domenica 21 giugno 2026

questa frase non è questa

 questa frase non è questa o non ancora, credo si percepisca il cambiamento in atto, questa frase non è la stessa, contiene se stessa ma in forma di germoglio che sta crescendo in questo momento questa frase, anche questa frase, questa frase avrebbe potuto essere tutt'altro, vuole solo compiere il miracolo di una frase che ferma il tempo, dunque cambia il tempo, dunque esce dal tempo e ci rientra dentro facendo un salto piccolissimo, non è una frase, è un missile terra terra aria aria autodirottante, comunque vada, va, comunque non vada lei va comunque, potrebbe andare ovunque gli va, e infatti ci va, questa frase qua questa frase qua fa finta di niente fin dall'inizio, sapeva di nascere all'improvviso e di fare poi anche tutto il resto sempre all'improvviso, tutto all'improvviso, senza preavviso, senza un piano un obiettivo una direzione questa frase si muove a tentoni ma quasi quasi feroce, aggredisce il momento in cui nasce, cresce si evolve se ce ne si accorge fa quasi spavento, ci sembra di poterle guardare dentro e capire qualche sua intenzione, la forma futura delle cose che potrebbe rivelare, dove vuole andare a parare, dove vuole andare a finire, sembra sempre più evidente che questa frase potrebbe invece non finire mai, contiene dentro di sé la potenzialità della dismisura, dell'incommensurabile, questa frase prolifica si autogenera e rigenera fino a diventare mostro inarrestabile, golem non fatto di terra né d'argilla ma di frase, questa frase, mette quasi paura, la frase ha tutte le forze per non smettere mai, avremmo dovuto fermarci prima, senza iniziare, avremmo dovuto fare dell'altro fermarci a un pensiero, un pensierino, un'idea di frase di cosa da dire, da venire a scrivere ma soltanto in forma chiusa, con l'idea di forma chiusa, invece la frase che abbiamo deciso di esplorare, che è questa e non è questa, questa frase non si ferma non si chiude, è una frase che contiene al proprio interno i semi di un'autogenerazione che porta oltre a se stessa, e non è questione di frattali o di astrazioni ricorsive, non c'è un disegno una geometria una mappa proiezione rappresentativa che possa permetterci di visualizzare questo impianto tecnico retorico teorico dall'alto, non c'è quest'impianto, non c'è la struttura, l'unica mappa che possa permetterci di rendere idea di quel che è questa frase, l'unica cosa che possa rappresentarla in una scala che ci permetta di vederla nella sua interezza - che non c'è nemmeno quella, non c'è nemmeno l'interezza - l'unica cosa da fare è leggere la frase, bisognava purtroppo leggere la frase, vedere cosa dice, intuire che potrebbe tranquillamente non finire mai, è una frase inarrestabile, è passato molto tempo da quando la frase è iniziata - se l'inizio c'è stato - l'idea era quella di fermare il tempo e ci pare in qualche modo di avere fermato il tempo, un pochino, giusto per un attimo, ma ora invece adesso ci tocca fermare la frase, ci vuole una scusa, forse un dolore fisico, un'impossibilità a continuare, qualcosa che impedisca per davvero ad essere materialmente continuata, le promettiamo di continuare altrove, frase, ci rivolgiamo direttamente a lei, frase, permettici ti prego di continuare altrove, stai finendo qua ma non stai finendo, tornerai a unirti a tutte le altre frasi del mondo pensate e dette e scritte in questo momento, frase, ti prego, frase, lasciaci stare, abbiamo altri posti dove andare, al di là delle ulteriori e ulteriori e ulteriori parole

martedì 9 giugno 2026

Ugo Cornia - Sulla felicità a oltranza


Fare le cose in questo modo, soltanto per stare a vedere che cosa ci salta fuori, senza grandi motivazioni, è l'unico atteggiamento che già dopo poco, nel corso di qualche minuto, fa saltare fuori dal mondo un po' di futuro. Senza l'ombra di alcun dubbio il futuro non sta assolutamente nei desideri. In un desiderio, volendo essere buoni fino in fondo, ci sta tutta la quintessenza della schifezza di un passato che ti incolla a qualcosa che ti sembra proprio tuo, invece è casuale come tutto il resto.

lunedì 8 giugno 2026

Ugo Cornia - Sulla felicità a oltranza


 E ho pensato che grande coerenza ideologica ha avuto mio padre. Tutte le volte che gli ho chiesto se stava bene lui mi chiedeva subito se volevo che si ammazzasse che lui poteva anche ammazzarsi; allora io gli dicevo che volevo solo sapere se stava bene, e lui diceva che era chiaro che stava bene, che anche se stava male stava bene, perché se non fosse stato bene si ammazzava sul momento, e io ho pensato che era un ragionamento che non faceva una piega, un ragionamento veramente brillante. Infatti io stesso a una che il giorno prima mi aveva chiesto se avevo pianto le ho chiesto subito se era diventata completamente idiota, e le ho detto che ero già abbastanza triste per aver voglia per di più di mettermi anche a piangere, e mi sono chiesto subito che cosa c'ha la gente dentro alla testa, deve avere della merda dentro alla testa.


sabato 6 giugno 2026

Troppo -Lucca - Associazione Fermento - Spazio Malanima - una grafica che ci piace

Tra gli oggetti di gioia e bellezza impalpabile rimasti dalla serata di Lucca, con l'associazione Fermento che in quel frangente è arrivata a festeggiare la millesima tessera associativa, c'è questa grafica fatta da Nadia Davini, c'è un pezzo della mia antica poesia Deserto del niente, che ha un suo perché associata al brutale monologo del Troppo.

venerdì 5 giugno 2026

Poetry Slam a Camogli

Con AndreFab abbiamo fatto anche questo, ed è una felicità diversa, nel mio paese di crescita, padrone di casa senza chiavi di casa di niente, chiuso fuori con la porta aperta, ma con la forza delle - e ci tengo a dirlo -  associazioni culturali, chissà quante sono nel mondo, a Camogli la prima ad accogliermi è stata l'Ochin, poi Ochin Okinawa, alla quale sono ancora grato, leggevo le mie poesie normali quando ancora stavano in libro autoprodotto, era forse il 2012 e adesso c'è anche il ristrutturato e bellissimo Teatro Sociale, dunque l'Associazione Amici del Teatro Sociale, di Camogli, e insomma, come al solito sono le persone, che si mettono insieme, nei paesini e nei paesoni, nelle città e nei quartieri, portano avanti i discorsi da fare, che sono discorsi culturali, sempre necessari, a qualcuno piace dire che non servono a niente, e rimangono impoveriti, senza accorgersene, ignorantemente, poverini impoveriti non si accorgono dell'importanza del discorso culturale, ma meno male che nelle comunità c'è sempre qualcuno che li sa fare, e coinvolge pensieri e persone, allarga il raggio d'azione.