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mercoledì 26 ottobre 2016
lunedì 19 ottobre 2015
Sognando Maria Callas @Libreria Falso Demetrio (GE)
Ciao,
sono Filippo Balestra,
volevo dirvi che si terrà una presentazione di Sognando Maria Callas, il romanzo di Alessandro Ansuini edito da Meridiano Zero... qui sotto, da qualche parte in questo blog, ne avevo un po' parlato ma in realtà non sono mai riuscito a parlarne bene perché nel blog non scrivo recensioni e non ho più un buon sito di riferimento ove pubblicare le recensioni e pensare che per questo libro mi era venuto pure in mente un grafico con gli assi x, y, e z da disegnare per benino e strutture narrative da mettere lì in mezzo allo spazio e al tempo... quindi forse insomma alla presentazione ci sarò anch'io e forse disegno un grafico, la libraia Ilaria non l'ho ancora avvisata, io però forse disegno a un certo punto un grafico con piani inclinati e rette che intersecano e curve che tangono... ma questa cosa non ci interessa...
Ci interessa invece sapere che il giorno 22 ottobre viene Alessandro Ansuini qui a Genova e facciamo questa presentazione in cui Alessandro parla e io parlo e se poi quelli del pubblico parlano vorrà dire che ci sarà da parlare per tutti. Questo era quello che volevo dire... ciao ancora.. pippo
sabato 2 maggio 2015
Kinodromo / Dreaming Callas Maria – A night of cinematic literature
Kinodromo inizia il mese di maggio con una serata dedicata alla letteratura cinematografica, ai grandi eventi, alla ricerca e alla sperimentazione in collaborazione con Caucaso
In occasione della pubblicazione di "Sognando Maria Callas", romanzo di Alessandro F. Ansuini, Caucaso presenta una selezione di film internazionali sul tema dell’invasione del grande evento.
Finale a sorpresa con un introvabile film italiano del ’68 sonorizzato dal vivo da Zende Music.
19.30 | PopCorn_Hour - Dj set Segreto by Leo Pardi. Introduzione a cura di Davide Turrini
21.00 | Inizio proiezioni:
- THE CONTRACT di Mike Welles – 6′ sub ita
- FIGHTING THE DRAGON di Falko Seidel – 9′
- WIR LIEBEN OLYMPIA di Caucaso – 8′
- DREAMING CALLAS MARIA – Reading performativo, 20′
- ZENDE MUSIC PRESENTA: PAROLA D’ORDINE IMBROGLIARE di Sergio Abbaticola e Franco Magliari – ITALIA 1968, 20′
Info programma: QUI
In occasione della pubblicazione di "Sognando Maria Callas", romanzo di Alessandro F. Ansuini, Caucaso presenta una selezione di film internazionali sul tema dell’invasione del grande evento.
Finale a sorpresa con un introvabile film italiano del ’68 sonorizzato dal vivo da Zende Music.
19.30 | PopCorn_Hour - Dj set Segreto by Leo Pardi. Introduzione a cura di Davide Turrini
21.00 | Inizio proiezioni:
- THE CONTRACT di Mike Welles – 6′ sub ita
- FIGHTING THE DRAGON di Falko Seidel – 9′
- WIR LIEBEN OLYMPIA di Caucaso – 8′
- DREAMING CALLAS MARIA – Reading performativo, 20′
- ZENDE MUSIC PRESENTA: PAROLA D’ORDINE IMBROGLIARE di Sergio Abbaticola e Franco Magliari – ITALIA 1968, 20′
Info programma: QUI
giovedì 26 marzo 2015
giovedì 12 marzo 2015
Alessandro Ansuini - Sognando Maria Callas
Alessandro Ansuini è mio amico.
Ci siamo un bel po' frequentati a Bologna.
Questo è il suo romanzo, "Sognando Maria Callas", è appena uscito per Meridiano Zero.
Ci siamo un bel po' frequentati a Bologna.
Questo è il suo romanzo, "Sognando Maria Callas", è appena uscito per Meridiano Zero.
Non l'ho ancora letto, questa è solo una segnalazione.
"Bologna. Giorni d'oggi. Enea appartiene a un gruppo di giovani che, attraverso la loro casa di produzione indipendente, progetta di realizzare un lungometraggio in bianco e nero assieme a una vecchia icona pop caduta nel dimenticatoio. Nel succedersi di riunioni con sedicenti mecenati, feste e serate surreali, il protagonista attraversa la città in una deriva urbana che si snoda tanto nei 26 capitoli che compongono il romanzo quanto nelle 77 note a cui varie frasi ed espressioni rimandano, fino al sorprendente disvelamento finale, dove nell'ultima pagina scopriamo una prospettiva che ci vede costretti a rivalutare da capo, con stupore e incredulità, l'intera vicenda narrata."
lunedì 20 febbraio 2012
Due posti:
Abbiamo messo nella barretta lì a fianco altri due blogghe:
Quello di Alessandro Ansuini
Quello di Simone Rossi
Quello di Alessandro Ansuini
Quello di Simone Rossi
mercoledì 16 novembre 2011
LORO, FISICAMENTE DESTINATI ALLA SUPERFICIALITA' VS NOI, I LETTORI DI DFW
Di Alessandro Ansuini
Sono a pagina 45 di “E' una vita che ti aspetto”, quindi direi che l'esperimento di lettura di fabiovolo è terminato. Premetto che quest'esperimento lo ritengo necessario perché non solo fabiovolo scrive libri, che uno potrebbe dire anche chissenefrega, non li leggo e stop, non solo qualcuno glieli pubblica, perché uno potrebbe dire chissenefrega delle scelte editoriali industriali io pubblico con voici la bombe, no, la cosa grave è che ci sono centinaia di migliaia di persone che lo leggono, che fanno la fila alle sei di mattina in libreria per leggere fabiovolo. Quindi non puoi risolvere la questione pensando che basta sapere dove si trova fabiovolo per riuscire a stargli a due chilometri di distanza e sentirti sicuro, non è possibile, perché loro, quelli che lo leggono, le persone "normali" che provano emozioni "normali" in situazioni "normali" sono dappertutto. E leggono fabiovolo e pensano toh, uno di noi.
Sono a pagina 45 di “E' una vita che ti aspetto”, quindi direi che l'esperimento di lettura di fabiovolo è terminato. Premetto che quest'esperimento lo ritengo necessario perché non solo fabiovolo scrive libri, che uno potrebbe dire anche chissenefrega, non li leggo e stop, non solo qualcuno glieli pubblica, perché uno potrebbe dire chissenefrega delle scelte editoriali industriali io pubblico con voici la bombe, no, la cosa grave è che ci sono centinaia di migliaia di persone che lo leggono, che fanno la fila alle sei di mattina in libreria per leggere fabiovolo. Quindi non puoi risolvere la questione pensando che basta sapere dove si trova fabiovolo per riuscire a stargli a due chilometri di distanza e sentirti sicuro, non è possibile, perché loro, quelli che lo leggono, le persone "normali" che provano emozioni "normali" in situazioni "normali" sono dappertutto. E leggono fabiovolo e pensano toh, uno di noi.
Non mi è chiaro se tutte queste persone facciano i dj e abbiano condotto trasmissioni televisive ma a quanto pare sì, almeno riescono a sublimarne l'esperienza, poiché ritengono fabiovolo uno di loro, che fa cose come fanno loro, prova le emozioni come le provano loro, e fabiovolo quando sente un rumore non serve che descriva che rumore è o da dove viene, scrive solo "sento uno strano ticchettìo di non so cosa" o quando è in un bar vede "persone che entrano con le buste dei negozi famosi", è tutto come se fosse bidimensionale, non ci sono troppi particolari, le persone non sanno niente e si crogiolano in questo loro non sapere niente, anzi, la cosa meravigliosa è che neanche si pongono il problema, è una sorta di anestesia collettiva che fabiovolo pare descrivere e incarnare perfettamente, in quarta di copertina infatti c'è scritto “Umorismo, folgorazioni e malinconie di un ragazzo normale”. Addirittura a un certo punto fabiovolo si ritrova a farsi delle domande e questa cosa, scrive letteralmente "Gli fa uscire il fumo dalle orecchie", dedica quattro pagine a questa scoperta del farsi le domande, (le 4 pagine più frustranti della mia vita di lettore) addirittura fabiovolo scrive di sé stesso e quindi del lettore, dopo che non è riuscito a meditare ("Non ci credo a quelle cose lì", sancisce) che è "fisicamente destinato alla superficialità", che a me sembrerebbe un'offesa e invece il lettore ci si ritrova, si sente proprio così, fisicamente destinato alla superficialità, poiché non sa cos'è una posizione del loto o cos'è Godot e via dicendo, la vita è fatta di lavoro e amici e discoteca e negozi, il lato emozionale è lasciato all'aspetto familiare al presente a quello infantile al passato, alla nostalgia dell'infanzia e oltre non si spinge, il problema principale è trovare la felicità che inizialmente si presenta con l'avere casa arredata o i vestiti e il lavoro giusti, ma più profondamente nel trovare (chi l'avrebbe detto) una donna o un uomo con cui passare la vita per sempre, almeno sulla carta stampata da Mondadori. Non c'è spazio per dubbi o filosofia, le persone sono come i manichini delle vetrine o i personaggi delle soap opera, e la cosa su cui riflettere è che non è che si può risolvere la cosa facendosi una risata, come dicevo, perché loro sono molti più di noi che ci sentiamo tanto intelligenti da leggere un libro di David Foster Wallace, noi siamo una minoranza e ci andiamo sempre più assottigliando e isolandoci mentre loro sono una moltitudine e non fanno altro che figli.
Ora, il problema non si pone se decidi di startene in casa a guardare serie tv per tutta la vita o farti il sapone da solo, ma sorge se decidi di uscire o sei costretto ad uscire (magari per lavoro) perché uno di loro potrebbe essere vicino a te, e adesso sai che non ragiona come te, vede cose bidimensionali con pochissimo colori e pochissimi dettagli. Dovremmo cominciare a parlare più piano e a dire cose più semplici per comunicare, questo mi sono detto leggendo fabiovolo, noi che leggiamo i libri di DFW intendo, dobbiamo semplificarci. Per me è stata una folgorazione, poiché, come credo la maggior parte di noi, tendo a credere che il mondo sia una mia estensione e che pressappoco le persone funzionino come funziono io, pensino le cose che penso io e via dicendo. E invece no. Il problema poi diventa enorme se decidi di pubblicare un libro perché al di là dei tuoi tre amici d'infanzia, dei quattro intellettuali e dei due critici da cui ti aspetti una recensione o semplicemente una lettura o un'approvazione, il tuo libro verrà letto da 100 persone in tutto, perché tutte le altre non sanno neanche di cosa stai parlando, e il più delle volte non perché sono cattivi o menefreghisti o perché gli piace davvero fabiovolo, ma solo perché non hanno strumenti per decodificarti. Credevamo davvero che vent'anni di televisione iniettata su per il cervello non avrebbero dato effetti collaterali? Oppure non ti interessa? Se non ti interessa non hai nulla da scoprire nei libri di fabiovolo, ma allora perché pubblichi libri? Parlo ovviamente con chi decide di pubblicare un libro. Gli altri continuino pure a laggere David Foster Wallace e McCarty. Io non dico che uno pubblichi libri per venderli, o farsi leggere da milioni di persone, ci mancherebbe altro, ma riuscire a vivere coi proventi dei propri libri credo sia un'aspettativa minima di chiunque si affacci professionalmente nel "mercato della scrittura". Ovviamente possiamo risolvere la faccenda con picchi di personalità nell'encefalogramma della questione o scelte monastiche per cui uno decide che se ne frega di tutto, si postula famoso solo da morto e continua a fare ilo suo lavoro di merda a mille euro al mese conscio che non potrà mai vivere coi proventi dei suoi libri perché fuori il mondo è pieno di loro, loro che leggono i libri di fabiovolo e si sentono come lui, le persone normali. Per questo ho voluto provato a capire. Fine della premessa.
Ora cercherò di spiegare quello che ho capito, e tutto quello che presumo di aver capito non è necessariamente negativo. Tanto per cominciare so per certo che fabiovolo i libri non li scrive, ma li detta a voce in un registratore. Ho avuto una visione di questo, e io so cose, come la Justine di Melancholia. Fabiovolo si fa una canna, si beve qualcosa e comincia a dire quello che gli salta in mente nel registratore, quindi il registratore viene passato agli editors molto cazzuti di Mondadori che sbobinano il tutto e lo aggiustano, dandogli una parvenza di libro. Saranno in tre o quattro, come gli sceneggiatori di Boris. Le discussioni saranno del tipo:
"Ma qui lasciamo scritto boh?"
"Lasciamo scritto boh."
"Ma col punto esclamativo?"
"Come lo dice nella registrazione, con enfasi o senza enfasi?"
"Con enfasi."
"Allora punto esclamativo."
E via così. Mi immagino anche quando fabio volo entrò in Mondadori, per avere il responso del suo libro.
"Fabio, io una serie di luoghi comuni, di banalità, di vicende così scontate e prevedibili messe tutte insieme non le ho mai viste nella mia vita, credevo fosse impossibile."
"Ah."
"Mi spiego, proprio a spulciare tutto il libro non c'è uno spunto, una riflessione arguta, niente, ed è scritto che non sembra neanche scritto, come dire, sembra parlato."
"In effetti registro le cose in un registratore e poi le sbobino. Ma se non va bene posso lavorarci un po'..."
"Ma cosa dici, è perfetto! Qui siamo seduti su una vena d'oro! Adesso non ti preoccupare più di niente, ti chiameremo per le foto, tu continua a parlare nel tuo registratore e fai una cosa, mandaci direttamente le cassette."
"E' perfetto? Ma avevo capito..."
"Lascia stare!!! Sei il nuovo Hemingway! La gente vuole sentir parlare semplice, vuole emozioni semplici, e questo libro è, come dire, è una bibbia. E' perfetto, perfetto, perfetto. E poi fa ridere."
Le storie, mi sono letto le trame degli altri libri, sono tutte simili, o lui è un ragazzo normale e incontra una ragazza paracula o lui è paraculo e incontra una ragazza brava, e alla fine delle storie il protagonista ha sempre una svolta emozionale importante, in modo che possano vivere tutti felici e contenti. Inoltre, i libri sembrano avere l'incredibile qualità di non richiedere sforzo per leggerli, un po' come guardare la televisione. Un libro, si sa, richiede un impegno attivo da parte del lettore, non si ascolta come musica, non si guarda come un film che puoi startene lì come una bella statuina e le informazioni ti vengono inflitte. Un libro, in teoria, richiede concentrazione, ha bisogno dei tuoi occhi e della tua mente per funzionare. Ma nei libri di fabiovolo questo sistema appare disinnescato. Ho letto di persone che dicevano, nei vari commenti ai libri, che una peculiarità dei libri di fabiovolo è che si leggono in due ore. Ragazzine di quindici anni, signore di settantacinque. "Ho letto questo libro in due ore." Oppure "Di solito ci metto due ore a leggere i suoi libri, ma stavolta ci ho messo quasi mezza giornata..." e così via. Questo non è un fenomeno da poco. Anche una persona non abituata alla lettura ci mette pochissimo a leggerlo. (succede l'inverso con i lettori di DFW, temo: io per leggere quattro pagine, come dicevo, ci ho messo tantissimo e soffrendo a ogni rigo, lo giuro, nel momento in cui lui esce dallo psicanalista e scopre che può farsi delle domande) Ma al di là di questo. Come parafrasavo nella bocca del talent scout della Mondadori, ci sono una sfilza di luoghi comuni, talmente tanti che presi singolarmente non vanno bene, uniti con questa accuratezza fanno dell'opera qualcosa di bello. D'altronde il confine fra ridicolo e sublime è labile, la differenza la fa la convinzione, in questo caso degli editors, non di fabiovolo, che secondo me appare più scemo di quello che in realtà è. E arriviamo alla conclusione.
Questo "fenomeno" potrebbe apparire negativo e invece, quello che ho capito, è che i libri di fabiovolo sono o possono essere, per certi versi, utilissimi: sono strumenti primitivi di rieducazione alla lettura. Non credo che in Mondadori ne siano del tutto consapevoli. Sono come una fisioterapia del cervello, ricominci a fare movimenti semplici, associazioni semplici, con descrizioni di tutti i giorni e personaggi talmente stereotipati che quelli delle soap opera al confronto sono degli Amleto. Non sto scherzando. Questo cose, ripeto, quelli delle Mondadori non le sanno, spero, o se le sanno ignorano gli esiti che potrebbero produrre, ma noi potremmo sfruttarle a nostro vantaggio. Se non ora, in un futuro lontano. Intendo noi che vorremmo comunicare con loro ma non abbiamo strumenti per farlo. Almeno, voglio vedere il bicchiere mezzo pieno. Se uno non ha mai letto un libro, o non è abituato a leggere poiché nessuno gli ha mai insegnato ad apprezzare una lettura, coi libri di fabiovolo può cominciare, ha già cominciato. Si è fermato in autogrill per prendere un camogli ed esce con un libro di fabiovolo. Chi l'avrebbe detto? Non ha comprato un gratta e vinci stavolta. Se uno è sempre stato semplicemente condizionato a leggere (come a scuola), un libro di fabiovolo potrebbe restituirgli quella leggerezza del gesto gratuito, quella dimistichezza con la lettura che, checché ne dica qualcuno, non può essere un male. Può essere che questo lettore primitivo non si allontani mai dalla sua fisioterapia, nel senso che cercherà sempre libri il cui tempo di lettura va dalle due alle tre ore, ma potrebbe fare uno scarto in avanti spontaneamente, oppure a un certo punto potrebbe stancarsi di questi libri veloci e potrebbe desiderare qualcosa di leggermente più complesso, tipo “Va dove ti porta il cuore”, e di passo in passo arrivare a leggere quello che gli piace e non solo quello che riesce a leggere. Quindi la conclusione è che a me i libri di fabiovolo purtroppo non piacciono, ho letto 40 pagine di "E' una vita che ti aspetto" e purtroppo non è una lettura che fa per me, mi annoia, ma credo che dovremmo ringraziare fabiovolo per quello che fa per i lettori, e anche per quello che fa per noi, insegnandoci a riconoscerli. Sta a noi poi decidere se imparare a comunicarci o scappare in una grotta nelle Filippine.
Nota: Ci tengo a ringraziare la Mari che ieri notte ha sopportato le mie dissertazioni su fabiovolo ed ha assistito al "Volo del volo", nel senso che mentre io le leggevo le 4 impressionanti pagine che accompagnano l'uscita del nostro eroe dallo picanalista evidenziando come fosse assolutamente stupefacente che per quattro pagine intere ripetesse sempre lo stesso motivo a un certo punto ho letteralmente scagliato il libro per la stanza e deciso che l'esperimento era finito e che oggi ne avrei scritto. Stamattina il libro era ancora lì per terra come un uccellino sventrato e nessuno di noi due si è degnato di raccoglierlo. L'ho fatto io adesso per leggere le parole della quarta di copertina che mi sembravano particolarmente rilevanti nella definizione di "persone normali" (NDA)
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domenica 2 ottobre 2011
Royal Bukkake | FORZA ITALIA
i ragazzi di http://www.royalbukkake.org/
qui ci sono le stesse foto con la differenza che puoi usare la carta di credito famosa perché non ha prezzo e lo dicono tutti mentre fanno una lista di cose che succedono e che costano e poi alla fine ta-dan: non ha prezzo.
“Italy is in the heart of every French and all the French feel close to Italy and believe that Italy has a culture, a lifestyle and an economic know-how."
Nicolas Sarkozy – April 26, 2011
Pierre Clementi was arrested in Rome for alleged use of drugs. At that time he was acting in Bertolucci’s "Partner". It was in 1977 and he spent 17 months in prison while Italy and France reached each other in their aesthetic and contradictions. After that he was no longer the same. He returned to France by train, the one which runs along the Italian coastline. Between Genoa and Nice, the seafront consists of beaches and cliffs. The track passes through many hills and at each exit of the tunnel, the sea rises dazzling. Tunnel - sea, then tunnel again - then blue, black - blue, black - blue... Like the film of a movie...
Black - an image, black - an image... But for Pierre Clementi life had already joined fiction for 17 months.
At that time the train used to stop at Ventimiglia. We grew up in that train, looking at the sea, playing our lives in a movie, like radiant children, selfish children protected by fortress Europe. Every time we looked out of the window, an image appeared. Hands, gestures, clouds of different shapes, different colors, different lines and styles.
Today the train can stop forever, but our bodies, always searching for a terminal “cliché”, won’t ever stop moving..
mercoledì 27 aprile 2011
MOVI[e]MENTO | Aktiv Commons | 29 aprile
Questa è una grande cosa che succede tra poco al Malazeni di via Mascarella in Bolo!
In collaboration with:
Smith & Laforgue, Casa Lettrice Malicuvata, Ifiglibelli, Libera Stamperia Wang, Voici La Bombe, Senzapatria Editrice, Samiszdat, Carta | Bianca, Prospektiva, Nadja, Wom, Dogon Review, Sonic Belligeranza, Caucaso Factory, WC Set, Royal Bukkake, Slow Breakfast e, udite udite, Casa Editrice Gigante.
Durante la serata saranno sfogliate inavvertitamente alcune Costole fiammanti a prezzi esosi ma meritevolmente ragionevoli.
ALTRE FOTO E MIGLIOR LETTURA DEL PROGRAMMA SU ZEEROLA
lunedì 7 febbraio 2011
CORSO DI SCRITTURA CREATIVA IN DIECI PUNTI di Alessandro Ansuini
1 - Se hai qualsiasi cosa da fare piuttosto che scrivere, falla. Non hai la casa in disordine? Non devi mettere le ruote invernali alla macchina? Ecco.
2 - Fra una donna e la descrizione poetica di una donna non c’è mai stato paragone. Quindi renditi conto che invece di stare lì a scrivere ti conviene alzarti che tanto è una battaglia persa.
3 - La scrittura non è arte, è una nefrite del cervello.
4 - Tutto ciò che si vende non è arte.
5 - Quando si scrive bisogna vergognarsi perché non si è trovato niente di meglio da fare.
6 - Il talento non si coltiva, meglio passare direttamente ai fiori.
7 - Scrivere è cancellare. Quindi la pagina bianca è la pagina perfetta.
8 - Nessuna cosa ti allontana maggiormente dalla scrittura che le parole.
9 - La scrittura non ha bisogno di te, è il contrario.
10 - 50 euro grazie.
Il Blog di Alessandro Ansuini
2 - Fra una donna e la descrizione poetica di una donna non c’è mai stato paragone. Quindi renditi conto che invece di stare lì a scrivere ti conviene alzarti che tanto è una battaglia persa.
3 - La scrittura non è arte, è una nefrite del cervello.
4 - Tutto ciò che si vende non è arte.
5 - Quando si scrive bisogna vergognarsi perché non si è trovato niente di meglio da fare.
6 - Il talento non si coltiva, meglio passare direttamente ai fiori.
7 - Scrivere è cancellare. Quindi la pagina bianca è la pagina perfetta.
8 - Nessuna cosa ti allontana maggiormente dalla scrittura che le parole.
9 - La scrittura non ha bisogno di te, è il contrario.
10 - 50 euro grazie.
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| tv che aspetta l'ascensore. |
giovedì 20 gennaio 2011
Voici La Bombe al Bartleby
Viaggio attraverso l'evoluzione di dieci anni di case editrici clandestine fra Roma, Bologna e Livorno.
Smith & Laforgue, Ifiglibelli, Biblioteca Clandestina Errabonda e Libera Stamperia Wang.
Presentazione del progetto VOICI LA BOMBE - pratica urbana per la diffusione gratuita della poesia - a metà strada fra street art e Free Press. Interviene Alessandro Ansuini e saranno presenti altri autori di Voici la Bombe.
Expo Fotografica + Installazione video di Alessandro Ansuini
http://voicilabombe.alterv
martedì 28 settembre 2010
Dio è Poesia?
Diceva Nanni Moretti che nessuno si sogna di dire la sua nei confronti di un idraulico, di un matematico, di un medico, ma tutti parlano di cinema. Una cosa simile, ma con una svolta lievemente più tragica, accade con la poesia. La poesia, addirittura, non si sa nemmeno cosa sia, e viene utilizzata nei contesti più diversi proprio per spiegare qualcosa per cui, di solito, non si trovano parole. Tutto può essere poetico. Un spettacolo teatrale può avere tratti poetici. Un piatto di spaghetti allo scoglio può essere poetico. Il cinema stesso, soprattutto quando è incomprensibile, si dice che sia poesia. Uno gol spettacolare è pura poesia. Un bambino che improvvisamente riconosce la madre nel vuoto e sorride è poesia. Tutto sembra essere poetico tranne le poesie. Bukowski diceva: credete di trovare poesia nei libri di poesia o nelle riviste di poesia? La vita non è così semplice. Cos’è, dunque, questa poesia? Un moto umano, o divino, presente in ogni cosa che si è soliti associare al bello? E perché la poesia è associata al bello? Le poesie, di loro, nascono dalle più atroci disperazioni. Descrivono orrori. Ma come dicevamo le poesie non hanno nulla a che fare con la poesia. Di cosa si parla quando si attribuisce il termine poetico? Berlusconi dice che ci sono delle cose serie da fare, il resto è poesia. Dunque la poesia è una cosa vana, pleonastica, inutile? Facciamo un’addizione: dunque, solitamente il “poetico” si associa al bello, ma è anche riconosciuto come cosa vana, priva di utilità. La poesia non dà il pane, si dice. Sicuramente non è tangibile, ma e sempre presente quando non si trovano le parole per comunicare a qualcuno che qualcosa ci ha emozionato, ci ha toccato, ci ha cambiato. Qualcosa di simile accade con il vento. Il vento noi lo vediamo come aria, ma è originato dal calore solare. Dunque, quando si voglia ragionare attorno al cosa è poesia o poetico, dovremmo astrarci da ciò che vediamo e ciò che appare ma considerare da dove proviene e cosa la muove? Ma il vento è aria, e la poesia non sono parole, come abbiamo appurato. E dunque? Che Dio sia poesia? Non una poesia. Ma Poesia. Qualcosa che associamo al bello, indefinibile, vano, ma sempre presente, in ogni gesto per cui non si trovano parole. Una sola certezza: la poesia è dappertutto, tranne nelle poesie.

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pezzetti
domenica 1 agosto 2010
E' da appena un minuto che ho deciso di essere un ponte
E' da appena un minuto che ho deciso di essere un ponte
Mentre muovo la mano in fondo alla gola tropicale di questa estate penso agli innumerevoli imperi che sono stati fondati e che cadranno sulla sottile perversione di una caviglia, alla smisurata distanza che copre una mente, un cuore, e un sesso.
Appesa al muro una stampa ritraente un mercato, alle mie spalle smarrita lungo il corridoio del tempo quella ragazza attraente non considerata nella velocità acrobatica del sentimento, musicata dalla calligrafia storpia del mio essere assente, del mio considerare pentagramma l’accaduto, e note stecchite - senza proprietà - il presente.
E queste mie due mani mercenarie barattate per una copertura di palpebre, questa mente donata ai numeri, quando sarebbe stata predisposta all’aria aperta, altro che pareti bianche, altro che stipendi: per una vita affittata quale commissione credevo di ricevere in cambio?
Mi hanno dato un gambo di rose, mi hanno detto non si preoccupi di niente, è tutto già pagato, si accontenti del suo minuto alla caffeina, e comprenda che ogni piega, con la giusta pazienza, si può appianare, e non badi alle spine, sono comprese nel prezzo.
Così mi sono costruito un sorriso, prendendo le misure delle mie ossa, e mi sono ripetuto lo stesso giorno nella mente come un ritornello, cambiando solo mezzo di trasporto.
È da appena un minuto che ho deciso di essere un ponte, coi piedi ben piantati nel mio passato di riassunti, e le mani protese verso un futuro di nuvole, deciso a far collimare le sovrastrutture in cui mi muovo diviso, come fossi parti diseguali di un essere montato male.
Riuscire a far combaciare pentagramma e note e musicista, e rendermi conto che si è tutti in una sola stanza, che è adesso.
Mi dedicherò alla poesia, schiaccerò gli attimi con le unghie come si potrebbe fare coi pidocchi, sarò umile ed enciclopedico, sarò minuzioso nella scelta delle direzioni da osservare, entrerò dentro di me con la disinvoltura e la curiosità in cui si entra nella stanza di un estraneo sicuri della sua assenza.
Mentre muovo la mano in fondo alla gola tropicale di questa estate penso agli imperi che farò sorgere dalla vacuità di una porta spalancata, sarò ponte fra la smisurata distanza che copre il pensiero, il sentimento e il piacere, elevandomi da una condizione miserevole con la stessa semplicità con cui ci si alza tutte le mattine: e lo sforzo acquista un tensione propria e una pacifica valenza nel momento esatto in cui il gesto si compie.

Scritto e fotografato da Alessandro Ansuini (2000? 2001? quegli anni lì)
martedì 29 giugno 2010
Voici la Bombe
Un nuovo link de 'sto blogg...
Voici le bombe: autoproduzione estremamente selezionata dall'Alessandro Ansuini.
http://voicilabombe.altervista.org/
e foto che non si sa mai:



Voici le bombe: autoproduzione estremamente selezionata dall'Alessandro Ansuini.
http://voicilabombe.altervista.org/
e foto che non si sa mai:



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