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martedì 14 febbraio 2017

ESPERIMENTO DI SCRITTURA DEL NIENTE

Esperimento di scrittura del niente
Niente ma anche qualcosa

Adesso faccio un esperimento e provo a non scrivere niente smuovendo il niente a ondate di niente. Riempio il niente di niente continuamente con questo esperimento che non è fatto di parole bensì di niente. Il più possibile vicino al niente. Nemmeno mi prendo la briga di metterci una descrizione del niente. Solamente mi esercito e m’impegno con questo bel gioco di niente divertente fino a un certo punto. Niente può durare a lungo. Qualsiasi esperimento prima o poi deve fermarsi a constatare qualcosa. Un esperimento sul niente poi, quanto può durare? Un lasso di tempo pari a niente è più che sufficiente per la durata di un esperimento sul niente. Considerando poi che se aggiungiamo niente in abbondanza, anche in questo caso, rimane niente, cioè: se si aggiunge qualcosa al niente abbiamo qualcosa, se al niente ci si aggiunge niente rimane niente e, banalmente, rimane niente anche se non ci si aggiunge niente.

Provo allora a rimanere indifferente al niente, senza concentrarmi sulla presenza costante e pervasiva del niente, mi accorgo che così il niente acquista rilevanza. Se non do valore al niente è come se lo lasciassi incustodito e in questo il modo il niente, sentendosi inosservato, s'espande, diventa cangiante e multiforme e acquisisce le sfumature di ciò che inavvertitamente, tipo camaleonte, gli si sovrappone. Il niente può cambiare da come lo si ricordava e quando si decide di tornare a controllare, per continuare il precedente esperimento sul niente, potrebbe capitare di non accorgersi che il niente con cui si ha nuovamente a che fare non è lo stesso niente di prima. Si continua a strutturare il niente senza sapere che non è più lo stesso niente. In questo modo il niente ci ha fregati e non sappiamo nemmeno se ci ha fregati prima o se ci ha fregati dopo.

E allora viene il dubbio che sia necessario tenere il niente sempre sott’occhio. Continuare costante l’esperimento e scrivere il niente facendo attenzione che rimanga sempre lo stesso niente. A volte uno è convinto di essersi occupato di niente continuamente e invece al niente basta un attimo per mutare e quando lo si riguarda, passati pochi secondi, il niente rischia di non essere già più lo stesso niente di prima, lo si guarda e non ci si accorge che quel niente è il nuovo niente che probabilmente sta imitando il niente di prima. 

Quindi il niente è sfuggevole e difficile da maneggiare, il problema dell’avere a che fare con il niente è che non si può ben sapere con che niente si ha a che fare. Perché ci sono niente innocui, niente piccolini da tenere per mano, ok, ma altri niente sono più subdoli, sono niente che potrebbero sembrare poco più di niente e invece sono molto più di niente. Uno dei problemi fondamentali, quindi, è riuscire a quantificare il niente o almeno a categorizzarlo. Tipi di niente. Sarebbe una grande conquista scrivere moltissimo di niente e in questo modo riuscire a scindere e stabilire tipi di niente diversi con cui relazionarsi. Approfondire il niente minuziosamente e finalmente ottenere qualcosa.

Ottenere qualcosa. Ecco il fine. Riuscire a ottenere qualcosa dal niente è il più grande risultato per un esperimento di scrittura del niente. Il problema ultimo, quello che rimane, è l’essere sicuri che il qualcosa che abbiamo in mano, come dicevamo, essere sicuri che poi, alla fine, sia soltanto niente o, peggio, nient'altro che niente.

martedì 16 febbraio 2016

Dire NO a chi dice NO

Fondamentale è dire NO.
Ancor meglio è dire NO a chi dice NO.
Se qualcuno dice NO noi si va lì e gli si dice NO.
Facciamo sentire il nostro NO a chi dice NO.
Dire NO è sano, dire NO a chi dice NO è giusto.

lunedì 8 febbraio 2016

Evitare di scrivere qualcosa riferito a qualcosa (soprattutto Gianni Morandi)

Evitare di scrivere qualcosa riferito a qualcosa è difficilissimo.

Ad esempio Gianni Morandi. Ad esempio.
Se si comincia con Gianni Morandi si rischia poi di finire con Gianni Morandi passando poi per un tortuoso percorso fatto da innumerevoli altri Gianni Morandi.
E invece qua si voleva evitare di scrivere qualcosa riferito a qualcosa, volevamo scrivere qualcosa che non c'entrasse niente con niente.
Soprattutto non con Gianni Morandi.
Ma Gianni Morandi si insinua, subdolo, diventa un tutt'uno con quel che non si voleva dire e, affermando che non lo si voleva dire, lo si dice.
E non c'è niente di peggio che non voler dire niente e cascare in Gianni Morandi.
Allora bisogna prendere Gianni Morandi e tracciarvi un perimetro intorno. E non sarà sufficiente.
Bisogna infatti prendere il perimetro di Gianni Morandi e perimetrarlo ulteriormente.
Ma anche questo, quasi per certo, non basterà.
Si spenderanno energie per circoscrivere Gianni Morandi, s'innalzeranno recinzioni, muretti, muraglie tutte attorno a Gianni Morandi e, ciononostante, passeggiando là da quelle parti, lungo questa grande muraglia, si avrà la sensazione, una lieve percezione, un sentore lontano, l'impressione quasi certa, sottile e inesorabile, che Gianni Morandi sia dietro quelle mura.
Tutta questa fatica per evitare, eppure nelle nostre passeggiate perimetrali ne descriveremo la forma, la forma di un Gianni Morandi aumentato, sovrastante, un insormontabile, ineludibile Gianni Morandi.

mercoledì 27 gennaio 2016

Ho deciso di scrivere molto di più (cose che non c'entrano niente con niente).

Ho deciso di scrivere molto di più.
E poi non dirlo a nessuno ma scriverlo qui.
Ho deciso anche di non vergognarmi.
Di non vergognarmi dello scrivere e di non vergognarmi dello scrivere dello scrivere.
Questo blog è il mio blog, ci faccio quel che voglio, anche brutta figura, se voglio, non importa, molto intimistico imbarazzante questo blog, tutte le mie svergognatezze compresa questa dello scrivere e quest'altra dello scrivere dello scrivere.
Un blog da usare, finalmente ho deciso, posso scrivere qui, consumare il blog, consumare il web, sovraccaricarlo di cose tipo questa, che non fanno altro che annunciare cose minime tipo questa, cose banalmente riassumibili in un tipico buono proposito di inizio gennaio che fa così: ho deciso di scrivere molto di più.

Oggi è il 27 gennaio, il buono proposito di inizio gennaio era un altro.
(l'obiettivo comunque è scrivere tantissimo di cose che non so o di cose che non sono successe e che soprattutto non c'entrano niente con niente)