paese:
cose inutili, intimamente clamorose.”

lunedì 7 ottobre 2013

Consigli per diventare autore di poesia - Alessandra Racca


Alcuni consigli per diventare un Autore di Poesia in poche mosse.

Ambisci a diventare un Autore di Poesia.

Leggi poca poesia e unicamente Neruda e la Merini.

Parla di te stesso come di un Autore e di ciò che scrivi come Opera.

Nelle poesie parla di concetti Assoluti e Vaghi o di te stesso ma in maniera Assoluta.

Non riscrivere assolutamente, non tornare su una poesia per modificarla: considera Sacro il tuo Atto Creativo Spontaneo.

Appena hai in mano una ventina di Poesie precipitati a cercare un Editore. Lamentati del fatto che non trovi un editore.

Non dimenticare nella tua Raccolta una poesia che parli della Poesia e di quando sei colto da Ispirazione.

Se vai a una lettura di poesia non perdere l'occasione di dire a chi stava leggendo che anche tu scrivi Poesia e parlagliene diffusamente. Possibilmente lasciagli un tuo scritto.

mercoledì 25 settembre 2013

Periodic table of storytelling (chart)

Ci piaceva, l'abbiamo trovata online, su un sito, da facebook ma da un sito:

questo

attenzione perché se non clicchi sull'immagine non si capisce un bel niente
p.s. (abbiamo poi scoperto che non si capisce niente comunque, abbiamo dei tecnici grafici in ferie, affidatevi al link lì sopra, quegli altri sono bravi, se cliccate si capisce meglio. volevamo farvi vedere una cosa interessante. Ecco. Peccato però, dite voi, eh, avete ragione, dove andremo a finire? dove andremo a finire? finiremo? Sì)

giovedì 12 settembre 2013

Pensavamo


Pensavamo di essere in ferie ma poi ci siamo ben guardati le mani e le ginocchia; i calli delle mani che direttamente arrivavano alle ginocchia.
Non eravamo in ferie.
Infatti, in effetti, stavamo più che altro cercando una citazione di una cosa mai successa prima. Una citazione impossibile da trovare. Nemmeno da citare. Una cosa mai successa che fosse gradevole da ricordare e da sbandierare per ogni eventualità. No, impossibile.
Quindi ci siamo detti scriviamo un post che dica che praticamente qualcosa sta succedendo ma che adesso non mi sembra proprio il caso di dire che la casa editrice gigante è ripresa in piena forma, colma di gioia e di gaudio e di altri aggettivi di gioia e di gaudio. Tipo rabarbaro no.
La realtà è che volevamo postare un bel numero di telefono che facesse così:

tre o quattro no. due cinque se. quattro quattro qua. 

sempre chiarissimi
poca confusione
provate a trovarci
ci proviamo anche noi

mercoledì 7 agosto 2013

Pianissimo, bellissimo

dal 9 agosto al 2 settembre in viaggio con i libri e i lettori

Pianissimo è una libreria itinerante e che ha come obiettivo la promozione e la diffusione del libro, della lettura e dell'editoria indipendente attraverso la circolazione di informazioni, il dialogo, lo scambio e il contagio.
Pianissimo è un viaggio che quattro professionisti del settore editoriale hanno deciso di intraprendere alla guida di Leggiu, un furgone Fiat 900 Panorama del '76. Uno di quei viaggi senza troppe comodità, nei quali si ha il tempo di incontrare persone, ascoltare e raccontare storie e apprezzare le ricchezze del paesaggio. Pianissimo muoverà i primi passi in Sicilia, regione che detiene, dopo la Basilicata, il record negativo di lettori. Paesi e comuni senza librerie rappresentano il fallimento del sistema di diffusione della cultura, già indebolitosi negli ultimi anni. E, da parte sua, lo Stato sta minando gli spazi e le possibilità di formazione e condivisione come la scuola e l'università, luoghi cruciali per i futuri lettori.
Come contribuire a combattere questo declino apparentemente inarrestabile, che vede il libro diventare un bene marginale, o superfluo?
Pianissimo risponde mettendosi in strada, coinvolgendo amici e sconosciuti, creando un ponte tra i lettori, quelli che ancora non lo sono, e gli autori. La sfida è quella di portare i libri laddove non hanno una casa, dove le librerie non esistono e le biblioteche stentano a sopravvivere; e invadere le piazze, inventando nuovi modi per parlarne, per non arrendersi alla loro smaterializzazione.

Pianissimo è un'iniziativa ideata e diretta da Filippo Nicosia e vede la collaborazione attiva di Serena Casini, Mauro Maraschi e Maura Romeo.

Per informazioni, curiosità, calendario degli eventi e tappe:
twitter.com/pianissimolibri @pianissimolibri

sabato 3 agosto 2013

Teatro Nel Bicchiere

Praticamente andiamo in Toscana, in Maremma, a Scansano, perché c'è un festival di teatro che si chiama Teatro nel bicchiere e sembra molto bello e Filippo Balestra, che sono io, che ormai l'avete capito che questo è praticamente il blog di Filippo Balestra, e, dicevo, Filippo Balestra leggerà delle cose.
Ma ci sono degli altri pure loro mica da poco eh.
Però questo Filippo Balestra ve lo consiglio.
Che poi sono io eh.

giovedì 1 agosto 2013

Cadillac # 6

Mi verrebbe da dire son senza parole ma poi se dici son senza parole fai brutta figura perché nel mondo della letteratura uno come può mai rimanere senza parole? Meglio rimandare direttamente a quel che si può facilmente trovare in giro:

Con enorme orgoglio e un pizzico di commozione, ecco il‪#‎NumeroSei‬:

http://www.rivistacadillac.com/site/archivio/numero-sei/

Dentro trovate racconti di Philip Langeskov, Susan Straight, Marco Drago, Matteo Galiazzo, Filippo Balestra, Martina Montague, Filippo Nicosia, Sonia Caporossi e Orso Tosco.
-
La prima puntata di una storia a fumetti di Sergio Varbella.
-
Illustrazioni di Loredana Grasso, Sarah Mazzetti, Margherita Morotti, Nicolò Pellizzon, Studio Arturo e Stella Venturo.
-
Copertina di Rita Petruccioli

Buona estate.

Vi amiamo tutti, e non c'è nulla che possiate fare in proposito.


mercoledì 24 luglio 2013

Passaggi per il bosco 2013

Tomba dei giganti.
Avete presente cos'è una tomba dei giganti?
Io non avevo ben presente, dopo ho capito.
Emiliano Maggi con la Luna
Poi Aritzo.

domenica 21 luglio 2013

Luna Piena - Passaggi per il Bosco 2013


Ci sarà la luna piena e Simone Caltabellotta ed Emiliano Maggi.
Ci saranno altre cose che dovrebbero avvicinarsi a questo:


Il posto si chiama Tomba dei Giganti (cioè!)
Per arrivare lì bisogna fare così (se siete a Cagliari. Se siete altrove vi conviene comunque partire da Cagliari):
[come arrivare]
Dalla SS554 prendere la SS125, superare l'invaso di Simbirizzi e proseguire fino al Km 20 e 300 (Ponte Piscina Nuscedda), dove un cartello indica la svolta a destra per la Tomba dei giganti Is Concias. Percorrere la strada principale per 7 km circa fino a... trovarsi.


Qui c'è il grande link di Facebook.
Che Bello!

domenica 14 luglio 2013

venerdì 5 luglio 2013

Mario Benedetti - No te salves


No te quedes inmóvil 
al borde del camino 
no congeles el júbilo 
no quieras con desgana 
no te salves ahora 
ni nunca 
no te salves 
no te llenes de calma 
no reserves del mundo 
sólo un rincón tranquilo 
no dejes caer los párpados 
pesados como juicios 
no te quedes sin labios 
no te duermas sin sueño 
no te pienses sin sangre 
no te juzgues sin tiempo 

pero si 
pese a todo 
no puedes evitarlo 
y congelas el júbilo 
y quieres con desgana 
y te salvas ahora 
y te llenas de calma 
y reservas del mundo 
sólo un rincón tranquilo 
y dejas caer los párpados 
pesados como juicios 
y te secas sin labios 
y te duermes sin sueño 
y te piensas sin sangre 
y te juzgas sin tiempo 
y te quedas inmóvil 
al borde del camino 
y te salvas 
entonces 
no te quedes conmigo.

mercoledì 3 luglio 2013

Céline dice che siamo più sfortunati della merda

Quando ci si sofferma per esempio sul modo in cui vengono formate e dette le parole, quasi non resistono le nostre frasi al disastro del loro arredo di bave. È più complicato e più penoso della defecazione il nostro sforzo meccanico di conversare. Questa corolla di carne tumefatta, la bocca, che va in convulsione se soffia, se aspira, e si dimena, che spinge ogni genere di suoni vischiosi attraverso la barriera puzzolente della carie dentaria, che punizione! Ecco lì quel che ci scongiurano di trasformare in ideale. È difficile. Poiché non siamo un sacco di trippe tiepide e corrotte faremo sempre una gran fatica con i sentimenti. Innamorarsi è niente, è restare insieme che è difficile. La porcheria, quella, non cerca di durare o di crescere. Qui, su 'sto punto siamo molto più sfortunati della merda, questa ostinazione a perseverare nel nostro stato costituisce un'incredibile tortura.
Louis Ferdinand Céline visto da Tullio Pericoli

martedì 25 giugno 2013

Le Sedie Di Dio

Per Le Sedie Di Dio, ci vorrebbe un enorme post. Un post grande così. Ci vorrebbe un post da portare in giro con un pullman enorme tutto svuotato dai sedili e dagli interni tutti per far posto al post.
Un post, ci vorrebbe, fatto talmente grande che quando decidi di pubblicarlo tutto l'internet si piega da un lato per l'improvviso sbilanciamento. Ci vorrebbe un post scritto da diversi intellettuali tutti insieme uniti in un grande saggio intitolato: Le Sedie Di Dio una nuova strada per un nuovo cinema che rimanda comunque al cinema. No. Non so come potrebbero intitolarlo questi intellettuali. Probabilmente ci stanno già lavorando sopra, al saggio critico, questo grosso libro tutto dedicato a Le Sedie Di Dio, ecco, si potrebbe titolare: Le Sedie Di Dio, nuove frontiere per un'antropologia cinematografica dentro un libro molto grosso nonostante sia scritto molto piccolo. No. Non so come potrebbero chiamarlo questo libro gli intellettuali. Ma non importa. Quel che importa è il post che ci vorrebbe. Ci vorrebbe un post così grande che si girano tutti e fanno oh (ö)!

Poi dopo faccio un post
Qui c'è un link. Il link al sito del Film.
L'avevo detto che Le Sedie Di Dio è un film?
Lo sapevate già?
C'è anche un trailer ma lo pubblichiamo un'altra volta, con un altro post.

lunedì 24 giugno 2013

Che bravo Melville, da Moby Dick

Finalmente, io mi metto sempre in mare come marinaio, per via del sano esercizio e dell'aria pura che si gode sul ponte di prora. Poiché, siccome in questo mondo i venti contrari prevalgono di gran lunga sui venti di poppa (e questo, se voi non offendete la massima pitagorica), così il più delle volte il commodoro sul cassero riceve di seconda mano l'aria dai marinai del castello. Egli crede di respirarla per primo, ma non è così. In modo consimile le comunità guidano i loro capi in molte altre cose, nel tempo stesso che i capi nemmeno lo sospettano.
Illustrazione di Littlepoints...

sabato 22 giugno 2013

Flanerì o meglio "F"

“F – Periodico di Altre Narratività”: numero zero


Questa è F la rivista di Flanerì, è uscita il 10 maggio dell'anno 2013. Prima era "Flanerì Mag" e adesso è "F": un piccolo passo indietro che a quanto pare è andato avanti. Bello!

Quarta di copertina: illustrazione di Alessandra De Cristofaro

mercoledì 12 giugno 2013

Grazie Facebook (ma anche Gogol non era male. E Siti purtroppo è un esordiente)

I più attenti penseranno che il post si vede male. avete ragione, siete attenti, adesso pero non posso ben modificare, devo chiamare un hacker che sappia entrare nel sito di una banca e faccia arrivare una transazione di 10000 euro sul mio conto e poi mi sistema la grafica del blog. avete presente la grafica del blog? io no. potrei consigliarvi dei blog con una grafica bellissima, potrei consigliarvi ma preferisco farmi prima consigliare da quell'hacker di cui parlavo poco fa, quando avevo deciso di uscire e invece sono rimasto a scrivere una cosa che fosse breve per introdurre questo post. e invece ho scritto una cosa lunghissima che non c'entra niente con questo post.
basta.
ok?
Basta?

se lo strega lo vince siti non mangio pane per una settimana.


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