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venerdì 15 gennaio 2021

Cvetaeva: essere finita

 Cvetaeva: l'unico fine che ha l'opera d'arte durante la sua realizzazione è quello di essere finita, e addirittura finita non nel suo insieme, ma in ogni singola sua parte, in ogni sua molecola. Perfino l'arte come insieme cede il passo di fronte alla realizzazione di questa molecola, e, più precisamente: ogni molecola diventa quell'insieme, e il suo fine è dappertutto, onnipresente in tutta la sua estensione, e l'arte stessa, come insieme compiuto, ha in sé il proprio fine.

giovedì 15 ottobre 2020

Marina Cvetaeva, sulla verità dei poeti

La verità dei poeti è la più invincibile, la più inafferrabile, la più indimostrabile e insieme convincente, una verità che vive in noi solo nell'istantaneo – e pesto – buio della percezione (che cosa è stato?) e che resta in noi come traccia di una luce o di una perdita (ma è veramente stato?). Una verità irresponsabile e priva di conseguenze, una verità che – Dio ci scampi! - non bisogna neanche cercare di inseguire, giacché anche per i poeti essa è senza ritorno. (La verità del poeta è un sentiero dove spesso le tracce vengono subito nascoste dal verde. Non lascerebbe tracce- e conseguenze – neanche lui, se potesse camminare dietro a se stesso). Egli non sa che dirà e spesso non sa neanche cosa dice. Non lo sa finché non lo dice e subito dopo averlo detto lo ha già dimenticato. Non è una tra le innumerevoli verità, ma uno degli aspetti di lei che si annullano a vicenda appena vengono confrontati.

Da (Il poeta e il tempo, Adelphi 1984, trad. Serena Vitale)