Non se l'aspettava nemmeno il diario stesso di essere riaperto in un giorno di luglio quando tra l'altro luglio era ben lontano, in un giorno di giugno quando pure giugno non c'entrava niente, se non per la g di gennaio e tutto va e tutto torna e questa caparbietà questo coraggio di buttarsi in pasto al nulla, ma comunque in pasto, questa sfrenatezza innata e benaccolta, che diventa nel frattempo tra l'altro febbraio, luglio.
Eravamo qui appunto per avvisare il mondo che ci stavamo nascondendo molto bene, vieni a vedere come mi sono nascosto bene, è qui che sono, vedi? qui nascosto, dicevamo, e il mondo andava avanti piuttosto indifferente ascoltandosi un rumore proveniente ma come scomparso come forse sotto le ascelle forse o chissà da dove questo rumore di pensiero di qualcuno.
Quindi ci siamo rivolti al naufragio: dicevamo vieni qui, naufragio, vieni pure qui che sembri interessante, e il naufragio si è unito poi a noi ma nel frattempo ci eravamo girati dall'altra parte come per sbandierare la nostra (inaffidabile, incoerente) incostanza.
Il prossimo elemento avrà a che fare la coda dell'occhio. La questione di vedere tutto ma soltanto con la coda dell'occhio.
venerdì 5 febbraio 2021
Diario autosorpreso inaspettato non celebrativo 1
domenica 11 ottobre 2020
Usare il blog come fosse diario praticamente vero ma non proprio diario #108
Vengo qui come quasi blasfemo, come quasi a mani nude, come quasi direi semmai senza mani, in equilibrio vengo qui e mi invento:
meno male che c'è stata una sveglia e allora avevo il cuscino sulla testa e mi sembrava di essere come sotto a delle macerie di un mondo che non mi apparteneva, poi mi sono detto che invece mi apparteneva perché erano le macerie del mondo del sonno, e se appartengo a un qualche territorio, a qualche mondo, io sento di appartenere al mondo del sonno, è da lì che vengo, e sotto quelle materie ci sto comodo, come fossero macerie morbide sulle quali sdraiarsi con piacere.
Parlavo poi di inappartenza con Ilaria, inappartenenza come senso di estenuata rappresentazione del sé, che finalmente, le dicevo, grazie all'inappartenenza mi sento parte di qualcosa, e lei mi ha risposto immanenza, che si sente parte di qualcosa grazie all'immanenza, e l'ho invidiata.
Poi pensavo oggi al dimenticarsi, al non dimenticarsi, cercare di non dimenticarsi, dimenticarsi di te di me di sé.
martedì 14 luglio 2020
Usare il blog come fosse diario praticamente vero #106
Poi invece per questo blog pensavo a: la dedizione che diventa accanimento ma anche la costanza che diventa testardaggine ma anche la regolarità che diventa prevedibilità.
Ecco, basta poco per mettere in mostra il lato sbagliato della bellezza. In effetti da qualche parte abbiamo anche letto che la bellezza è un affronto e che chi è fortunato si deve vergognare.
Oggi sono andato a cercare qualche pezzo di Deleuze, in La logica del senso, qualche pezzo che non riuscivo a capire, in modo da farmi ispirare per venire qui a sfogare e mettere per iscritto i miei limiti. Però non ho trovato niente di inspiegabile in Deleuze, mi sembrava chiaro preciso perfetto pulito come non era mai stato. Mi sono preoccupato.
Poi un mio amico mi ha spiegato che è scomparsa una stella molto grande, una stella molto grande che senza dire niente è scomparsa. Mi sono preoccupato anche lì però se sento in questo caso di non avere responsabilità eccessive.
Non so questo blog oggi com'è, mi si stanno rigirando le forze che vogliono trasformarsi in altre forze e direi che non c'è niente di male. Torno a leggere Deleuze sperando di non capire niente.
lunedì 13 luglio 2020
Usare il blog come fosse diario praticamente vero #105
Questo è un altro fulcro, una delle migliaia di idee base che ruotano intorno allo scrivere per vedere cosa si scriverebbe.
E, come trattato dell'abbandono delle responsabilità e ridimensionamento dell'alta considerazione nei confronti dell'arbitrio, trovo che possa essere intelligente e funzionale predisporsi a scegliere ciò che capita, ciò che troviamo lì vicino, nel primo giro del proprio intorno, invece che andare a cercare ciò che si vuole scegliere, o scegliere ciò che si sa già come va.
Allontanarsi da sé ma godere del proprio intorno, approfittare dell'estemporaneo per rigirarlo a proprio favore.
Come l'indossare vestiti che non rappresentano il proprio gusto estetico, parole scoperte per caso sotto un lavandino, usarle nella conversazione che il contesto ci porterà a fare.
E anche questa volta non so cosa volevo andare a dire mentre lo dicevo, ma lo sappiamo, come dice quello, sappiamo qual è la ragione del viaggio: la ragione del viaggio è scrivere per vedere cosa si scriverebbe.
sabato 11 luglio 2020
Usare il blog come fosse diario praticamente vero #104
Ieri pensavo che ogni istante che passa mi sembra una vita fa. Ogni ieri come fosse una vita fa. Lo ieri come una vita fa ma di un altro. Una vita composta di vita composta di vita che se ne va.
Mi sono guardato una conferenza di Ernesto Franco, dormivo e sono passate due ore e trenta a parlare della scrittura del saggio, come si fa il saggio, come si scrive il saggio, il saggio è arte? una certa ricerca estetica e stile di scrittura deve per forza allontanare dalla funzionalità del messaggio da portare? Poi è passato Adorno ed è passato Benjamin e si sentiva bene la conferenza e mi pare che a un certo punto dietro al muro dietro alla cattedra sia passata anche la sirena di un'ambulanza nel tempo di quella registrazione e chissà dov'è andata l'ambulanza e chissà dove sono andate ad esempio anche le parole
venerdì 10 luglio 2020
Usare il blog come fosse diario praticamente vero #103
Darsi delle priorità ad esempio procurarsi il senso dello sfinimento dato dall'esercizio della propria libertà.
Libertà ad esempio la si esercita anche chiudendo magari gli occhi per un attimo. Se c'è una buona consapevolezza, quella chiusura di occhi, quel battito di palpebre, quel movimento impercettibile da niente può essere esercizio della libertà.
Io esercito lo sfinimento stando rilassato stanco. Mi procuro un dolore pensandoci.
Trasformare gli oggetti, ad esempio, bisogna. Pensavo alle lenzuola e al fatto che spesso li scambio per paracadute. Per fortuna volo molto ma senza aereo.
mercoledì 8 luglio 2020
Usare il blog come fosse diario praticamente vero #102
E allora poi praticamente mi ha chiesto cose ne penso e io ho risposto che non lo so.
Poi sono stato a pensare un po' e mi sono accorto in quel momento che proprio non lo so, cosa ne penso, per andare ancora oltre e accorgermi che non so cosa penso.
Spesso, non so cosa penso.
Non so cosa penso, me ne accorgo dopo e mi sorprendo, è come se penzolassi dalle mie stesse labbra quando dico quello che penso. Poi, tra l'altro: quando penso non sto attento.
Sicuramente è la sindrome di qualcosa che non so cosa. Sindrome di qualcuno sul senso del pensiero.
Parlavamo dell'inutile e dicevamo che non serviva a niente e ci abbiamo pensato ancora un po' e ci siamo messi a riparlare dell'inutile e lo abbiamo trovato molto importante.
Parlavamo dell'inutile ed era molto importante
martedì 7 luglio 2020
Usare il blog come fosse diario praticamente vero #101
Come dentro a un grande contrattempo. Il tempo c'è, perché c'è ed è lì davanti che scorre
il tempoo esplode o si gonfia e si allarga ma insomma, il tempo, con gli orologi, si vede che c'è. C'è il tempo ma rimane come oscurato da un grande contrattempo che tende a non farsi riconoscere e si confonde con il tempo.
Svegliarsi in un contrattempo e farci anche la colazione dentro o lavarsi i piedi delle mani, volendo, o le mani dei piedi, esagero, o le unghie delle unghie delle mani dei piedi della mani, addirittura.
Vivere dentro un grande contrattempo o sentirsi parte di un ingombro, ma anche, vivere in un lungo inciampoErano queste le cose che pensavo oggi nella culla della mia autoindulgenza preferita.
lunedì 6 luglio 2020
Usare il blog come fosse diario praticamente vero #100
Oggi quel che veramente ho pensato è che vado, spesso vado, volendo, ma spesso resto, e allora mi dico ok andare ovunque, è giusta la curiosità per esplorare ovunque, ma anche restare ovunque: si può restare ovunque?
Per fortuna questo esperimento è anche esperimento di una scrittura che non prevede né domande né risposte ma solo elaborazioni dati e anche poi soprattutto il famoso scrivere per vedere cosa scriverei, scrivere per leggere le conseguenze di ciò che non si sapeva, non si sa e non si saprà.
domenica 5 luglio 2020
Usare il blog come fosse diario praticamente vero #99
E infatti poi all'improvviso, non era previsto, mi sono messo a leggere un romanzo che più che altro, ero convinto, ero convinto avesse a che fare con il tutt'altro, ero convinto, ero convinto che non c'entrasse niente e mi ci sono buttato con il fare di chi è soltanto curioso e vuole soltanto sentire il rumore o l'odore iniziale di questo romanzo, di Satantango, di László Krasznahorkai. Satantango, di László Krasznahorkai ce l'ho a casa perché Alfonso se l'è fatto arrivare via libreria qui di Genova, la Falso Demetrio, e così mi sono trovato il romanzo a casa ma senza l'idea di leggerlo fino a quando a un certo punto ho deciso che mi pareva invece il caso, per questioni che non sto a dire, e mi sono imbattuto in questi passaggi in cui mi dicevo vedi che ho fatto bene?
"e d'improvviso su un unico ramoscello d'acacia vide passare la primavera, l'estate, l'autunno e l'inverno, e gli sembrò di percepire la totalità del tempo come un inganno farsesco nella sfera immobile dell'eternità, che attraversa la discontinuità del caos creando la satanica finzione di un percorso rettilineo, spacciando tramite una falsa prospettiva l'assurdo per necessità"
sabato 4 luglio 2020
Usare il blog come fosse diario praticamente vero #98
Tutto qui: una dismisura impalpabile e volatile e prevalentemente insufficiente. Una dismisura che perde ed è penzolante. Una dismisura in altalena e mi concentro sulla dismisura fino a confondere lo sguardo non capisco nemmeno più se oscilla lei, la dismisura, o se oscilla tutto il paesaggio intorno: il paesaggio intorno avanti e indietro e con questa dismisura, sempre lei fissa, contrariamente a quanto appena detto, una dismisura che diventa caposaldo e il paesaggio intorno è sballottato sconvolto.
venerdì 3 luglio 2020
Usare il blog come fosse diario praticamente vero #97
Ieri pensavo che mi sa che ho perso la password di qualcosa ma non ricordo cosa ed è proprio una vita intera che mi sa che ho perso la password di qualcosa ma non ricordo cosa e mi dico che però poi alla fine accedo a quel che devo accedere, non viene mai fuori quale sia poi questa password dimenticata che dovrà pur servire a qualcosa ma in effetti accedo a quel che devo accedere, accedo al frigo e ai mobili in cucina, accedo al bagno e in generale accedo allo spazio, accedo all'alto se mi alzo e al basso se mi abbasso, eppure ancora sento da qualche parte, per ogni passo che faccio sento che ho perso la password,
mercoledì 1 luglio 2020
Usare il blog come fosse diario praticamente vero #96
Avrei dovuto svegliarmi presto ad esempio per correre qui a vedere cosa avrei avuto da dire.
Oggi non sono qui per riparare i danni di un giorno diaristicamente mancato, anche se rovina il progetto nell'epica e nell'etica, ma sono qui per riflettere sul fatto che mi sa che ho perso la metafisica. Lamentavo la stessa perdita anche l'estate scorsa, quando ero molto impegnato con cose da fare in cambio di stipendio semifisso.
Mi sa che ho perso la metafisica e di conseguenza la potenza dell'astrazione scende a piani bassi. Ho paura di tornare a parlare di me e di com'è successo che ho smesso di mangiarmi le unghie, vorrei invece parlare delle unghie universali del mondo di ciò che cresce nel segreto di ogni momento, di ciò che sconvolge in silenzio, parlare del fatto che tutto quello che doveva succedere adesso sta in effetti succedendo.
lunedì 29 giugno 2020
Usare il blog come fosse diario praticamente vero #95
Anche quella vecchia era brutta, mi sa, ma questa brutta piega qua, a differenza di quella di prima, la vecchia brutta piega, questa brutta piega qua è nuova.
Non so dove mi voglia portare questa nuova brutta piega e in effetti non sapevo nemmeno dove mi volesse portar la vecchia brutta piega di prima, quindi va bene così. Non so inoltre da quanto tempo avessi preso la vecchia brutta piega; non ho fatto a tempo ad affezionarmi alla vecchia brutta piega che mi ritrovo oggi con una nuova brutta piega e mi sento pronto ad andare avanti con questa nuova brutta piega. Stavo pensando poi a quando è stata l'ultima volta che ho preso una bella piega, vado indietro negli anni, nella memoria, cerco tra i calendari e i diari il giorno in cui mi sono appuntato il momento in cui mi sono accorto di aver preso una bella piega, non me lo ricordo, forse non c'è, forse la piega è proprio solo brutta, un po' per antonomasia, un po' perché è bello dire antonomasia, chissà.
Poi è bello anche ogni tanto dire chissà.
domenica 28 giugno 2020
Usare il blog come fosse diario praticamente vero #94
Ci sono problemi di palazzi che crollano, problemi di aerei che annegano e automobili che traballano, problemi di stanchezza diarrea dissenteria cupigidià.
E il problema che non sai cosa scrivere subito lo vedi che va giù nella classifica della gravità dei problemi comuni mondiali della storia dell'umanità. L'umanità, c'è da dire, è che qualcosa che si fa da sola, normalmente l'umanità si fa da sola e viene fuori spontanea, l'umanità, mentre la storia dell'umanità, per essere storia, per essere storiografata, dev'essere scritta, e allora vediamo lievemente salire, nella classifica della gravità dei problemi comuni mondiali della storia dell'umanità, vediamo lievemente salire il problema del non saper cosa scrivere.
Pensavo alla storia dell'umanità ma solo per sbaglio, pensavo al fatto che a volte mi sento il resto dell'umanità di me stesso, e anche questo, giustamente, preferisco non sapere cosa voglia dire.
sabato 27 giugno 2020
Usare il blog come fosse diario praticamente vero #93
Vengo qui per portare il discorso delle arti, che è un discorso degli altri concentrato sul singolo esso stesso solo.
Poi me ne vado.
Pensavo.
Le arti e gli altri e l'immedesimazione come pratica estrema di emancipazione.
Pensare ai tutti all'interno di sé e ai tutti all'esterno. Moltiplicarsi infiniti anche per avvicinarsi all'idea di impossibile, faticosissimo, adesso non ce la faccio.
venerdì 26 giugno 2020
Usare il blog come fosse diario praticamente vero #92
Mi stavo in effetti proprio ieri chiedendo quanti sono gli altrove, mi dicevo chissà.
Mi sento qui come se stessi andando altrove, dicevo, e con qui intendo il qui del blog. Un opera d'arte fatta della voglia che ha uno di portare avanti l'opera d'arte, guardate lo sforzo dell'opera d'arte che voglia che ne ha avuto l'autore di fare parte della propria opera d'arte.
Ma io mi dissocio! dicevo anche, e questo dissociarsi non è solo questione di essere d'accordo o meno, di appoggiare o meno una questione, il mio "Io mi dissocio" è la constatazione di un processo in corso: mi guardo camminare e mi dissocio, mi guardo le mani e mi dissocio, eccomi che mi vedo in piedi di riflesso su qualche vetro di sbieco lì sempre che mi dissocio.
Lo smembramento è in corso inesorabile, la parte per il tutto e il tutto da qualche parte, chissà dov'è l'altrove, dicevo, chissà dov'è il tutto
giovedì 25 giugno 2020
Usare il blog come fosse diario praticamente vero #91
Ma frastagliato a dire il vero non descrive niente della mia giornata, solo è la parola che oggi mi è arrivata dall'alto e sta sagomando i miei pensieri frastagliati.
Mi sento costiero di una costa frastagliata, frastagliato scogliero molto salino mi sento e multisfaccettato.
Oggi andrò a fare l'attore su un palcoscenico e sto quindi cominciando adesso a recitare, faccio finta di tutto faccio finta di niente faccio finta di recitare e vivere contemporaneamente.
Poi
Pensavo all'idea di infinito, bisogna sempre tenere a mente l'infinito, bisogna dedicarsi all'infinito e si scopre così poi in fondo che dedicarsi all'infinito è dedicare.
mercoledì 24 giugno 2020
Usare il blog come fosse diario praticamente vero #90
L'idea del diario era basata su una grande battaglia contro l'attualità, l'attualità è quel corridoio stretto e corto dove stare a dire le cose da dire che bisogna dire con le parole da usare per dire quelle cose.
C'è una serie di parole che sono lì pronte da usare per non dover stare a pensare alle parole da usare; io - con ritmi frastagliati sovrapposti- mentre parlo mi trovo anche a pensare se mi piacciono le parole che sto per dire e che nel frattempo ho già detto: mi seguo mentre mi precedo.
Procedo sprocedato, ecco, 'sprocedato', visto che non so se si può dire, mi piace dirlo.
E poi mi piace svegliarmi al mattino presto e dire buonanotte, ma anche questo adesso è fare altro, parlare d'altro, costantemente.
Buonanotte
martedì 23 giugno 2020
Usare il blog come fosse diario praticamente vero #89
Lo sconcerto della verità, giustamente la verità è sconcertante, incredibile, non ci si può fare niente e anzi, mi viene da pensare che la verità non sarebbe verità se fosse facile crederci.
Come è vero tutto quello che scrivo - o perlomeno è vero che lo scrivo- e mi sembra incredibile tutto: mi sembra incredibile che stiamo sospesi ai piani alti dei palazzi, o in movimento rapidi dentro gli abitacoli delle automobili o astronauti senza problemi su per le scale mi viene da pensare e mi stupisco e poi mi dico Tranquillo, è normale.
Oggi nel momento importante del prerisveglio ho pensato all'idea di fermoimmagine dell'immaginario, che è poi è una specie di voglia di una fotografia della fantasia, non so cosa possa significare, è comunque questione di prerisveglio, il prerisveglio è uno dei miei posti preferiti dove trovo le idee migliori per i progetti inutili. Amo il mio prerisveglio, venite, vi ci invito