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lunedì 25 maggio 2026

Stormi di galline

dal facebook di
Fabrizio Venerandi
"Papà - mi chiede secondogenito - come si chiama in italiano uno sciame di galline?".
Così i dialoghi con i miei figli, sembra di stare in una sit-com dal vivo o in un pezzo di Ionesco. "Uno sciame di galline?"chiedo. Lui ha il cellulare in mano, mi guarda, guarda il cellulare. "In inglese c'è un termine, ma non so come funzioni in italiano". Ci penso. "Non funziona, in italiano. Non c'è un termine per definire un gruppo di galline". Secondogenito mi guarda, non dice niente, cerca su Google. "Qua - spiega dopo un po'- internet dice stormo". Lo guardo. "Stormo di galline?" faccio io con viso inespressivo. "Così dice internet" fa lui. "Ma internet chi?" chiedo io.
'Internet' in questo caso sono quasi tutti siti di vendita online. "Sono tradotti in automatico" spiego a secondogenito. "Non esiste l'espressione stormo di galline, o almeno io non l'ho mai sentita. E io ne ho sentite tante" concludo. Secondogenito sorride e mi mostra il cellulare. "Padre, quello a cui stai assistendo è la lingua italiana che si evolve" dice sornione. Se mille siti parlano di stormi di galline prima o poi avremo le galline in stormi.
"A proposito - continua secondogenito - sai come si chiama un gruppo di corvi in inglese?". "Lo ignoro" rispondo. Secondogenito fa un sorriso mellifluo, solenne: "murder" dice con un certo compiacimento lessicale. "Murder" ripeto io rapito.
A questo punto entra in scena anche terzogenita. "E sapete - fa lei - come si chiama un gruppo di furetti?". "Furetti?" chiedo io e lei annnuisce. Guardo secondogenito che alza le spalle. Questa volta è terzogenita che sorridendo lascia andare il suo vocabolo segreto: "business". Secondogenito corre a cercare sul cellulare. Legge, sorride. "È vero" conferma. Continua a leggere e poi mette via il cellulare e inizia a guardarci sardonico.
In pratica, spiega, i gruppi di animali in inglese vennero inizialmente chiamati con un aggettivo che richiamasse le loro caratteristiche. Murder per i corvi. Pride per i leoni.
"Un attimo - lo interrompo - vuoi dire che in inglese si dice "a pride of leons" per dire un branco di leoni?". Secondogenito annuisce. "Cristo santo" faccio io. "Sono dei pazzi".
"E business per i furetti? Allora vuol dire che i furetti sono bravi in affari?" chiede terzogenita divertita. Secondogenito fa no-no con la testa. "È stato un errore di trascrizione. In origine doveva essere "busyness". Indaffarati. Sai come sono i furetti" spiega.
"Certo - rispondo io - è che tendo a dimenticarlo".

domenica 3 marzo 2024

CHE LE POESIE VADANO DA SOLE - "Felicità rivoluzione", Carlo Molinaro

Carlo Molinaro

CHE LE POESIE VADANO DA SOLE
Ieri, 2 marzo 2024, alla manifestazione in piazza Castello contro un massacro di affamati in Palestina, si è avvicinato un ragazzo:
- Tu sei Carlo, vero?
- Eh... sì.
- Non ci conosciamo, ma ieri al Kontiki abbiamo letto una tua poesia, all'incontro di Fridays for Future, una bellissima che mi piace tantissimo, "Felicità rivoluzione".
- Ah, bene...
- Niente, ti ho visto e volevo dirtelo.
Sono contento, è bello che le poesie vadano da sole in luoghi belli, è particolarmente bello per me che vivo molto in un mio mondo in disparte, non sono presenzialista né promotore né spingitore e non vorrei mai esserlo.
Ricordavo vagamente, molto vagamente, quella poesia, non ricordavo dove, come, quando l'avessi scritta, né veramente che cosa ci fosse scritto, avevo solo una vaga sensazione che esistesse. Ricordo pochissimo le mie cose.
Stamattina ho provato a cercarla e non è stato facile. Alla fine è saltata fuori, è nel libro "Una città" del 2010 (libro esaurito e l'editore si è estinto). Bene. Qualcuno ce l'aveva ieri al Kontiki, e l'ha letta. Il Kontiki è un bel circolo (via Cigliano 7, Torino) che ha preso il posto di un precedente bel circolo estinto (Il molo di Lilith) e ospita spesso iniziative ecologiste.

Carlo Molinaro

Eccola, fotografata dal libro.

giovedì 26 ottobre 2023

Natascia Decaro parla bene del Diario Involontario

Io questo libriccino ce l'ho tutto gualcito, perché quando l'ho incontrato indossavo sempre un impermeabile con una tasca che sembrava fatta apposta per accoglierlo. E anche questo mi sembra degno di citazione: che si tratta di un'opera tascabile, quindi simpatica, fruibile insomma

Silvia Penso parla bene del Diario Involontario

È un libro intelligentissimo. Fa ridere e pensare. Dentro ci sono le cose quotidiane e della vita in generale ma viste secondo un altro punto, ti soffermi dove non siamo soliti riflettere. Piaciuto tanto anche a me
I libri belli dovrebbero girare di più.

Emanuela Cocco parla bene del Diario Involontario

Sotto c'è Carlo Martello che dice la sua, qui c'è invece Emanuela Cocco che dice la sua, sempre con più o meno senso di estemporaneaneità recensoria, se si può dire, per cui mi piace fare questo piccolo collezionismo di post facebook dedicati a questo libretto gioioso

Mentre il trasloco fisico è un vero trauma il "trasloco di parole" può essere una bella opportunità. In questo piccolo libro di Filippo Balestra (che però è un gran bel libro) ci sono tante cose dette così come si dovrebbero dire le cose serie: con precisa leggerezza. Insomma, leggetevi questo contemporaneo con la benedizione mia e di Blixa

#leggere #contemporanei #diario #parole #scrivere

venerdì 15 settembre 2023

Post Facebook about Esiste La Ricerca e Finali Nazionali LIPS Rimini 2023

Mi dispiace che non riesco a rendere conto del mio operato, o delle ultime cose bellissime recenti che ho vissuto,
L'incontro dell'altro fine settimana nella Milano de ESISTE LA RICERCA, tutto di ragionamento supercerebrale ma anche emozionale nel avvicinarsi a un'idea di risposta, a sentir parlare di scrittura di ricerca e cosa voglia significare, e continuavo a non dire niente e a pensare che trovare il punto della situazione sarebbe stato un fallimento, la cosa avrebbe perso senso, la ricerca svanita, e invece esiste, eccome se esiste, finché non la si definisce, direi, la ricerca esiste.
Poi questo fine settimana passato c'erano le finali POETRY SLAM: FINALI NAZIONALI LIPS - RIMINI 2023 | Sfide e spettacoli di poesia performativa, una roba molto pericolosa a livello di cuore, un'emotività assoluta espansa straripante, genti nuove e genti già conosciute da rivedere e abbracciare, conoscere nuovi stili e proposte di scrittura e di ritmo, sconvolgente l'energia che si è creata a Rimini nello scorso fine settimana.
E aggiungo che queste due cose, la scrittura di ricerca e la poetry slam, che a prima vista sembrerebbero due pratiche lontane per il diverso tipo di clamore che generano, e il diverso rapporto che hanno con l'idea di "spettacolo", nonostante queste differenze mi concentrerei, appunto, su ciò che hanno in comune che per me è il non attenersi, lo spostarsi, andare oltre, fare un passo avanti (e da tutte le parti), ma appunto ribadisco soprattutto mi piace questa idea del non attenersi, concetto che non mi è chiaro ma caro.
E basta.
Che emozion

lunedì 5 giugno 2023

Io novecento ti ho dato tutto! - poesia rubata a Gioia Salvatori

Gioia Salvatori

Un inconscio incapace di farci i capelli
e che sa solo farci le scarpe
Io novecento ti ho dato tutto!
E tu a me neanche un attimo di pace!
Avere un dentro non conviene a nessuno
Solo agli armadi come posto per gli scheletri
Solo agli scheletri come posto per il cuore
Solo al cuore come posto per il sesso
Solo al sesso sempre posto
Che lo pratichi
 
Anche oggi abbiamo composto il mondo.
Arrivederci

martedì 30 maggio 2023

Credevo abitasse a... Hampstead - da Tradimenti, di Harold Pinter

Stavo appunto pensando che a volte mi piace, certe volte, sempre, mi piace sempre, leggere dei pezzi di letteratura che parlano di letteratura, e che mettono in mezzo la letteratura, e ci sia quel filo di metaletterarietà che a me non so perché piace così tanto, così tanto che mi dico Forse questa mia ossessione per la scrittura arriva solo dal fatto che mi piacciono queste storie di scrittori, ecco, mi dico, ecco, mentre ero lì che infatti sottolineavo un passaggio di Pinter, Harold, da "Tradimenti", che metto qui sotto adesso:

Entra Emma

EMMA: Salve. Che sorpresa.
JERRY: Ho preso il tè con Casey.
EMMA: Dove?
JERRY: Qui all'angolo.
EMMA: Credevo che abitasse a... Hampstead o da quelle parti.
ROBERT: Non sei aggiornata.
EMMA: Ah no?
JERRY: Ha lasciato Susannah. Vive da solo, proprio qui all'angolo.
EMMA: Oh!
ROBERT: Sta scrivendo un romanzo su un uomo che lascia la moglie e tre bambini e se ne va a vivere da solo dalla parte opposta di Londra per scrivere un romanzo su un uomo che lascia la moglie e tre bambini...
EMMA: spero sia meglio dell'ultimo
ROBERT: Dell'ultimo? Ah, l'ultimo. Ma non era quello su un uomo che viveva in una grande casa a Hampstead, con la moglie e tre bambini e sta scrivendo un romanzo su...

e già che ci sono metto qui sotto rubato da facebook un commento che forse non c'entra niente - ma in quel momento per me c'entrava molto, e comunque, in generale, le cose che non c'entrano inente sono quelle più azzeccate da stare a guardare - è un commento di Simonetti, Gianluigi, scritto su post di Policastro, Gilda, il 25 maggio se non sbaglio (sì, il 25 maggio)

GIANLUIGI SIMONETTI, commenta Gilda Policastro 25 maggio

credo bisognerebbe distinguere fra "storie" e "letteratura" (e fra narrativa e narrativa letteraria). Entrambe le cose hanno sempre destato interesse, ma è contemporanea la passione generica per le storie (nel senso merceologico, euforico e spesso anche pedagogico dello storytelling) e simmetricamente l'associazione tra storie e letteratura. Come se tutta la letteratura fosse narrativa. Mentre non tutte le storie sono letteratura, e non tutta la letteratura è fatta di storie.

(è la prima volta che pubblico un commento preso da fb, wow)

lo hanno tradotto Laura Del Bono e Elio Nissim

domenica 7 maggio 2023

Roberto Bolaño - Non scrivere racconti uno alla volta - Michele Orti Manara

Michele Orti Manara

«Non scrivere racconti uno alla volta. Se uno scrive racconti uno alla volta, può, per dirla in modo onesto finire per scrivere sempre lo stesso racconto fino al giorno in cui muore.
È meglio scrivere almeno tre o cinque racconti alla volta. Se uno ha energia, anche nove o quindici alla volta.
Attenzione: la tentazione di scrivere due racconti alla volta è pericolosa proprio quanto quella di scriverne uno alla volta. E poi, cosa ancora più importante, si rischia di creare un gioco di specchi tra innamorati, una immagine doppia che produce malinconia».
Roberto Bolaño

lunedì 1 maggio 2023

Andrea Bonomi, primo maggio

Lavoro estivo, lavoro immediato, lavoro in nero, lavoro dov’è permesso urlare, lavoro a chiamata, lavoro gratuito, tanto lavoro per nulla, non andare al lavoro, ultimo giorno di lavoro, senza un posto di lavoro, agenzia del lavoro, colloquio di lavoro, lavoro precario, lavoro per obiettivi, organizzazione del lavoro, lavoro di squadra, prodotti del lavoro umano, cattiverie sul posto di lavoro, ricatto sul lavoro, sfruttamento sul lavoro, lavoro sbagliato, prendersi una pausa dal lavoro, vivere senza un lavoro, aver paura del lavoro, non trovare lavoro, lavoro in prova, lavoro part time, lavoro manuale, contratto di lavoro, divisione del lavoro, lavoro socialmente utile, lavoro in cooperativa, sorridere al lavoro, la fortuna di avere un lavoro, fondata sul lavoro, il lavoro nobilita l’uomo?

Fare e disfare è tutto un lavorare / Ecco quello che so fare. Cercare un lavoro, accettare una proposta di lavoro, cambiare città per lavoro, trasferirsi all’estero per lavoro, lavoro per chi conosce l’inglese, lavoro in Svizzera, lavoro in Germania, lavoro sulle navi, lavoro in Australia, italiani in Asia per lavoro, mondo del lavoro, lavoro digitale, lavoro flessibile, lavoro a progetto, lavoro determinato, lavoro indeterminato, lavoro dei sogni, lavoro d’oro, lavoro del momento, amore lavoro soldi salute, lavoro continuo e intenso, uscire tardi da lavoro, scopare al lavoro, pensare solo al lavoro, portarsi il lavoro a casa, sognare di dormire al lavoro, lavoro stressante, lavoro no stop, ansia per il lavoro, consumo di alcolici al lavoro, odiare il proprio lavoro, congedarsi dai propri colleghi di lavoro, fuggire dal lavoro, annunci di lavoro, cambiare lavoro, nuovo lavoro, buon lavoro!

Mercato del lavoro, opportunità di lavoro, ministro del lavoro come primo lavoro, domanda di lavoro, bisogno di lavoro, la festa del lavoro che non c’è, inventarsi un lavoro, ripensare il lavoro, psicologia del lavoro, lavoro del futuro, i robot ci ruberanno il lavoro, definizione di lavoro, il concetto di lavoro per gli antichi greci, la questione del lavoro per Marx, il tema del lavoro nel ’68, insegnare filosofia come lavoro, lavoro nei campi, lavoro notturno, lavoro autonomo, lavoro da casa, telelavoro, trasferta di lavoro, lavoro con vitto e alloggio, lavoro dal lunedì al venerdì, lavoro domenicale, lavoro d’ufficio, lavoro all’aria aperta, pausa di lavoro, imparare a eseguire bene il proprio lavoro, lavoro a provvigione, lavoro alienante, orario di entrata e uscita dal lavoro, datore di lavoro, forza-lavoro, luoghi di lavoro, lavoro in fabbrica, lavoro portuale, lavoro in cantiere, dopolavoro, infortunio sul lavoro, morire di lavoro, astensione collettiva dal lavoro, difendersi dal lavoro, abolire il lavoro, liberare il lavoro.

domenica 19 marzo 2023

Dicevo, a Trento ma non solo - (un altro mio post facebook riepilogativo)

Non ho capito in che modo sia andata bene la "Conferenza sulla conferenza di Trento", ma sono pressoché sicuro sia andata bene. Poè Festival è un super festival itinerante nel tempo, con un programma che copre diversi mesi e, anche se con Stella Littlepoints Venturo e Olivia ci abbiamo vissuto dentro soltanto un paio di giorni, ci sembra sia passata una stagione importante e ci viene da pensare che saranno belli e forti gli altri appuntamenti lì a Trento.
Mi vengono da capire molte cose considerata la bellezza di pensiero di Adriano Cataldo e Gloria Riggio, unita alle forze della libreria due punti e del Café de la Paix Circolo Arci, e mi viene anche da dire mi trasferisco a Trento ben sapendo che alla fine poi non lo faccio, che domani a Genova con Alberto Nocerino di Genova Voci leggiamo poesie di pace alla Biblioteca Universitaria di Genova. (BUG).
Poi sabato non vedo l'ora facciamo il nostro slam di Genova Slam LaClaque Poetry Slam - Round 3 e domenica a Pisa rifaccio di slancio la CONFERENZA SULLA CONFERENZA__Filippo Balestra__@Cantiere San Bernardo ..
Ho scritto un post classicamente troppo lungo con tutte ste tag tutte ste date anche mi sembra che probabilmente dovrei cambiare stile di vita e anche stile di post dovrei cambiare lo so e volevo scrivere qui altre cose che poi ovviamente non ho scritto me ne dispiaccio molto ciao spero tutto bene nel frattempo dalle vostre altre parti ciao

lunedì 12 settembre 2022

IL POST FB SUL DIARIO INVOLONTARIO

Post facebook del 5 settembre che copio e incollo qui, più avanti poi scriverò alcune cose riguardanti il diario involontario, cose che in qualche modo giustifichino l'idea di base del diario involontario e la sua pazza pubblicazione, io amo il diario involontario, credo sia importante da avere, per chiunque al mondo, ma credo che possa anche essere piccolo esempio di metodo di una cosa che ho capito sulla scrittura, una cosa che ho capito e sulla quale mi sono con gioia accanito.

POST DEL 5 SETTEMBRE

Quattro giorni fa il coraggioso direttore presidente di Tic Edizioni Emanuele Kraushaar mi mandava questa foto con libro vero in mano, io dall'emozione reagivo non sapendo bene cosa fare.
Oggi vengo qui a forze raccolte per annunciare che il libro c'è, si vede, è il Diario Involontario di Filippo Balestra - io - che arrivo dunque a quota tre pubblicazioni ufficiali e delle quali sono contentissimo perché mi rendo conto che c'è un percorso, un'idea in evoluzione di ciò che per me è la scrittura.
L'altro giorno un'amica mi ha chiesto di cosa parla dunque il Diario Involontario, io non avevo pensato a questa eventuale domanda però ad oggi potrei dire che il libro parla di tutto ma anche, e soprattutto, di tutt'altro - e della differenza che c'è tra il tutto e il tutt'altro.
Spero possa piacere infinitamente a chi vorrà azzardarsi a leggerlo, io ne ho adesso tra le mani una copia e mi pare sia una pubblicazione con un certo qual senso, nonostante il suo essere un esperimento basato su un esperimento.
Ringrazio dunque Emanuele Kraushaar per il coraggio editoriale, Michele Zaffarano per la consulenza e per le dritte compositive e in generale ringrazio Tic come ideale di casa editrice che si/ci porta in territori estremi e scoscesi del linguaggio.
Di puro e vero sentimento d'amore ringrazio Stella Littlepoints Venturo che sa starmi accanto ma anche dietro e davanti, e Alfonso Maria Petrosino fratello di dubbio e arrovellamento letterario.

(in copertina illustrazione autoricorsiva lineare di Reg Mastice)

sabato 14 novembre 2020

Arsenio Bravuomo, preservativo usato su pisello moscio

 Arsenio Bravuomo

preservativo usato su pisello moscio
la coda alla posta si dipana sott’ai portici
ricca di personaggi da film di sorrentino
drogati spaesati sconsolati persi
e la tensione si taglia a fette
quando uno entra con la prenotazione poverino
e li guardo e son contento
ti amo nel frattempo
lavoro la mattina tra gente approssimativa
a risolvere problemi semplici
a ripetere gesti meccanici
robe che mi cambiano l’umore
che mi fan diventare nero e senz’amore
siamo quel che siamo
nel frattempo ti amo
la rabbia della gente ignorante la si può no ignorare
la folla manipolata da quattro cialtroni gridoni
cavalcata da opportunisti scemi
con la vista d’un cieco stupido ma di successo
li guardiamo inorriditi sul divano strafatto
combattuti se combattere o arrenderci all’evidenza
lo sento
ti amo nel frattempo
dobbiamo uscire e ti devi cambiare
e ci metti la solità eternità
quante eternità ho vissuto
tante che mi sento un’immortale
e c’è sempre qualcosa rimasto da fare
da truccare, da metter nella borsa, da non scordare
e io che t’attendo
ti amo nel frattempo
si fa l’amore stancamente avvinghiati alle nostre voglie
distorte e mischiate a minestroni e certi cavoli
penetrati di affetto rigido e malattie ataviche
come certe estati di nostra conoscenza
con le ginocchia incrostate e bianche maniche
ti amo nel frattempo
ma se ci pensi c’è pieno di gente gentile
che ti tiene la porta che ti apre il portone
ti dà una mano ti accompagna al treno
è che noi di tutti i semafori che incontriamo
ci ricordiamo solo quelli rossi
il contrattempo
ti amo nel frattempo
sei la sveglia del mattino
sei l’urlo dispotico della sera
sei il cuscino a cui bramo e mi inchino
sei la spina dorsale a cui mi aggrappo
sei l’ubriachezza di baci e di vino
sei li mio tempo vissuto giorno per giorno
sei la linfa che mi scorre dentro
il tempo va
trascorre borioso e noioso
ne prendo gli interstizi
ti guardo sempre di sottecchi
mi curo i vizi e nel contempo
ti amo nel frattempo

lunedì 5 novembre 2018

Un post di Alessandro Burbank

Alessandro Burbank
Per farvi capire amici e amiche che io scrivo le poesie mentre chi forma il mondo della letteratura, tra accademici e studiosi e promotori di poesia, sostiene che:
- La poesia non esiste
- La poesia non vende
- I libri di poesia non devono vendere
- Le riviste letterarie non esistono
- Gli ultimi poeti sono morti quest'anno
- Il libro è l'unico medium possibile
- L'editoria è in crisi
- L'editoria di poesia è morta
- Le poesie non si capiscono
- Le poesie sono troppo semplici
- Le poesie sono destinate ad un'elite
- Quest'anno vanno le donne
- Quest'anno vanno gli immigrati
- Quest'anno tocca a quello o a questo
- Il pubblico di poesia non c'è
- Il pubblico di poesia è irraggiungibile
- Se tutti parlano, bisogna tacere
- La figura del poeta è dominio del marketing
- Facebook di fatto ci toglie i diritti sulle poesie
- La figura del critico è uguale a quella del poeta
- Il poeta deve essere un intellettuale riconosciuto
- La poesia è destinata alla carta
- La poesia è soltanto orale
- Solo se pubblichi ti invitato ai festival
- Solo se hai un critico di riferimento vali
- E' giusto ribadire che i poeti sono vivi
- La performance di poesia non è poesia
- La performance è un mondo a parte
- La poesia non è arte
- Nelle scuole arrivano fino a Montale
- E' giusto avere pregiudizi sull'autopromozione
- Chi si autopromuove è un egomane
- Chi si autopromuove non è un vero poeta
- Chi legge le poesie in pubblico non è un vero poeta
- Chi legge le poesie in pubblico deve farlo in silenzio
- Si leggono le poesie in pubblico ma senza fronzoli
- Bisogna rispettare la metrica
- Senza metrica non c'è oralità
- Non è poesia ma forse è rap
- Se è rap, anche per un secondo non è poesia
- Potevi fare il cantautore o il song-writer
- Potevi fare la rock star
- Potevi fare l'artista visivo
- Potevi fare l'animatore nei villaggi
- Non esiste la poesia poesia
- Non è sicuro che esista la poesia in prosa
- Non è sicuro che esista la poesia nel canto
- Non è sicuro che esista la poesia a teatro
- I giornali non sanno cos'è il Poetry Slam
- Il Poetry Slam non è poesia
- Il Poetry Slam è poesia
- Il Poetry Slam è morto
- Il Poetry Slam è Americano
- Questa non è poesia
- Quella non è poesia
- Questo o quello non è un poeta
- Quelli scrivono poesie che non legge nessuno
- Quelli scrivono poesie che leggono in pochi
- Quelli che scrivono poesie che leggono tutti, no
- Noi ad esempio abbiamo ragione
- Ieri ero con loro, oggi abbiamo ragione noi
- Domani vado da quelli che domani avranno ragione
- Non è necessario parlare di divulgazione
- Nessuno deve sapere la poesia
- Tutti devono sapere di Dante
- Nessuno dovrebbe sapere di te, che Dante non sei
- La poesia è superiore alle altre arti
- Il bello è proprio questo
- Il brutto è proprio questo
- Il buono e il cattivo tempo

mercoledì 31 ottobre 2018

Rosaria Lo Russo - Sergio Garau su Poetry Slam

Non me ne vogliano troppo i miei giovani amici "poeti" performer, definizione autocertificata ma declinata ormai quasi esclusivamente come slammer, ma ho formulato, dopo lunghe riflessioni, un giudizio profondamente negativo sulla giovane e meno giovane scena, affollatissima, dei poetry slam. Mi chiedevo cosa fosse in realtà. E l'ho analizzato semplicemente. E' un fenomeno di massa, di piccola massa ma pur sempre di massa, che si svolge in locali dove lo scopo principale è la vendita di bevande, più o meno alcooliche. Dunque deduco che la cosiddetta "poesia performativa" che si pratica nei locali di sera e che aggrega moltissime persone giovani sia le seguenti cose: una forma di aggregazione giovanile alla moda, una forma di intrattenimento più semplice e alla portata di tutti rispetto alla musica (che va saputa fare mentre tutti sono buoni a aprire bocca e dare fiato), e soprattutto, una forma di intrattenimento consumistico: Intrattenimento, perché vive il tempo che dura, pochi minuti (nei open mic purtroppo di più), perché è volto a divertire senza conseguenze etiche, estetiche eccetera. Consumistico: si offre poesia performativa, sic!, insieme a bevande e cibarie. Non si tratta dello spettacolo della poesia. Non è spettacolo: è intrattenimento che obbliga a consumazione. Non è poesia: è una forma fluida, banalissima, dal linguaggio piatto, che non dice nulla che già non si sappia, che è finta protesta, finti sentimenti ecologici, una finzione banalissima, più banale di una canzonetta di Sanremo, tarata su schemi consunti e abusati di ritmo rappeggiante. Una noia mortale, cari ragazzi. Giovane poesia? Tentativi? No!!! I giovani poeti performer autocelebrantesi hanno una sicumera e una altezzosità da grandi autori, anzi, da depositari di verità gnomiche. Autori di che? Sui libri non regge un solo loro verso, e per fortuna questi "artisti orali" non hanno bisogno di libri, gli bastano le serate nei locali. INTRATTENIMENTO CONSUMISTICO.
Intrattenimento consumistico, non arte, nemmeno un po'.
A questo da ora in poi mi opporrò sempre di più, perché inquina. E' oramai una forma di inquinamento, quindi da combattere.

Sergio Garau ha condiviso un post.
18 h
---scrivo questo lenzuolo in risposta al post di Rosaria Rosi Lo Russo sul poetry slam, a cui rimando ---
Cara Rosaria, non sarò per niente breve: è diverso tempo che sto abbozzando risposte a questa tua, con alterni risultati. Cerco di capire: il problema è lo slam in sé? Ovvero la gara specifica con le sue 3 regolette? O la gara in generale applicata alla poesia? Il movimento di umani che ci sta dietro dall'inizio, o in questo ultimo periodo? Sono gli slam fatti nei locali con mescita, mentre gli slam fatti nei teatri e nei festival vanno, se non bene, meglio? Sono gli slam in cui il microfono non si nega a nessuno o quelli con una selezione? Cambia se la selezione la fa Azzurra D'Agostino o Socci o tu o Lello etc? Si tratta di intrattenimento consumistico ogni qual volta c'è uno slam? Sempre così effimero e caduco? Al contrario dei libri? Invece di premere play, riprodurre, il solito discorso sulla enorme quantità di libri che nemmeno toccano uno scaffale e precipitano tra maceri e garage, spesso di minoica giustezza e senza che nessuno se ne sia accorto, né ne abbia letto mezza sillaba, cambio nastro e dico che non ho mai pubblicato un libro di poesia. Ci sono degli editori e degli amici che mi insultano da qualche anno, giustamente, perché non gli mando il materiale da stampare, rilegare e vendere nel mondo dell'editoria - e anche qui evito di avviare un discorso sull'intrattenimento consumistico dei libri in genere o dei libri di poesia (dammi due parole: Francesco Sole). La mia però scarsa propensione al pubblicare un primo libro non è solo inerzia, sindrome di Peter Pan verso l'ombra dell'inchiostro o di Stoccolma verso il palco, la mia è anche e soprattutto una questione di rispetto verso il libro: so che alcuni miei testi sulla pagina andrebbero tradotti, o riscritti, o buttati. Ho pubblicato invece poesie su carta in antologie o riviste, perché è altra cosa rispetto all' "opera". Allo stesso modo è più facile e più di buon senso, che un "amateur" si butti in uno slam, prima di preparare un suo reading o spettacolo poetico crossmediale di un'ora. L'amatorialità, ovvio, c'è in ogni arte: dalla scultura alla fotografia, dall'hockey su prato al porno. E come nel porno o nell'hockey su prato, anche nello slam non ci sono solo "amateur", e lo sai dato che ne hai organizzato uno in Piazza della Passera per un paio d'anni: era peraltro uno slam abbastanza duro, con pubblico vario, dalle ammiratrici del Luzi della prima ora impellicciate in prima fila, ai gonfi di rosso e di lampredotto e mutilati dal calcio storico vocianti sullo sfondo: una bella sfida, e un bel successo, tenerli tutti per due ore con la poesia. E se Simonelli agli slam non vince chi se ne frega: quand'è l'ultima volta che Simonelli a Firenze ha eseguito le sue poesie davanti a più di 2-300 persone come quella volta? In questi ultimi anni lo slam ha incrementato la sua presenza in molti contesti, alti e bassi, sbronzi e sobri, da Palazzo Grassi alla Spilleria di Gorgonzola, passando per quasi tutti i festival di poesia (e dell'asparago rosa) e palchi più importanti. Abbiamo ampliato il nostro spettro (-Bu!). Ci sono quelli per cui è una moda, e quelli per cui è un modo per non suicidarsi. Tornando al paragone con l'antologia: lo slam è un mezzo, una piccola parte della poesia orale, performativa, per intenderci. Ci sono antologie di poesia che ho letto e che mi hanno lasciato un segno, e altre che son rimaste ben ben incellofanate, così ci sono slam che mi restano impressi per anni e ancora ricordo, e altri completamente anonimi e volatilizzati, o indelebili in quanto orribili. Secondo me si può usare la parola poesia anche per lo slam senza troppi problemi: poesia a volte buona, a volte no, a volte d'intrattenimento, a volte no, a volte inadatta al palco e alla voce, a volte sì. Se poi proprio vogliamo essere più precisi per tenere tutto sotto lo stesso ombrello, a me piaceva un concetto che avevo trovato leggendo di poesia digitale dieci anni fà: "Sprachkunst", arte della lingua, concetto ovviamente impossibile a imporsi, ma in grado di comprendere fenomeni che l'accademia e la critica stentavano a studiare o incasellare.
Ora, permettimi di chiederti: in base a cosa si è concretizzata codesta tua analisi e relativo giudizio? Te lo chiedo non solo per mandare subito la slam police a manganellare questi slam che ultimamente ti hanno definitivamente convinto a bruciare e spargere il sale, ma anche perché il fenomeno è molto diverso da città a città, da regione a regione, da scena a scena, così come diverse e rapide sono le sue evoluzioni qui e là, anche solo restando in Italia. Lo slam è un movimento di aggregazione giovanile? Sarebbe per lo più auspicabile, ma non è solo questo. Ci sono slam (o scene) con un pubblico in età scolare, con per lo più ventenni, o trenta-quarantenni, o anche pensionati, o slam decisamente intergenerazionali. Talvolta c'è una correlazione tra l'età dell'organizzatore/mc e quella del pubblico. Nell'ultimo paio di anni mi pare ci sia stato in Italia un abbassamento dell'età media, e questo lo trovo un segnale positivo per il movimento e per la poesia in genere. Il primo problema della poesia, infatti, in Italia e non solo, continua, a mio avviso, a essere il pregiudizio di essere arte morta e mortalmente noiosa, buona solo per le autopsie scolastiche dell'obbligo, pregiudizio che si forma nelle scuole medie e superiori - alle elementari c'è ancora speranza. Lo slam dice al 14enne che la poesia può essere anche quella che scrive e ascolta lui, che la sua comunità di pari può decidere se rappresentarvisi, riconoscervisi. Può essere un modo di avvicinare alla lettura di poeti, contemporanei o del passato. La poesia di intrattenimento consumistico (libresca, digitale o orale che sia), abbatte il Mostro della Noia Mortifera Poetica, ma, sorpresa sorpresa, ne prende il posto e diventa il secondo Mostro: il Mostro dell'Intrattenimento Consumistico. Ecco, lo slam io non lo colloco come ponte tra il primo mostro (la noia) e il secondo mostro (l'intrattenimento), ma come ponte tra il secondo mostro (l'intrattenimento), e la tanto agognata poesia, l'Oggetto di Valore di questa nostra narrazione. Se in uno slam c'è chi non sa che si trova sul palco e boccheggia dal suo libro per la prima volta credendo che lo Spirito Santo propaghi le sue parole, se c'è Pippo Franco che prova le sue ultime battute in vita, ma se c'è anche una bella poesia, scritta ed eseguita al meglio, ecco, se ci sono cinquanta, cento, mille persone che hanno ascoltato quella poesia, per me è un successo. E ovviamente stiamo parlando di ricezione della poesia, non di vittoria della garetta. Si tratta di una strada praticabile anche per chi si interroga sul rapporto tra il pubblico e la poesia, come Balestrini in una sua nota, poesia. Nella mia esperienza la gara resta un valido stratagemma, un trucco. L'entraîneur che con la poesia ha poco o nulla a che spartire e che si trova in uno slam, lo vedo come parte del trucco, come un'esca per catturare il pubblico verso la poesia che lo seguirà sul palco di lì a poco: quasi un alleato. A volte nello stesso poeta o nella stessa poesia (non dico Sprachkuenstler o Sprachkunstwerk per semplicità), possono convivere questi due momenti. Jekyll e Hyde, Tyler Durden, John Malkovich.
Nel complesso delle centinaia di slam che ho visto in questi anni in Italia e all'estero, il bilancio è (siero) positivo, se non nell'inserto economia & finanza, almeno alla pagina società & cultura. La qualità media mi pare, pur se ondivaga, si stia alzando, soprattutto nell'esecuzione dal vivo, ma anche nella scrittura. Poi, certo, ci sono anche slam che fanno schifo, in parte o in tutto. Quando mi son capitati non mi è dispiaciuto del tutto, perché comunque Cassavetes me lo rivedrei e perché ho anche importato in Italia l'AntiSlam, la gara per la peggiore poesia: un momento di liberazione dai mipiace e di catarsi (addosso) come pochi. Certo negli slam ci son poesie o poeti che meglio si prestano, altre e altri meno; lo stesso brano in uno slam può essere valorizzato, mentre in un altro slam penalizzato. A volte la cornice giocosa aiuta, a volte no. C'è varietà, e non nel senso televisivo, nei modi di condurre, nei generi di poesia proposta. Non credo si possa parlare di "genere" slam: forse ci sono alcuni tratti comuni tra alcuni poeti che partecipano agli slam, ma per lo più son molto diversi, e anche tra i testi proposti dallo stesso autore ci possono essere grandi differenze. La critica accademica o letteraria, almeno per come l'ho lasciata qualche tempo fa, è piuttosto malmessa quando si tratta di analizzare brani di spoken word o spoken music, poesia orale, performativa, poesia, Sprachkunst: mancano le Sprachkunstgattungen. Ogni mattina mi alzo e penso: -mancano le Sprachkunstgattungen.
-Cos'è la poesia?- è una bella domanda che personalmente mi diverte lanciare in pasto a un centinaio di persone una sera. La gara con giudizio popolare fa porre in discussione la poesia in prima persona all'ascoltatore, secondo me meglio che nella cornice dell'assegnazione di un premio di poesia. Cerimonia alla quale l'ascoltatore acconsentirebbe un ascolto prono, distratto e bradipico, caso mai si fosse sognato di andarvi, cosa che capita piuttosto di rado (caduto della poesia per mano del Mostro di primo livello: La Noia Mortale). Personalmente mi ha fatto piacere che a uno slam qualcuno abbia detto: -ma questa non è poesia!- L'ho sempre preso come un bel complimento, grazie. Mi è successo di sentirlo a uno slam sia nel 2002 nel Museo di Caraglio per BIG Torino (e non Museu do Caralho BIG), che e nel 2017 a Ragusa.
Un altro punto: nello slam, a volte, non si respira gratuità o vacuità. Non gratuità o vacuità artistica, come accennavo sopra, ma neppure gratuità o vacuità sociale. C'è che quell'alcolista (alcolista vero e in atto, indesiderato nei bar del suo paese), quella sera non aveva bevuto perché voleva eseguire le sue poesie al meglio allo slam, davanti alla sua comunità (di alcolisti in potenza): voleva guadagnarsi un ruolo diverso: essere poeta, o almeno trovare qualcuno che lo ascoltasse per davvero, e qualcuno da ascoltare per davvero. E chi ha storto il naso quando l'applauso più forte di tutta la giornata di concerti era per l'alcolista, nonostante la qualità della sua proposta artistica non fosse, probabilmente, la migliore del giorno, quel qualcuno che ha storto il naso non ha capito che cosa c'era in ballo: la vita di "La Morte" - così lo chiamano. Bisogna poi andare allo Slam da Onça nella periferia Sussuarana di Salvador de Bahia per respirare in tutto e per tutto il senso di esistere comune grazie e attraverso la parola e la voce. A volte la protesta, anche lì, è quasi solo grido nero, a volte è poesia nera - ma in nessun caso mi verrebbe di scoraggiarli, o, tanto meno, di combatterli o avversarli. Prendere la parola è più facile che nella musica perché lo strumento è la tua voce ed è alla portata di tutti - e questo è un bene in quelle comunidade (favela), dove, grazie anche alla rete dello slam, si trova un modo di guerrilla, di dissentire e protestare contro un potere sempre più fascista, razzista, omofobo e così via. Un modo semplicemente di esistere e agire in società per quello che si è. -cosa faremo ora? -poesia, quegli stronzi non sopportano la poesia.- pubblica no amiche e amici brasiliani della scena dello slam dopo le elezioni. E che si faceva allo Slam da Onça tra una manche e l'altra? Si presentava un libro di un poeta che non partecipa agli slam, che parla del suo libro e non esegue nemmeno una poesia. Sono tantissimi i poeti che promuovono i loro libri, e i libri di altri, attraverso il circuito dello slam e dei sarau (diciamo open mic, meglio lesebuehne, ma non è lo stesso). Non c'è questo dualismo slam/libro: la strada può essere verso un Gesamtsprachkuenstler che spazia dal codex medievale al codice informatico, passando per lumièrismi e marconismi. 
Tornando al discorso sociale, affatto gratuito o vacuo, vedo il movimento dello slam portare avanti istanze progressiste basilari, lotte come quella della parità dei diritti - in Messico e in Brasile ci sono gli Slam das Minas, come da noi Daniela Rossi aveva avviato il Pink Poetry Slam. Ora a Città del Messico ho partecipato a un incontro che si chiamava "Circulo de Hombres" che, ben lungi dal gentlmen's club londinese ottocentesco, metteva in discussione, guidato da uno psicologo, meccanismi e identità: un'iniziativa pubblica partita dalla scena slam, e stiamo parlando di Messico, non di Svezia. Come ha scritto Roberta Estrela D'Alva, che ha portato lo slam in Brasile, qualche giorno fà: "se ti piace lo slam e voti Bolsonaro, o non hai capito quello che è lo slam, o non hai capito quello che è Bolsonaro". E scorrere le pagine in rete degli amici poeti, slammer, sprachkuenstler, brasiliani che facevano propaganda sul palco con Haddad mi dava l'impressione che la poesia, quella poesia, non era davvero del tutto inoffensiva, ma in grado di muovere le masse - milioni di visualizzazioni sul tubo e migliaia di persone in piazza, per una giusta causa e non per farsi il solletico a vicenda. Mi chiedo se incontrarsi alle Giubbe Rosse sbiancate negli anni '30, mettendo tutto sui rispettivi piatti, valga di più o di meno che incontrarsi nell'anfiteatro della periferia di Salvador de Bahia oggi. Ma non c'è gara o dualismo neanche qui: chissà che chi si avvicina alla poesia con i centinaia slam e sarau che ci sono ogni mese a Salvador, non arrivi un giorno a leggersi: "Eros e Priapo". Mi ricordo a Parigi nel 2007 un ragazzetto che in poco tempo era passato dal rap, allo slam, al desiderare di leggersi Artaud, etc.

Lo slam è un organismo mutevole che può assumere e ospitare ogni tipo di poesia o di Sprachkunst, e sta anche ai "poeti performer" più riconosciuti, come te Rosaria, non abbandonare (o quantomeno non avversare) questo fronte, specie se davvero senti che della poesia che ti è più cara negli slam se ne respiri meno di prima. Non credo ci sia uno solo tra i partecipanti allo slam che non ambisca a migliorare la sua scrittura e la sua capacità di stare sul palco, o anche solo la sua competenza, e servono esperti e pluralità di voci, stili e poetiche. Comunque, anche se proprio te ne fossi rotta, non te ne vogliamo, ti vogliamo bene, e possiamo restare amici.