Nuova Tèchne è la rivista di letteratura umoristica che per molti anni è stata pubblicata da Quodlibet, e oggi da Fuori Asse, sotto la direzione di Paolo Albani, e con redazione composta da Stella Poli e Jacopo Narros e Paolo Pergola, insomma.
Ho scritto diversi racconti nella vita mia, alcuni cercavo di scriverli illeggibili, ché tentavo lo sperimentalismo estremo, altri invece sono leggibili, scritti tentando di scrivere bene; questo che ho mandato ed è stato accettato da Nuova Tèchne è tra quelli in cui cercavo di scrivere bene, il titolo è "Teoria letteraria ancora da delineare", e inizia così:
"Sono sempre tante le cose da fare e anch’io devo fare sempre delle cose ma per ora, in questo momento, ormai da tempo, mi sto occupando di delineare una teoria letteraria che è ancora da delineare e che è ancora da delineare perché la sto delineando io. Purtroppo, infatti, e lo dico subito, la mia lista delle cose da fare è fatta da un solo punto messo lì in alto che sarebbe anche carino, se ci fosse scritto di delineare la teoria letteraria, invece la mia lista delle cose è una lista composta da un solo punto in cui c’è scritto soltanto «Fare le cose»".
Visualizzazione post con etichetta racconto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta racconto. Mostra tutti i post
lunedì 30 marzo 2026
giovedì 30 settembre 2021
Distruggere Tutto, il mio racconto su FilmTv N°39
Volevo cominciare con "è uscito", ma non mi va di trovare la e maiuscola accentata, impensabile e inaccettabile sarebbe mettere l'apostrofo come fosse accento, il famoso E', quindi inizio con questo discorso per aggirare la e accentata per dire che è uscito su FilmTv "Distruggere tutto", un mio racconto in 4 puntate in cui parlo di uno che mi assomiglia e che distruggerebbe più o meno tutto ma poi non ci riesce, e anzi si trova ad avere bisogno di un avvocato che in realtà è un poeta, o viceversa.
Esatto.
Sono felicissimo, ringrazio Carolina Crespi che ha voluto coinvolgermi in questo ottocentesco feuilleton del 2021, che mi sembra un'idea bellissima e scopro, leggendo FilmTv, che è rivista di gran qualità con nomi e firme di gente che sa cosa scrivere soprattutto per quanto riguarda la critica cinematografica.
Sono proprio felice e spero possa piacere questo racconto che ho scritto in maniera sprocedata, che è poi come mi piace scrivere. Evviva!
Esatto.
Sono felicissimo, ringrazio Carolina Crespi che ha voluto coinvolgermi in questo ottocentesco feuilleton del 2021, che mi sembra un'idea bellissima e scopro, leggendo FilmTv, che è rivista di gran qualità con nomi e firme di gente che sa cosa scrivere soprattutto per quanto riguarda la critica cinematografica.
Sono proprio felice e spero possa piacere questo racconto che ho scritto in maniera sprocedata, che è poi come mi piace scrivere. Evviva!
![]() |
| questa è la foto fatta da Carolina Crespi, che ancora ringrazio |
giovedì 7 maggio 2015
C.A.C.C.A. (littlepoints...+PippoBalestra)
Questo è un raccontino più illustrazione che il nostro grandissimo Filippo Balestra (che sono io) insieme a quell'immensa littlepoints... (che è lei) abbiamo fatto insieme per la fanzine di Parma -ma non solo- C.A.C.C.A. (Cose A Caso Con Attenzione) link pagina fb
Son bravi molto, qui vi faccio vedere la nostra pagina com'è venuta fuori
e qui invece potete vedere proprio il link a C.A.C.C.A.
https://issuu.com/coseacasoconattenzione/docs/cacca5_web
https://issuu.com/coseacasoconattenzione/docs/cacca5_web
fateci caso
fateci attenzione
ciao
ciao
mercoledì 24 aprile 2013
Scrittore e cane e niente # 2
Attendendo il ritorno dello scrittore, il cane decide di abbozzare a mente un potenziale racconto omnicomprensivo.
Sarebbe, non ancora in forma definitiva, la storia dello scrittore che decide di scrivere un racconto omnicomprensivo.
Dentro al racconto dovrebbero starci autostrade interplanetarie e fili di lana che tendono al gomitolo; formicai grattacieli e formichieri esperti di edilizia; sigarette che si fumano da spente e lucertole annoiate che fumano sigarette accese.
Il cane intuisce che insieme a tutti i dettagli del mondo dentro al racconto dev’esserci lo scrittore con tutti i suoi dettagli.
Vista la presumibile ma incommensurabile mole di perniciosi particolari, il cane comprende di dover prender penna e cominciare a stilare un elenco dei possibili dettagli del racconto omnicomprensivo in corso d’opera. Il cane scrive molto. L’elenco tocca terra. Il cane continua a stilare. L’elenco si srotola alle zampe del cane diventando cuccia. Il cane decide di riposarcisi dentro. Il cane sogna ma non lo sa.
lunedì 21 gennaio 2013
Scrittore e cane e niente # 1
C'è uno scrittore che incontra un cane e comincia a parlare con il cane.
Il cane si gratta e annuisce, lo scrittore continua a parlare finché arriva al punto in cui rivela il punto a cui voleva arrivare.
Lo scrittore tendeva ad avere diversi punti a cui arrivare.
Questa volta il punto è questo e lo dice tirando fuori dalla tasca una penna da tenere in mano:
ho scritto un racconto
lo scrittore dice al cane che ha scritto un racconto.
Il racconto, spiega lo scrittore, è tratto da un racconto che è tratto da un racconto che è tratto da un racconto che è tratto da un racconto che è tratto da un racconto.
Lo scrittore agita la penna e tira fuori un pezzo di carta.
Il pezzo di carta è un foglio di carta piegato e sopra c'è scritto il racconto.
Il cane smette di grattarsi e prima che lo scrittore cominci a leggere gli chiede se secondo lui fosse possibile scrivere un racconto tratto da niente.
Lo scrittore ha la penna in mano. Prima agitava la penna, adesso la penna è ferma.
Un racconto tratto da niente? Si interroga lo scrittore mentre il cane agita la coda.
Non posso risponderti adesso; adesso devo tornare a casa.
Lo scrittore torna a casa a leggere alcuni libri sul niente.
Il cane rimane lì senza nemmeno aver sentito il racconto che lo scrittore aveva scritto.
lunedì 5 novembre 2012
Racconto Breve
Questo racconto è ambientato in un futuro infelice in cui non c'è più acqua per nessuno:
"Una Fanta, grazie"
"Una Fanta, grazie"
Labels:
racconto
giovedì 5 aprile 2012
Anche Oggi
Era per Alice Baum e invece poi chissà. L'illustrazione è dei Brochendors Brothers. Basta.
--- --- ---
Arrivare a casa è normale per molti e anch'io oggi, anche oggi, arrivo. Tolgo vestiti pantaloni calzini a comando, una danza della noia che conosco bene, in equilibrio prima su un piede poi sull'altro facendo attenzione a non svegliare Sara che già dorme, chissà da quanto dorme con i suoi narcolettici da supermercato del buon vivere. Il letto sembra un ritorno, sempre ad aspettarmi e a chiedermi dove sono stato, che m'imbarazzerebbe rispondere “a lavorare”.
Sara nel sonno si gira dall'altro lato. Al buio mi sdraio e mi infilo sotto le coperte, le uniche certezze degli ultimi anni. Mi metto su un fianco ma sento il ticchettio dell'orologio ancora al polso. Accendo l'abat-jour per toglierlo e nel farlo vedo uno strato marcescente di pelle che rimane attaccato al cinturino; mi stavo dimenticando che sono in continua decomposizione.
Cerco di arginare lo strappo tenendo premuto il gelatinoso lembo di pelle perché non rimanga attaccato all'orologio, anche se una parte ormai è andata. La ferita è marcia e puzza ma in fondo è una putrefazione alla quale sono abituato, affezionato direi quasi. Alla fine riesco a toglierlo, si tratta di un piccolo squarcio e non si vede l'osso però rimangono tutti quei lembi rivoltati verso l'esterno, a ricordarmi che il processo è inarrestabile. Per un attimo il pensiero di quel costante consumarmi mi infastidisce, sento un vuoto espandermisi dentro il torace. Me ne rendo conto: a me non importa come sto finendo, domani l'orologio tornerà a coprire tutto e fino alla fine della giornata lo squarcio rimarrà seppellito sotto quel dispotico misuratore di tempo.
Mi sistemo sotto le coperte, prima di spegnere la luce alzo le lenzuola e guardo la schiena nuda di Sara. Lei sembrerebbe non marcire mai. Spengo la luce, ecco sì, adesso m'addormento, chissà domani, chissà chi sarà il primo a cui dirò buongiorno.
Cerco di arginare lo strappo tenendo premuto il gelatinoso lembo di pelle perché non rimanga attaccato all'orologio, anche se una parte ormai è andata. La ferita è marcia e puzza ma in fondo è una putrefazione alla quale sono abituato, affezionato direi quasi. Alla fine riesco a toglierlo, si tratta di un piccolo squarcio e non si vede l'osso però rimangono tutti quei lembi rivoltati verso l'esterno, a ricordarmi che il processo è inarrestabile. Per un attimo il pensiero di quel costante consumarmi mi infastidisce, sento un vuoto espandermisi dentro il torace. Me ne rendo conto: a me non importa come sto finendo, domani l'orologio tornerà a coprire tutto e fino alla fine della giornata lo squarcio rimarrà seppellito sotto quel dispotico misuratore di tempo.
Mi sistemo sotto le coperte, prima di spegnere la luce alzo le lenzuola e guardo la schiena nuda di Sara. Lei sembrerebbe non marcire mai. Spengo la luce, ecco sì, adesso m'addormento, chissà domani, chissà chi sarà il primo a cui dirò buongiorno.
giovedì 19 gennaio 2012
Un racconto che inizia così
Avendo ucciso mia madre in circostanze di singolare atrocità, venni arrestato e sottoposto a un processo che durò sette anni. Rivolgendosi alla giuria, il Giudice della Corte di Assoluzione sottolineò che si trattava di uno dei delitti più orripilanti che egli si fosse mai trovato a esaminare.
Al che il mio avvocato si alzò e disse:
"Con il permesso di Vostro Onore, vorrei far notare che un delitto può essere orripilante o gradevole soltanto se paragonato ad altri. Se foste a conoscenza dei particolari riguardanti l'assassinio dello zio, assassinio perpetrato dal mio cliente in precedenza all'attuale, potreste discernerne in questo suo ultimo reato (se reato lo si può definire) qualcosa di molto simile alla tenera sopportazione e alla filiale considerazione per i sentimenti della vittima. La spaventosa ferocia dell'assassinio precedente non poteva in alcun modo conciliarsi con qualsivoglia ipotesi di non colpevolezza; e se non fosse stato per il fatto che l'onorevole giudice innanzi a cui egli venne processato era presidente di una società di assicurazione sulla vita che contemplava il risarcimento per impiccagione, - società presso la quale il mio cliente aveva una polizza - sarebbe arduo concepire come egli abbia potuto essere ragionevolmente assolto. Se Vostro Onore volesse prendere conoscenza dei fatti al fine di trovare in essi qualche elemento di indirizzo e guida per le decisioni di Vostro onore, codesto sventurato, il mio cliente, acconsentirà a sottoporsi all'ingrata bisogna di raccontarveli sotto giuramento"
martedì 17 gennaio 2012
Robbe
Dopo un periodo di autoesiliazione nei boschi pantonati
il nostro robbe è tornato allo scanner ricordandoci di quanto fosse possibile fare le illustrazioni raccontate:
![]() |
| "Il coloratore" di Robbe |
![]() |
| "Sette bottoni e un accoltellato" di Robbe |
Al primo bottone ti immagini il rischio, lo prospetti lontano, la camicia è lunga, la sua mano incerta. Fino a poco prima non ricordavi come si chiamasse e comunque non è il momento di indagare certi particolari di quella che non è la vostra vita adesso, visto che sta già al secondo bottone, anche lì, lentamente, impegnata a dosare dita e unghie, che in fondo è brava, dài, che quando mi ha detto “mi piaci tantissimo” guardandomi negli occhi e io le ho risposto “mi piaci perché ti piaccio tantissimo” lei si è messa a ridere e mi ha abbracciato, lì ho pensato che probabilmente l'aveva presa come una battuta, e ha fatto ridere anche me. “Qualcosa ti fa ridere?” mi dice adesso che siamo al terzo bottone, “mi fa ridere che ti piaccio tantissimo, sei proprio una cretina” e lei ancora contenta ma tra poco vedrai come scappa, quando comincia a vedersi il sangue posso fare tutte le belle battute che voglio che intanto vedrai, ed è già al quarto bottone e non dice niente, sospira soltanto, allora anch'io sospiro pensando alla semplicità dell'infilzarsi di una lama indelebile sul fianco, come potrebbe essere un tatuaggio carino, col dolore che lascia un ricordo di un amore. “Mi ami?” dice lei al quinto, sopra lo spazio di un ombelico che adesso, buco nero, la riporterà nella giusta dimensione, dove si vede un uomo con una ferita che gronda sangue, che macchia lenzuola. “Ho amato” dico, “ho amato tantissimo” e vorrei anche dirle che ho finito il mio amore, che non ne ho più, che mi è uscito tutto da quel fianco, l'amore, con onestà, insieme al sangue, ma lei con leggerezza ascolta come preferisce e preferisce continuare a sbottonare anche il sesto bottone, e di fronte ad un taglio che dovrebbe farsi evidente spalanca lo sguardo su di me e crea l'illusione di un armonia che avevo dimenticato, che non esisteva più fino a poco fa. Il settimo è già sbottonato, io sono pronto adesso a guardare il tempo davanti a me e vederlo inciampare nel tuo, che sono vivo, e ricordo benissimo il tuo nome.
Labels:
Illustrazione,
racconto,
Robbe
giovedì 23 giugno 2011
Zammù anche tu
venerdì 24 giugno, a partire dalle 21.30, si terrà l'ultimo evento stagionale di casa lettrice malicuvata in bologna. Il nostro Filippo Balestra, uno dei più influenti e attivi rappresentanti di Casa Editrice Gigante, interverrà leggendo sia cose che cose da Costola, la grande Costola.
Intanto a questo link di Casa Lettrice Malicuvata si può leggere un racconto del suddetto influente e attivissimo con illustrazione di Robbe. Quel che questa sera sera succederà a:
zammù libreria
via saragozza 32/a
bologna
narrazioni musicate
a cura di casa lettrice malicuvata
narrazioni musicate
a cura di casa lettrice malicuvata
[21.30 - 22.00]
luca martini, le mani in faccia (voras edizioni) - brani
carla sermasi - poesie
luca zirondoli - racconti
giuseppe boy - poesie
[22.00 - 22.30]
filippo balestra - racconti
simone rossi, cose nuove - brani
matteo camporesi - racconti
milvia comastri - racconti
alberto masala - poesie
[22.30 - 23.00]
massimo vitali - l'amore non si dice (fernandel) - brani
elena carletti - poesie
marco manicardi - racconti
michela savio - racconti
giancarlo sissa - poesie
[23.00 - 23.30]
filippo balestra - poesie
primavera contu - racconti
roberta sireno - poesie
collettivo fra le righe
[23.30 - 24.00]
filippo balestra - poesie
yashanti - racconti
giuseppe boy - poesie
alfio génitron, antiguida - brani
narrazioni musicate
a cura di casa lettrice malicuvata
[21.30 - 22.00]
luca martini, le mani in faccia (voras edizioni) - brani
carla sermasi - poesie
luca zirondoli - racconti
giuseppe boy - poesie
[22.00 - 22.30]
filippo balestra - racconti
simone rossi, cose nuove - brani
matteo camporesi - racconti
milvia comastri - racconti
alberto masala - poesie
[22.30 - 23.00]
massimo vitali - l'amore non si dice (fernandel) - brani
elena carletti - poesie
marco manicardi - racconti
michela savio - racconti
giancarlo sissa - poesie
[23.00 - 23.30]
filippo balestra - poesie
primavera contu - racconti
roberta sireno - poesie
collettivo fra le righe
[23.30 - 24.00]
filippo balestra - poesie
yashanti - racconti
giuseppe boy - poesie
alfio génitron, antiguida - brani
mercoledì 27 aprile 2011
MOVI[e]MENTO | Aktiv Commons | 29 aprile
Questa è una grande cosa che succede tra poco al Malazeni di via Mascarella in Bolo!
In collaboration with:
Smith & Laforgue, Casa Lettrice Malicuvata, Ifiglibelli, Libera Stamperia Wang, Voici La Bombe, Senzapatria Editrice, Samiszdat, Carta | Bianca, Prospektiva, Nadja, Wom, Dogon Review, Sonic Belligeranza, Caucaso Factory, WC Set, Royal Bukkake, Slow Breakfast e, udite udite, Casa Editrice Gigante.
Durante la serata saranno sfogliate inavvertitamente alcune Costole fiammanti a prezzi esosi ma meritevolmente ragionevoli.
ALTRE FOTO E MIGLIOR LETTURA DEL PROGRAMMA SU ZEEROLA
sabato 14 agosto 2010
Collane
C'è il direttore di là che non si capisce se starnutisce o se vuole picchiarci.
Comunque.
Grandi collaborazioni blogghistiche.
Uno dei più nostri primissimi fan s'è fatto mettere un racconto su uno dei più importanti blog della contemporaneità attuale. Questo permette noialtri di postare un post che rimandi a quel post.
Con l'illustrazione di robbe, questa:

martedì 11 maggio 2010
IN QUALE SPAZZATURA?
Non era mai stato fatto di pubblicare un racconto scritto molti anni fa da pippoh, uno dei maggiori esponenti della Casa Editrice Gigante. L'illustrazione è di robbe.
Ci han fatto un libretto con 8 racconti una volta
IN QUALE SPAZZATURA?
- Guardati negli occhi, si disse.
Ma come avrebbe potuto da sdraiato su un lato e in quello stato.
Come avrebbe potuto.
La giornata, fuori, era stupenda, da fiori e uccellini, sole e inseguimenti tra lucertole in calore.
Un perfetto silenzio regnava nella stanzetta di quell’uomo, disturbato solo dal grande ronzio che si portava in testa e dalla probabile serenità di quella giornata di sole in disaccordo con il suo umore.
E’ un rumore costante, interrotto da casuali sensi di colpa, obblighi, è giovedì, impegni mai mantenuti, roba a cui pensare e insomma, almeno avrebbe dovuto aprire la porta dallo schifo di odore lasciato accumulare alla notte durante il giorno.
Si alzò, aprì la porta della sua stanza, nessuno in casa, si ributtò sul letto.
Pancia in giù.
Dall’altra stanza, la saletta da finestra spalancata, entrò un uccellino confuso e impaurito che in un paio di sbatter d’ali era già sbattuto contro il muro.
L’uomo sdraiato avvertì la presenza di un qualcosa, forse un uccellino pensò, sarà confuso, impaurito.
Aspettò di sentire ancora un suono, una conferma, un piopio.
- Piopio, sentì venire dall’altra stanza.
Era vero, un uccellino aveva bisogno d’aiuto.
- Piopio, un uccellino probabilmente con un ala ferita.
Fece per alzarsi.
Con la faccia in giù ancora spiantata sul materasso puntò le braccia come per fare una flessione di quelle da palestra.
Pensò a cosa pensare.
Pensò che quell’uccello avrebbe potuto essere quel corvaccio del malaugurio, quello di Poe.
Si fermò.
Ohibò pensò.
Fu così che il pigolare dell’uccellino, lentamente, da un innocente e disperato piopio, passando per un divertente padrepio, si trasformò in un urlato è giovedì è giovedì.
Fu così.
L’uomo sdraiato decise che per il momento sarebbe stato meglio tentare di riaddormentarsi.
Ci riuscì.
Il risveglio successivo aveva accumulato abbastanza coraggio da permettergli di alzarsi da letto affrontare la realtà ma, soprattutto e finalmente, pisciare.
Andò in cucina a bere acqua e sorseggiando gli venne in mente l’uccellino.
Lo vide in saletta a terra, qualche piuma intorno al corpo immobile, corpo probabilmente morto.
Anzi a ben vedere proprio squarciato dalle unghie di un animale con le unghie.
-Gatto, pensò, - abbiamo un gatto?
L’uomo sdraiato non avrebbe mai potuto levarsi questo dubbio, aveva mai avuto un gatto in casa?
Subito dopo si chiese se avrebbe dovuto mettere il corpicino in un sacchetto a parte oppure se sarebbe bastato buttarlo direttamente nella spazzatura insieme alle altre cose.
Ma come avrebbe potuto da sdraiato su un lato e in quello stato.
Come avrebbe potuto.
La giornata, fuori, era stupenda, da fiori e uccellini, sole e inseguimenti tra lucertole in calore.
Un perfetto silenzio regnava nella stanzetta di quell’uomo, disturbato solo dal grande ronzio che si portava in testa e dalla probabile serenità di quella giornata di sole in disaccordo con il suo umore.
E’ un rumore costante, interrotto da casuali sensi di colpa, obblighi, è giovedì, impegni mai mantenuti, roba a cui pensare e insomma, almeno avrebbe dovuto aprire la porta dallo schifo di odore lasciato accumulare alla notte durante il giorno.
Si alzò, aprì la porta della sua stanza, nessuno in casa, si ributtò sul letto.
Pancia in giù.
Dall’altra stanza, la saletta da finestra spalancata, entrò un uccellino confuso e impaurito che in un paio di sbatter d’ali era già sbattuto contro il muro.
L’uomo sdraiato avvertì la presenza di un qualcosa, forse un uccellino pensò, sarà confuso, impaurito.
Aspettò di sentire ancora un suono, una conferma, un piopio.
- Piopio, sentì venire dall’altra stanza.
Era vero, un uccellino aveva bisogno d’aiuto.
- Piopio, un uccellino probabilmente con un ala ferita.
Fece per alzarsi.
Con la faccia in giù ancora spiantata sul materasso puntò le braccia come per fare una flessione di quelle da palestra.
Pensò a cosa pensare.
Pensò che quell’uccello avrebbe potuto essere quel corvaccio del malaugurio, quello di Poe.
Si fermò.
Ohibò pensò.
Fu così che il pigolare dell’uccellino, lentamente, da un innocente e disperato piopio, passando per un divertente padrepio, si trasformò in un urlato è giovedì è giovedì.
Fu così.
L’uomo sdraiato decise che per il momento sarebbe stato meglio tentare di riaddormentarsi.
Ci riuscì.
Il risveglio successivo aveva accumulato abbastanza coraggio da permettergli di alzarsi da letto affrontare la realtà ma, soprattutto e finalmente, pisciare.
Andò in cucina a bere acqua e sorseggiando gli venne in mente l’uccellino.
Lo vide in saletta a terra, qualche piuma intorno al corpo immobile, corpo probabilmente morto.
Anzi a ben vedere proprio squarciato dalle unghie di un animale con le unghie.
-Gatto, pensò, - abbiamo un gatto?
L’uomo sdraiato non avrebbe mai potuto levarsi questo dubbio, aveva mai avuto un gatto in casa?
Subito dopo si chiese se avrebbe dovuto mettere il corpicino in un sacchetto a parte oppure se sarebbe bastato buttarlo direttamente nella spazzatura insieme alle altre cose.
venerdì 9 aprile 2010
mercoledì 17 febbraio 2010
Personalmente - Dino Buzzati - Una goccia
Scusateci.Uno dei racconti più belli del mondo di uno degli autori più bravi del mondo. E c'è pure un cane!
Una goccia
Una goccia d'acqua sale i gradini della scala. La senti? Disteso in letto nel buio, ascolto il suo arcano cammino. Come fa? Saltella? Tic, tic, si ode a intermittenza. Poi la goccia si ferma e magari per tutta la rimanente notte non si fa più viva. Tuttavia sale. Di gradino in gradino viene su, a differenza delle altre gocce che cascano perpendicolarmente, in ottemperanza alla legge di gravità, e alla fine fanno un piccolo schiocco, ben noto in tutto il mondo. Questa no: piano piano si innalza lungo la tromba delle scale lettera E dello sterminato casamento.
Non siamo stati noi, adulti, raffinati, sensibilissimi, a segnalarla. Bensì una servetta del primo piano, squallida piccola ignorante creatura. Se ne accorse una sera, a ora tarda, quando tutti erano già andati a dormire. Dopo un po' non seppe frenarsi, scese dal letto e corse a svegliare la padrona. «Signora» sussurrò «signora!» «Cosa c'è?» fece la padrona riscuotendosi. «Cosa succede?» «C'è una goccia, signora, una goccia che vien su per le scale! » «Che cosa?» chiese l'altra sbalordita. « Una goccia che sale i gradini! » ripeté la servetta, e quasi si metteva a piangere. «Va, va» imprecò la padrona « sei matta? Torna in letto, marsch! Hai bevuto, ecco il fatto, vergognosa. E un pezzo che al mattino manca il vino nella bottiglia! Brutta sporca, se credi » Ma la ragazzetta era fuggita, già rincantucciata sotto le coperte. Chissà che cosa le sarà mai saltato in mente, a quella stupida" pensava poi la padrona, in silenzio, avendo ormai perso il sonno. Ed ascoltando involontariamente la notte che dominava sul mondo, anche lei udì il curioso rumore. Una goccia saliva le scale, positivamente.
Gelosa dell'ordine, per un istante la signora pensò di uscire a vedere. Ma che cosa mai avrebbe potuto trovare alla miserabile luce delle lampadine oscurate, pendule dalla ringhiera? Come rintracciare una goccia in piena notte, con quel freddo, lungo le rampe tenebrose?
Nei giorni successivi, di famiglia in famiglia, la voce si sparse lentamente e adesso tutti lo sanno nella casa, anche se preferiscono non parlarne; come di cosa sciocca di cui forse vergognarsi. Ora molte orecchie restano tese, nel buio, quando la notte è scesa a opprimere il genere umano. E chi pensa a una cosa, chi a un'altra.
Certe notti la goccia tace. Altre volte invece, per lunghe ore non fa che spostarsi, su, su, si direbbe che non si debba più fermare. Battono i cuori allorché il tenero passo sembra toccare la soglia. Meno male, non si è fermata. Eccola che si allontana, tic, tic, avviandosi al piano di sopra.
So di positivo che inquilini dell'ammezzato pensano di essere ormai al sicuro. La goccia - essi credono - è già passata davanti alla loro porta, né avrà più occasione di disturbarli; altri, ad esempio io che sto al sesto piano, hanno adesso motivi di inquietudine, non più loro. Ma chi gli dice che nelle prossime notti la goccia riprenderà il cammino dal punto dove era giunta l'ultima volta, o piuttosto non ricomincerà da capo, iniziando il viaggio dai primi scalini, umidi sempre, ed oscuri di abbandonate immondizie? No, neppure loro possono ritenersi sicuri. Al mattino, uscendo di casa, si guarda attentamente la scala se mai sia rimasta qualche traccia. Niente, come era prevedibile, non la più piccola impronta. Al mattino del resto chi prende più questa storia sul serio? Al sole del mattino l'uomo è forte, è un leone, anche se poche ore prima sbigottiva.
O che quelli dell’ammezzato abbiano ragione? Noi del resto, che prima non sentivamo niente e ci si teneva esenti, da alcune notti pure noi udiamo qualcosa. La goccia è ancora lontana, è vero. A noi arriva solo un ticchettio leggerissimo, flebile eco attraverso i muri. Tuttavia è segno che essa sta salendo e si fa sempre più vicina.
Anche il dormire in una camera interna, lontana dalla tromba delle scale, non serve. Meglio sentirlo, il rumore, piuttosto che passare le notti nel dubbio se ci sia o meno. Chi abita in quelle camere riposte talora non riesce a resistere, sguscia in silenzio nei corridoi e se ne sta in anticamera al gelo, dietro la porta, col respiro sospeso, ascoltando. Se la sente, non osa più allontanarsi, schiavo di indecifrabili paure. Peggio ancora però se tutto è tranquillo: in questo caso come escludere che, appena tornati a coricarsi, proprio allora non cominci il rumore? Che strana vita, dunque. E non poter far reclami, né tentare rimedi, né trovare una spiegazione che sciolga gli animi. E non poter neppure persuadere gli altri, delle altre case, i quali non sanno. Ma che cosa sarebbe poi questa goccia: - domandano con esasperante buona fede - un topo forse? Un rospetto uscito dalle cantine? No davvero.
E allora - insistono - sarebbe per caso una allegoria? Si vorrebbe, così per dire, simboleggiare la morte? o
qualche pericolo? o gli anni che passano? Niente affatto, signori: è semplicemente una goccia, solo che viene su per le scale.O più sottilmente si intende raffigurare i sogni e le chimere? Le terre vagheggiate e lontane dove si presume la felicità? Qualcosa di poetico insomma? No, assolutamente. Oppure i posti più lontani ancora, al confine del mondo, ai quali mai giungeremo? Ma no, vi dico, non è uno scherzo, non ci sono doppi sensi, trattasi ahimé proprio di una goccia d'acqua, a quanto è dato presumere, che di notte viene su per le scale. Tic, tic, misteriosamente, di gradino in gradino. E perciò si ha paura.
Labels:
Buzzati,
Dino Buzzati,
racconto,
scrittori,
una goccia
lunedì 21 settembre 2009
Manganelli per tutti
Questo è il numero 83 dei cento racconti in Centuria, di Giorgio Manganelli, scrittore che stimo molto e che credo non sia ancora morto. Se passasse di qua gli direi: grande Giorgio, mi piace come scrivi. Consiglio a tutti di comprare 'sto libro. Il mio è edito da Adelphi, non so se ne esistono altre edizioni più economiche di questa (25 Euro belin).
..............................................................................
I due amici sono legati da una particolare forma di complicità: il primo crede di essere un maniaco sessuale, il secondo di essere affetto da mania omicida. Questa condizione, di per sé tutto fuorché noiosa, è complicata dal fatto che entrambi si giudicano degli esteti e quindi dei contemplatori della propria mania. Ne deriva che il maniaco sessuale è di una singolare castità, e il maniaco omicida di una innaturale ma elegante mitezza. Infatti, ciascuno dei due ha delegato all'altro il compito di perseguire la propria mania: per cui tocca al maniaco sessuale soddisfare la mania omicida dell'amico, e al maniaco omicida di vivere la mania sessuale del compagno.
Naturalmente il maniaco omicida nella veste di maniaco sessuale è del tutto inetto, cosa che l'amico sa perfettamente; allo stesso modo il maniaco sessuale non sarebbe capace di compiere il più modesto e ovvio degli omicidi. Pertanto, essi han deciso di farsi credito: il maniaco sessuale chiede al maniaco omicida di compiere una qualche efferatezza, ed egli acconsente; nel giro di ventiquattròre torna a rapporto, raccontando di stupri, orge, giovinette umiliate: naturalmente egli non ha fatto nulla di tutto ciò, solo l'idea gli fa orrore, e se vedesse una dama minacciata da un bruto accorrerebbe in sua difesa come un cavaliere; ma per l'affetto che lo lega all'amico, egli è disposto a fingersi abbietto delinquente; in cambio, il maniaco sessuale uno dei prossimi giorni gli descriverà minutamente un terribile e ingegnoso delitto, compiuto in circostante talmente sottili e fantasiose, oltre che improbabili, che nessun giornale ne recherà notizia, se non con anni di ritardo. In tal modo, il maniaco omicida passa alcuni giorni di perfetta letizia, e fa la carità ai poveri e offerte alla parrocchia, in ringraziamento per aver incontrato un così caro amico. In realtà, ciascuno sa che l'amico è del tutto innocente, ma si rende conto che una amicizia tra due innocenti non sarebbe adeguata dagli abissi della loro anima; pertanto essi hanno deciso, segretamente, che ciascuno dei due sarà l'anima nera dell'altro, giacché solo in questo modo essi possono coltivare una delicata, sollecita, attenta amicizia.
..................................
Comunque Manganelli è morto. Mi dispiace. Anche a Calvino dispiacerebbe, se fosse vivo.
Iscriviti a:
Post (Atom)











