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martedì 2 giugno 2020

Usare il blog come fosse diario praticamente vero #74

I propri vicoli interiori, ognuno con i suoi.
L'esperimento della disciplina da tutte le parti, rincorrere un obiettivo che si sposta a seconda della direzione verso cui si corre, che è poi l'idea di utopia che è poi vero che l'utopia migliore comporta forse mi sa l'attenersi a una qualche disciplina
Anche l'idea di una via di fuga sta diventando eccessiva. Più che una via di fuga o piano di evacuazione ci vorrebbe un percorso una strada una direzione.
Ho finito di leggere Gelo, di Bernhard, sono contento, mi stava appesantendo come una roccia che non ti cade mai addosso ma che minaccia lì sopra. Incombe.
Mi viene in mente che ciò che incombe omette la morte, non so se ne sono sicuro.
Sno qui per decretare una fine ma non ne vedo una, il diario va di pari passo con la vita, vorrei decretare per ora la fine del diario ma è come se mi fossi affezionato.
Ieri mi sono messo ad assaggiare gli invisibili di Nanni Balestrini, e le prose brevi di Beckett, poi un saggio di Rolf Dobelli, sull'eccesso di notizie. Non so cosa continuerò a leggere ma la devo smettere con le vie di fuga e magari scrivere dell'altro

giovedì 21 novembre 2019

Maestri di parole, semiconferenza sull'assenza


DOMANI ALLA STANZA DELLA POESIA ORE 1745

Sono stato invitato e sono contentissimo di partecipare a questo esperimento di conferenza.
Nel senso che ultimamente mi piace fare le conferenze e vorrei mettermi lì con microfono e bottiglietta d'acqua seduto a guardare le cose che starò per dire e vederle nascere e morire come fossero tramonti e albe ovviamente contemporaneamente. Ché, come dicevamo l'altro giorno, ci interessa, sì, la poesia contemporanea, ma ci interessa anche la poesia contemporaneamente, la poesia mentre che tutto si muove e sbatte e si dimena e la poesia anche lei si muove sbatte e si dimena.
Domani, grazie all'invitazione ricevuta da Editrice ZONA / ZONA Contemporanea + Genova - voci, dentro la cara e a volte ottuagenaria Stanza della Poesia, parlerò della parola ASSENZA nell'ambito di questa rassegna di incontri che si chiama Maestri di parole, e c'è questa parola spaventevole, Maestri, e io ho da poco finito di leggerne uno del buon misantropo Bernhard, Antichi Maestri, che per tutto il libro sembra avere come riferimento solo i Maestri -antichi- e detestare il resto dell'umanità ma poi quasi alla fine si disvela e dice "nonostante tutti gli spiriti magni e gli Antichi Maestri che ci siamo scelti come compagni di strada, essi non potranno mai sostituire un essere umano [...] alla fine sono soprattutto questi cosiddetti spiriti magni e questi Antichi Maestri che ci abbandonano, e ci accorgiamo che gli spiriti magni e gli Antichi Maestri si fanno addirittura beffe di noi nella maniera più infame".
Spero domani di non essere né maestro né infame, di raccontare la mia parola chiave, Assenza, in maniera intelligente ma non troppo colta, né tantomeno calcolata, speriamo, vi ci invito, venite, siete invitati

venerdì 1 febbraio 2019

Thomas Bernhard - Camminare (cosiddetto cosiddetto)

Poiché Karrer, in generale, dice Oehler, ha definito tutto sempre e solo come un Cosiddetto, non c'è nulla che non abbia definito un solo Cosiddetto, e la sua competenza, in questo, è arrivata a un incredibile rigore. Lui, Karrer, non aveva mai detto, dice Oehler - anche se poi in realtà l'ha detto molto spesso, e forse anche in parecchi casi di continuo, con quelle parole che di continuo si dicono e con quei concetti che di continuo si usano -, che si trattava di scienza, ma solo di cosiddetta scienza, non aveva mai detto che si trattava di arte, ma solo di cosiddetta arte, non di tecnica, ma solo di cosiddetta tecnica, non di malattia, ma solo di cosiddetta malattia, non di sapere, ma solo di cosiddetto sapere, e dato che ha sempre definito tutto sempre e solo come Cosiddetto, è riuscito a conseguire incredibili capacità e competenze e un'attendibilità senza uguali. Quando abbiamo a che fare con le persone, abbiamo a che fare solo con cosiddette persone, come quando abbiamo a che fare con i fatti, abbiamo a che fare solo con cosiddetti fatti, così come anche l'intera materia, poiché, come sappiamo, tutto deriva dalla mente umana e da nient'altro, se comprendiamo il concetto di sapere e lo accettiamo come concetto da noi compreso. A questo pensiamo di continuo e su questo fondamento e su nient'altro ininterrottamente fondiamo tutto. Che le cose e le cose in sé siano solo cosiddette, per essere precisi, così Karrer, cosiddette cosiddette, dice Oehler, si capisce da sé.