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mercoledì 16 agosto 2017

CONCETTUALE

Adesso ti giuro
te ne faccio uno concettuale
te lo faccio talmente concettuale
che non ci capisci un cazzo
e se ci capisci qualcosa m'incazzo
e ci metto allora
se ci capisci qualcosa
ci metto allora un cazzo d'imbuto un fenicottero barbuto un riccio di mare ma in montagna abbandonato lì da  un passante distratto di passaggio una donna che si porta dietro per sbaglio pezzi di mare a pezzi a casaccio.

Talmente concettuale
te la faccio
che non è soltanto metafisica
è molto più che metafisica
ci metto wittgenstein a caso
anzi a cazzo
ci metto un alba australe e boreale ma in camera mia

Concettuale talmente concettuale
che se ti metti un attimo lì a guardarla bene
ti accorgi che nel frattempo
è diventata un cerchietto
e se insisti a cercare di capirci qualcosa diventa cerchietto con le curve a gomito che pensavi d'andare dritto ma ti schianti all'improvviso su 'sto gomito che non solo ti schianti ma tornando avanti e indietro su 'sti tornanti in salita in discesa ti viene poi il vomito per forza, un vomito a pois di quadratini

Ci metto dei rombi di tuono tondi e quadrati esagonali pazzeschi e ti dico che son strutturali
anzi, di più, non strutturali ma strutturalisti,
Li hai mai visti i quadrati esagonali pazzeschi e strutturalisti?
Ti faccio a pezzi i pezzi di passati gloriosi di cose che non hai mai visto e che io nemmeno.

Ci metto wittgenstein a caso.
Già detto?
Me ne frego, o meglio me ne fotto, ce lo rimetto
io Wittgenstein ce lo metto a caso quando voglio
che sia metafisica, che sia linguistica quantistica perbenista o perbenistica a caso me ne fotto

Ti giuro che se alla fine decidi d'averci capito qualcosa ti prendo a schiaffi negli orecchi...
Mai provati gli schiaffi negli orecchi?
Mai uscito il sangue dal timpano?

Hai mai visto un timpano impantanato dal tuo stesso sangue di te stesso preso a schiaffi perché dicevi di aver capito questo testo ch'è talmente concettuale, adesso, questo testo, che fa le scintille da solo, anche se lo lasci lì nascosto tipo mappa del tesoro senza tesoro? Eh? Mai visto?

Un testo che dici lo leggo e lo rileggo e son convinto che non serve a niente
e infatti serve a quello
soprattutto
un testo talmente concettuale
soprattutto concettuale
concettuale abbastanza da
non servire a niente
o ancor meglio
serve soltanto
a far sentir stupida la gente

Un testo concettuale pazzo
cazzo
anzi
un testo fatto di concetto pazzesco.

Scusa,
esco.

martedì 14 febbraio 2017

ESPERIMENTO DI SCRITTURA DEL NIENTE

Esperimento di scrittura del niente
Niente ma anche qualcosa

Adesso faccio un esperimento e provo a non scrivere niente smuovendo il niente a ondate di niente. Riempio il niente di niente continuamente con questo esperimento che non è fatto di parole bensì di niente. Il più possibile vicino al niente. Nemmeno mi prendo la briga di metterci una descrizione del niente. Solamente mi esercito e m’impegno con questo bel gioco di niente divertente fino a un certo punto. Niente può durare a lungo. Qualsiasi esperimento prima o poi deve fermarsi a constatare qualcosa. Un esperimento sul niente poi, quanto può durare? Un lasso di tempo pari a niente è più che sufficiente per la durata di un esperimento sul niente. Considerando poi che se aggiungiamo niente in abbondanza, anche in questo caso, rimane niente, cioè: se si aggiunge qualcosa al niente abbiamo qualcosa, se al niente ci si aggiunge niente rimane niente e, banalmente, rimane niente anche se non ci si aggiunge niente.

Provo allora a rimanere indifferente al niente, senza concentrarmi sulla presenza costante e pervasiva del niente, mi accorgo che così il niente acquista rilevanza. Se non do valore al niente è come se lo lasciassi incustodito e in questo il modo il niente, sentendosi inosservato, s'espande, diventa cangiante e multiforme e acquisisce le sfumature di ciò che inavvertitamente, tipo camaleonte, gli si sovrappone. Il niente può cambiare da come lo si ricordava e quando si decide di tornare a controllare, per continuare il precedente esperimento sul niente, potrebbe capitare di non accorgersi che il niente con cui si ha nuovamente a che fare non è lo stesso niente di prima. Si continua a strutturare il niente senza sapere che non è più lo stesso niente. In questo modo il niente ci ha fregati e non sappiamo nemmeno se ci ha fregati prima o se ci ha fregati dopo.

E allora viene il dubbio che sia necessario tenere il niente sempre sott’occhio. Continuare costante l’esperimento e scrivere il niente facendo attenzione che rimanga sempre lo stesso niente. A volte uno è convinto di essersi occupato di niente continuamente e invece al niente basta un attimo per mutare e quando lo si riguarda, passati pochi secondi, il niente rischia di non essere già più lo stesso niente di prima, lo si guarda e non ci si accorge che quel niente è il nuovo niente che probabilmente sta imitando il niente di prima. 

Quindi il niente è sfuggevole e difficile da maneggiare, il problema dell’avere a che fare con il niente è che non si può ben sapere con che niente si ha a che fare. Perché ci sono niente innocui, niente piccolini da tenere per mano, ok, ma altri niente sono più subdoli, sono niente che potrebbero sembrare poco più di niente e invece sono molto più di niente. Uno dei problemi fondamentali, quindi, è riuscire a quantificare il niente o almeno a categorizzarlo. Tipi di niente. Sarebbe una grande conquista scrivere moltissimo di niente e in questo modo riuscire a scindere e stabilire tipi di niente diversi con cui relazionarsi. Approfondire il niente minuziosamente e finalmente ottenere qualcosa.

Ottenere qualcosa. Ecco il fine. Riuscire a ottenere qualcosa dal niente è il più grande risultato per un esperimento di scrittura del niente. Il problema ultimo, quello che rimane, è l’essere sicuri che il qualcosa che abbiamo in mano, come dicevamo, essere sicuri che poi, alla fine, sia soltanto niente o, peggio, nient'altro che niente.

mercoledì 11 gennaio 2017

14 ore per capire una cosa semplice da capire

14 ore,
ci vogliono almeno 14 ore per capire una cosa semplice da capire.
Altre 14 ore per capire poi che la cosa semplice da capire si può capire ancora di più per un totale, a questo punto, di 28 ore.
Una volta capito che la cosa semplice da capire si può capire di più, dopo, quindi, 28 ore, soltanto a quel punto si comincia a capire fino a che punto la cosa semplice si può capire ancora.
Da lì in poi la comprensione si allarga e si approfondisce verso ogni direzione, la cosa semplice da capire è fatta di semplicità infinita, il senso esplode, aumenta esponenzialmente si espande dappertutto si diffonde pericolosa nella mente l'idea che la cosa semplice da capire non sia poi così semplice da capire.
Un'esplosione che risulta, ai più, gradevole.

martedì 20 settembre 2016

Scrivere un articolo con soltanto un biscotto al cioccolato.

Non parlo di calorie medie giornaliere o annue, né di grassi saturi o insaturi, parlo di scrivere un articolo con soltanto un biscotto al cioccolato. Quanto ce ne vuole, di biscotto al cioccolato, per scrivere un articolo con soltanto un biscotto al cioccolato?
Possiamo trovare così tante informazioni utili, necessarie, supreme, tutte riguardanti il biscotto al cioccolato, che adesso, in questo periodo di abbondanza, scrivere un articolo con soltanto un biscotto al cioccolato sembra sminuire le potenzialità dell'articolo, del biscotto, del cioccolato.
E anche volendo, per necessità, scrivere un articolo con soltanto un biscotto al cioccolato ma togliendo il biscotto al cioccolato, in ogni caso, scrivere un articolo con soltanto un biscotto al cioccolato ma togliendo il biscotto al cioccolato rimarrebbe comunque difficilissimo, faticosamente contorto e intrinsecamente impossibile.
Sarebbe un basso ripiego da pigri che comunque semplicemente complicherebbe le cose.
Tanto vale scrivere un articolo con soltanto un biscotto al cioccolato.
Soltanto un biscotto al cioccolato.
Al cioccolato.
Un biscotto.
E basta.

giovedì 28 aprile 2016

Scrivo un articolo sulle neuroscienze

In questi giorni ho in mente di scrivere un articolo approfondito che parla di neuroscienze e poi di inviarlo a una di quelle riviste che parlano di neuroscienze. Solo che non conosco riviste che parlano di neuroscienze. Non so niente di neuroscienze. Nell'articolo, infatti, spiegherei perché non sono esperto di neuroscienze, tutt'una lista di motivi, a cominciare da me bambino e alla maestra delle elementari che mai ci parlò di neuroscienze, e che poi dopo ho fatto la scuola nautica, spiegherei, e anche lì mai parlato di neuroscienze e nemmeno all'università, l'università aveva poco a che fare con le neuroscienze. Quindi spiegherei tutti i motivi per i quali la vita ha fatto sì ch'io mai mi avvicinassi a questa branca della scienza che sono le neuroscienze, quindi mi scuserei con loro, quelli della rivista, mi dispiace, scriverei in questa lunga lettera, non sono assolutamente esperto, non posso essere utile alla ricerca né posso collaborare ad una qualche pubblicazione che possa essere di vostro interesse, spero possiate perdonarmi.

mercoledì 27 gennaio 2016

Ho deciso di scrivere molto di più (cose che non c'entrano niente con niente).

Ho deciso di scrivere molto di più.
E poi non dirlo a nessuno ma scriverlo qui.
Ho deciso anche di non vergognarmi.
Di non vergognarmi dello scrivere e di non vergognarmi dello scrivere dello scrivere.
Questo blog è il mio blog, ci faccio quel che voglio, anche brutta figura, se voglio, non importa, molto intimistico imbarazzante questo blog, tutte le mie svergognatezze compresa questa dello scrivere e quest'altra dello scrivere dello scrivere.
Un blog da usare, finalmente ho deciso, posso scrivere qui, consumare il blog, consumare il web, sovraccaricarlo di cose tipo questa, che non fanno altro che annunciare cose minime tipo questa, cose banalmente riassumibili in un tipico buono proposito di inizio gennaio che fa così: ho deciso di scrivere molto di più.

Oggi è il 27 gennaio, il buono proposito di inizio gennaio era un altro.
(l'obiettivo comunque è scrivere tantissimo di cose che non so o di cose che non sono successe e che soprattutto non c'entrano niente con niente)

sabato 15 agosto 2015

Intervistarsi il piede

Viste le date calendaristiche e le condizioni meteo incrociate e avverse, non c'è niente di meglio da fare, a quest'ora, mi pare, che intervistarsi il piede.

Intervistarsi il piede è comodo perché non bisogna raggiungerlo da qualche parte, accordarsi per un appuntamento in una piazza pubblica con la solita scusa del caffé e un paio di domande.
No, intervistarsi il piede è molto comodo perché se ne resta, solitamente, attaccato alla fine della gamba.

Mi metto lì pronto a fare la prima domanda e lo guardo dall'alto in basso ma subito si crea una situazione di evidente disparità.
Allora mi metto sdraiato a terra con il piede appoggiato al muro in modo da invertire questa prevaricazione obbligatoria, ribaltare questo dar per scontato che il piede debba per forza essere qualcosa che sta sotto.
Però adesso è lui che guarda me dall'alto, mi sento in soggezione, è la prima volta che mi sento così osservato dal mio piede, vorrei cominciare con la prima domanda ma mi sembra che ci stia prendendo gusto, adesso, a guardarmi dall'alto in basso. La cosa mi scoccia.

Intervisterò un presidente.
Ragazza che si intervista il piede, io non ce la faccio

venerdì 31 luglio 2015

Mi piace tantissimo (Dichiarazione)

Mi piace tantissimo il post qui sotto che ho preso da facebook, c'è Diego Fontana che vuole cambiare un libro che gli hanno regalato.
Diego Fontana l'ho conosciuto tramite Schiaffo Edizioni, una collana di racconti infilati in cartoline pieghevoli bellissime e illustrate benissimo. Diego aveva scritto il racconto più bello della collana e anch'io avevo scritto il racconto più bello della collana... quindi insomma.
Ma non volevo dire questo.
Volevo dire che mi piace prendere le cose da facebook e metterle qui sul blog.
Volevo anche dire che continuerò a fare finta di essere una redazione, a fare finta di essere una casa editrice gigante, continuerò insomma a far finta di un sacco di cose, compreso di essere io.
E questa, ecco, è una vera e propria dichiarazione: continuerò anche a fare finta di essere io.

Bello interrogarsi sull'essere io.
Mesi fa mi è capitata una cosa stranissima per cui poi sono rimasto giorni senza voce (e con un grosso ematoma in gola).
Sono andato all'ospedale e quella al pronto soccorso mi ha chiesto:
- ma lei è rimasto senza voce quanto?
Io volevo risponderle "Così", per farle capire quanto ero rimasto senza voce, ma si è sentito solo il suono della "c", che era il rumore della saliva in bocca, è una "c" da caffettiera in ebollizione, una secchissima "c" da "california" senza "alifornia".
- ma lei è rimasto senza voce quanto?
- c_s...

Infatti poi mi ci hanno tenuto una settimana, in ospedale.
E da lì mi son trovato a farmi domande interessanti tipo:
Al risveglio: quale sarà la prima parola che dirò oggi? la dirò? come la dirò?

E successivamente altre domande tipo:
Sto imitando me stesso?

E invece adesso mi chiedo: perché mi è venuta questa improvvisa voglia di scrivere cose così diaristiche su questo blog? Non è che a questo blog adesso gli viene voglia di diventare blog? Con il tizio che racconta le cose che gli succedono?!? No eh...
Quello che volevamo dire all'inizio è che continueremo a mettere le cose di facebook sul blog blogspot... ok?

martedì 21 aprile 2015

Altre dieci regole per essere scrittore dadaista

1) Abbandonare il sarcasmo
2) Abbandonare il sarcasmo
3) Abbandonare il sarcasmo

Senza andare oltre, sembrerebbe che le prime tre regole di questo decalogo siano tutte riconducibili alla prima regola: abbandonare il sarcasmo.
Potremmo accettare un'eventuale critica e conseguente modifica del decalogo ai fini della cancellazione dei punti 2 e 3, potremmo, sì, a patto che il punto 1 lo si legga tre volte.
Perché il sarcasmo è pericoloso, provoca infarti e strabismo di venere.
Un mio amico ha calcolato che 100 grammi di sarcasmo equivalgono a 1 chilo di sigarette e 24 occhi storti.
Le altre sette regole del decalogo non ci interessano.
Sono solo regole.

sabato 14 marzo 2015

10 regole per essere scrittore dadaista

Perché lo scrittore possa essere scrittore dadaista ci vogliono almeno delle motivazioni che portino lo scrittore stesso a non essere dadaista.
Per essere sicuri di non essere dadaisti bisogna almeno non sapere cos'è "dadaismo".
E se esiste.
Poi,
mettere ripercussioni, togliere conseguenze, aggiungere pinzimonio.
Il pinzimonio è qualcosa di fondamentale anche al di là dell'essere umano o meno scrittore dadaista.
Ma adesso basta parlare di pinzimonio, ne abbiamo le tasche piene, di pinzimonio (o del pinzimonio?)
Ciononostante.
1)
Alcuni tra i migliori scrittori dadaisti hanno cominciato proprio dall'ABC non sapendo che era impossibile.
Al contrario, alcuni tra i migliori scrittori dadaisti hanno cominciato dalle cose possibili con le quali cominciare (quindi, non, assolutamente, l'ABC) e ha funzionato anche nel loro caso.
Si potrebbe quindi dedurre che l'importante è cominciare.
Ma non è così.
Cominciare sarebbe troppo facile e allo stesso tempo sarebbe troppo.
Inoltre.
Alcuni facinorosi sostengono che si possa essere scrittori dadaisti a qualsiasi ora del giorno ma tutti sanno benissimo che alle 17:32 (diciassette e trentadue) non si può.
Per il resto tutto bene.
Saluti a casa.

giovedì 26 febbraio 2015

Non è questo il post molto importante

Avevo insomma in mente questo nuovo post molto importante, non questo, un altro, e mi son detto bene, lo scrivo e lo pubblico subito, in modo che la linea editoriale della casa editrice gigante possa essere una linea Salda, una linea Forte, Stabile, Resistente agli agenti letterari esterni.
Quel post lì, quello molto importante, portava anche alla luce alcuni dati molto rilevanti, cose che possono far traballare interi sistemi di industria internazionale, un post talmente rivoluzionario, quel post lì, che quasi quasi viene da tremare ancor prima di averlo scritto, con tutte le valanghe di conseguenze che si verrebbero poi a creare, ammassate e inarrestabili, le conseguenze, una sopra all'altra e ancora una e ancora un'altra.
Certo però che per un post del genere bisogna preparare il terreno, non lo si può gettare in mezzo alla rete così. Bisogna prima avvisare gli uffici stampa, tutti, poi mettere in allerta qualcuno, va bene anche un passante, un architetto, l'importante è diffondere un po' d'ansia subito, prima ancora della pubblicazione del post molto importante.
Insomma, ci sono talmente tante cose da fare, prima di poter pubblicare quel post molto importante, bisogna pensare a strategie lungimiranti, piani almeno quinquennali che insomma, per ora non l'ho mica scritto quel post lì, per ora ho scritto questo ma, no, non è questo il post molto importante.

lunedì 9 febbraio 2015

Interviste molto impossibili

Siamo andati da un pezzo di legno:
perché? gli abbiamo chiesto
come mai? com'è successo?
niente.

C'erano poi dei bulloni: subito domande incalzanti:
Quando è cominciato? Quali sono le sue considerazioni?
niente.

Poi con una pietra:
Da quanti anni? Quali sono i motivi, le cause, le ripercussioni?
niente.

Tazza da colazione:
siamo sicuri che sia giusto così?
dobbiamo continuare in questa maniera?
niente.

Straccio da pavimento:
Cosa ne pensa della condizione attuale?
Quali saranno le conseguenze?
niente.

Tornati a casa soddisfatti.
Avevamo dell'ottimo materiale.
pietra

lunedì 22 dicembre 2014

Il traduttore infingardo di Casa Editrice Gigante

Pronti ad aprirci a nuovi e inesplorati mercati, spalancare le nostre inossidabili porte all'oriente e all'occidente contemporaneamente, abbiamo deciso di affittare gratis un traduttore che potesse tracciare nuove linee, scavalcare nuovi muri, conquistare nuovi continenti.
Affidandoci alle competenze inenarrabili del nostro traduttore, che un curriculum non ce l'ha, ci siamo visti consegnare dei bei plichi di romanzi bellissimi e commoventi e perfettamente tradotti in un perfetto italiano, la nostra lingua principale.
Romanzi di autori provenienti dall'Uzbekistan dal Kirghizistan dal Tagikistan e altri posti così, posti un po' troppo sconosciuti.

- Questi posti sono un po' troppo sconosciuti, non hanno mercato adesso, trovaci romanzi provenienti da altri posti, posti più accattivanti, gli abbiam detto.
- Sì, ha detto lui.

Il giorno dopo è arrivato con gli stessi romanzi del giorno prima ma questa volta erano provenienti dalle isole Hawaii, da Dubai e da una piccola comunità sul monte Sinai.

- Questi romanzi son gli stessi di ieri, gli abbiam detto, non capiamo il tuo modo di operare.
- Questi romanzi me li sono inventati, ci ha risposto.
- Non li hai tradotti? gli abbiam chiesto.
- Non so tradurre, ci ha risposto.

- Va bene, gli abbiam risposto, questi romanzi sono belli, dobbiamo solo stabilire da dove farli arrivare. Tu sei licenziato, gratis, ma continua a inventarne altri. Ok?
- Ok.
- Grazie.
- Grazie a voi.

mercoledì 19 novembre 2014

I vicini di casa di Casa Editrice Gigante

Essendo Casa Editrice Gigante una casa editrice inesistente, anche i vicini di casa di Casa Editrice Gigante sono vicini inesistenti.
Per questo i vicini di casa di Casa Editrice Gigante si possono soltanto immaginare: gli schiamazzi alle ore notturne, le lettere minatorie infilate sotto alla porta, i problemi con la grondaia, le infiltrazioni dal piano di sopra, le infiltrazioni dal piano di sotto, le riunioni condominiali, il cane, i peli del cane, la pipì del cane, la popò, tutte cose che si possono solo immaginare.
Avevamo quindi deciso di sporgere denuncia verso ignoti, ci sembrava la denuncia più appropriata da sporgere (vietato sporgersi), la denuncia perfetta in questo caso, ma l'impalpabilità di Casa Editrice Gigante è tale che non si può far poi molto, si possono stampare dei moduli compilabili, si può impugnare la penna per compilare i moduli compilabili ma poi ci si rende conto, si materializza, diciamo, l'ignoto.
L'ignoto è talmente ignoto che la denuncia verso ignoti diverrebbe una denuncia ignota.
E infatti alla fine poi non denunciamo nessuno: i vicini di casa di Casa Editrice Gigante sono degli ottimi vicini di casa.

martedì 4 novembre 2014

Abbiamo perso la lista delle cose da fare

Gentilissimi lettori/a frequentanti di questo blog:

avvisiamo che abbiamo perso la lista delle cose da fare.
Abbiamo cercato sulla scrivania, non c'è la lista, abbiamo cercato sotto la scrivania, non c'è la lista. Abbiamo mosso il mouse, non c'è la lista. Ci sarebbero ancora altri posti in cui potremmo cercare ma sarebbe più facile se trovassimo prima di tutto la lista delle cose da fare per poi immediatamente appuntarci sopra il punto importante numero uno: Non perdere la lista delle cose da fare. 
Oppure potremmo, effettivamente, inventarci sul momento una lista delle cose da NON fare e appuntarci al numero uno questo avvertimento: perdere la lista delle cose da fare. Per poi accorgerci che la lista delle cose da NON fare non avrebbe comunque valore retroattivo e rimarrebbe persa la lista delle cose da fare.
Dovremmo inoltre stare attenti a non confondere le due liste perché se prendessimo alla lettera i punti, ad esempio, della lista delle cose da NON fare scambiandola con la lista delle cose da fare, potremmo avere dei grossi problemi se, poniamo, sulla lista delle cose da NON fare ci fosse scritto: la cacca sulla tastiera. Finiremmo per far la cacca sulla tastiera per poi accorgerci subito dell'errore, dello scambio di liste.
Sarebbe altrettanto imbarazzante se, continuando sulla stessa linea, prendessimo in mano la lista delle cose da NON fare e provassimo a portare a compimento il primo punto, quello che recita: perdere la lista delle cose da fare. Sarebbe molto complicato impegnarci nel perdere qualcosa; è pressoché impossibile perdere qualcosa se la si vuole perdere. Perché le cose si perdono bene soltanto quando non le si vuole perdere. Dà molta soddisfazione invece perdere apposta le cose per poi ritrovarle, tipo i soldi, abbandonare sbadatamente cinque euro per terra e far finta di ritrovarli, trovare i soldi fa molto piacere, bisogna avere una buona immaginazione per riuscire a convincersi che non siano i propri soldi. E godere del ritrovamento.

Al di là di questo, la redazione di Casa Editrice Gigante al momento è operativa, sì, ma a terra, a cercare la lista delle cose da fare o, perlomeno, a cercare di trovare banconote sparse, dimenticate da qualcuno e forse dalla redazione stessa. Povera redazione.

Distinti saluti,
la Redazione

giovedì 16 ottobre 2014

Lettera alla redazione scritta dalla redazione (che non esiste)

Pubblichiamo qui di seguito una lettera ricevuta dalla redazione e inviata dalla redazione alla redazione stessa.
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Gentilissima redazione tutta,

è bello lavorare per voi e, contemporaneamente, essere voi. Non ci sono dubbi. Dobbiamo però lamentarci di alcuni disservizi causati, a parer nostro, e con  nostro intendiamo "di noi", dalla sempre più invadente presenza di post dedicati alle poesie normali di Filippo Balestra.

All'inizio di questa importante avventura editoriale, gli intenti del blog della casa editrice gigante erano quelli di sondare l'italico territorio ai fini di segnalare le più interessanti attività in quel vasto campo nebulosamente definito piccola editoria o editoria indipendente, autoproduzioni o riviste letterarie underground.
Invece ultimamente non si fa altro che parlare di poesie non interessanti.

Con questa lettera scritta dalla redazione chiediamo alla redazione, da parte della redazione stessa, di tornare alle direttive editoriali inizialmente stabilite, e di tornare quindi a parlare di cose che non siano necessariamente legate a Filippo Balestra e che non ruotino intorno a Filippo Balestra etcetc.

Saluti distinti
La redazione
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Sembra quindi che, nascoste dietro a velatissime minacce, alcune forze esterne e interne, stiano intimando un cambio di direzione alle scelte redazionali della casa editrice gigante, importante realtà della blogsfera. Questa è l'ennesima prova di quanto in questo paese la libertà d'impresa non sia mai veramente libera e che ingerenze politiche modifichino il naturale corso evolutivo di alcune iniziative che vorrebbero mantenersi svincolate da ogni tipo di influenza. Dicendo che vorremmo accontentare coloro che richiedono i soliti contenuti di questo sito, ci proveremo, torneremo a segnalare, sempre sul pezzo, richiestissimi, torneremo a darci da fare e a farci dare da fare.
Ciononostante non possiamo garantire, per correttezza, che riusciremo a tenere Filippo Balestra lontano da questo blog.

domenica 8 giugno 2014

Intervista a un intervistatore

Eccoci qui di nuovo sul campo, di nuovo a raccogliere testimonianze, anche le più scomode, seduti male su sedie non imbottite; eccoci ancora qui a proporre un'altra intervista di quelle sconcertanti di quelle che poi dopo dici "eau" (acqua, in francese).

INTERVISTA A UN INTERVISTATORE

INTERVISTATORE: allora? com'è il mestiere dell'intervistatore?
INTERVISTATORE: ah, me lo dica lei.
INTERVISTATORE: in che senso? c'è qualcosa che ci vuole nascondere?
INTERVISTATORE: in che senso?
INTERVISTATORE: in che senso "in che senso?"
INTERVISTATORE: in che senso "in che senso in che senso?"
INTERVISTATORE: "in che senso in che senso" nel senso che le sto facendo una domanda e lei sembra non voler rispondere.
INTERVISTATORE: ma lei mi fa una domanda che potrebbe farsi anche da solo.
INTERVISTATORE: in che senso?

sabato 22 marzo 2014

Sedia della morte

La casa editrice gigante era contenta ma stanca e ha deciso di sedersi momentaneamente, poi ha deciso di alzarsi, poi ha deciso di sedersi di nuovo, poi ha guardato l'ora, era tardi, ha deciso di sedersi ancora un po' per aspettare che fosse veramente, definitivamente troppo tardi. Quindi più tardi ancora. Poi era presto, si è alzata, poi si è riseduta, poi non si sa più nemmeno più
Poi alla fine si rialza

giovedì 6 marzo 2014

Buridda + Cenobio dei Dogi = ?

Praticamente volevo dire che io sono Filippo Balestra e questo blog lo gestisce una redazione immensa e tentacolare fatta soprattutto di persone.
E quindi, per chi magari non se ne fosse accorto, questo blog è in realtà un blog personale di tipo diaristico ma affetto da personalità multipla e strutturata in più livelli complessi e imprevedibili tra i quali c'è soprattutto Filippo Balestra che adesso non sono io perché nel frattempo ho cambiato la personalità multipla di cui sopra.
Nel frattempo invece adesso no.

In pratica volevo mettere delle immagini in questo post ma sono preoccupato perché non so se ho delle immagini adatte e allora scrivo tantissimo, più del necessario, però quell'introduzione lì sopra potrebbe servire e magari così la gente non mi manda più i curriculum per collaborare con la casa editrice gigante perché succede questa cosa e io da una parte divento tutto orgoglioso che dico vedi? pensano che sia una casa editrice per davvero.
INVECE NO
(che poi tra l'altro mi fanno sentire in imbarazzo perché sono curriculum meglio sottopagati del mio che non ce l'ho per bene, un curriculum, ma prima o poi ah,)
allora rispondo cortesemente e con una bella mail spiego che non siamo veramente una casa editrice e che ringraziamo e che siamo cortesemente onorati e anche poi parlo un po' di alcuni miei problemi tipo un'afta che adesso ho lì nel dietro del labbro e non l'avevo mai avuta e altre cose e invio la mail soddisfatto.
Poi invece loro non rispondono neanche perché probabilmente hanno un programma che gli fa inviare le mail a casaccio a tutte le cose e i siti con scritta la parola Casa, o la parola Editrice, o la parola Gigante. E infatti poi capisco e imparo che è così che si mandano i curriculum, mica vai a capire chi stai a contattà.

Al di là di tutto questo, ve lo giuro, volevo soltanto dire che questo fine settimana succede:

Venerdì 7 Marzo: lettura di poesie normali al Buridda (è alle 21, costa 5 euros)

Sabato 8 Marzo: c'è il MINIMO VOL.7, ch'è uno spettacolo bellissimo organizzato da quelli del Buridda e sono emozionato perché verrà pure il mio amico mitico Sergio Garau from Torino from Sardegna a fare la sua performance poetica che dovreste un pochino controllare in giro su google.
Ok, c'è un sacco di gente che fa un sacco di cose, lì al MINIMO, adesso non posso stare qui a dire uno per uno che sono bravi eh.

Domenica 9 Marzo ore 17.00: c'è la lettura delle mie poesie normali al Cenobio dei Dogi**** che è a Camogli ed è l'albergo dove, tra l'altro, ho lavorato veramente per un periodo della mia vita. Questa serata è organizzata dall'Associazione Culturale Ochin e sono molto contento per questo e li ringrazio da qui ma anche da là, poi, dopo.

Adesso metto i grassetti (bold) e ho deciso di mettere la locandina del MINIMO ch'è bella e omnicomprensiva.

Adesso invece non sono più io.
Ciao.