lunedì 21 gennaio 2013

Scrittore e cane e niente # 1

C'è uno scrittore che incontra un cane e comincia a parlare con il cane.
Il cane si gratta e annuisce, lo scrittore continua a parlare finché arriva al punto in cui rivela il punto a cui voleva arrivare.
Lo scrittore tendeva ad avere diversi punti a cui arrivare.
Questa volta il punto è questo e lo dice tirando fuori dalla tasca una penna da tenere in mano:
ho scritto un racconto
lo scrittore dice al cane che ha scritto un racconto.
Il racconto, spiega lo scrittore, è tratto da un racconto che è tratto da un racconto che è tratto da un racconto che è tratto da un racconto che è tratto da un racconto.
Lo scrittore agita la penna e tira fuori un pezzo di carta.
Il pezzo di carta è un foglio di carta piegato e sopra c'è scritto il racconto.
Il cane smette di grattarsi e prima che lo scrittore cominci a leggere gli chiede se secondo lui fosse possibile scrivere un racconto tratto da niente.
Lo scrittore ha la penna in mano. Prima agitava la penna, adesso la penna è ferma.
Un racconto tratto da niente? Si interroga lo scrittore mentre il cane agita la coda.
Non posso risponderti adesso; adesso devo tornare a casa.
Lo scrittore torna a casa a leggere alcuni libri sul niente.
Il cane rimane lì senza nemmeno aver sentito il racconto che lo scrittore aveva scritto.

giovedì 17 gennaio 2013

Il Genio e la Suora da Daniele Sufaisbuc

Quando ero piccolo la suora diceva che ero un genio e mi mandava nelle altre classi a leggere i temi, così alla fine i bambini di tutta la scuola mi odiavano, e pure le altre suore. Poi ho deciso che quando la suora mi diceva che ero un genio se lo diceva da sola, perché ci vuole un genio per riconoscerne un altro. Quindi ora quando qualcuno mi dice: "genio!", io penso sempre che si sta autoesaltando indirettamente e/o è una suora.

Lo Sporco (TO)

 
Ecco Lo Sporco, rivista di Torino. Là sopra la foto di copertina che ritrae parte della redazione mentre fa giochi di testa su muri. Qui sotto l'editoriale della rivista, addirittura firmato Fabio Volo:

Ciao, sono Fabio Volo. Ho comprato la prima pagina di Sporco per dire a tutti i miei detrattori una semplice cosa: io lo so bene che non ho alcun talento particolare. E non rimproveratemi le mie incapacità continuamente, perché il punto non è questo. Il punto è che io ormai sono una persona che funziona, mi sono ritagliato il mio spazio con i miei occhi a mezz’asta perché alle persone servono i personaggi e i fumetti.
Alla gente piacciono i miei film che sono tutti uguali e parlano di persone che a un certo punto decidono di cambiare la loro vita ed essere meno banali. Lo so benissimo che invece le mie storie restano banali e non funzionano, ma questo è quello che prevede il mio personaggio. Chi ne capisce di queste cose mi ha detto che NON DEVO USCIRE DALLE RIGHE. Vedete, funziona così: io vendo i miei problemi da personaggio pubblico come universali, così diventano anche i vostri problemi. E così mi credete un genio che vi capisce. Grazie Sporco che mi aiuti a uscire da questa gabbia con la tua bassa tiratura, perché chi ne capisce di queste cose dice che NON DOVREI MAI USCIRE DALLE RIGHE. Ma ogni tanto sento il bisogno di sfogarmi.

martedì 15 gennaio 2013

Intervista a Leopardi

- Buongiorno Leopardi, posso darti del tu?
- No.
- Del lei?
- Se ne vada.
- Ok, scusi.

lunedì 7 gennaio 2013

Buoni propositi da Fabrizio Venerandi da Facebook



- cosa faremo nel 2013?
- dici dei buoni propositi?
- buoni o terribili. Anche tremendi.
- potremmo leggere di più
- già leggiamo tanto
- leggere cose inaspettate
- tipo?
- oroscopi. Interiora di animali. Fondi di mare.
- interiora di animali allora. Così poi li cuciniamo.
- coi fondi di mare anche si potevano fare cose.
- tipo?
- concerti sottomarini. Esplosioni di sirene e conchiglie.
- allora vada per interiora e fondi di mare. Ma non possiamo solo leggere.
- no, dobbiamo fare dell'altro.
- hai qualche altra idea?
- ferire.
- già lo facciamo.
- ferire meglio, più in profondità.
- con meno perdita di sangue.
- con meno o nessuna perdita di sangue.
- solo il taglio, puro, semplice.
- naturale.
- potremmo farci un taglio nella faccia, tra gli occhi e la gola.
- orizzontale.
- esatto. E poi aprirlo e metterci a parlare ininterottamente.
- e perché non cantare?
- e sia. Anche cantare. In fondo la voce che abbiamo non è male.
- è bellissima.
- è normale.
- animale.
- e sia anche questo, ho scritto tutto. Ora lo appendo su un muro per ricordarlo.
- aggiungi anche: scrivere sul muro, direttamente.
- ah
- così non dovremo aver paura di perdere il foglio.
- un anno è lungo, succedono un sacco di cose.
- i fogli possono finire dappertutto.
- trascrivo tutto sul muro.
- aggiungi anche: rinforzare l'intonaco.
- con cosa scrivo?
- qualcosa di forte: con buona volontà.
- e determinazione.
- ma non troppa. Che non ci sciupi la delusione.
- sto scrivendo.
- non male il rumore che fai, che ne dici?
- è una faticaccia, amore.
- amore.


Boris Vian sul Lavoro

Da
L'écume des jours

Capitolo 25       
"Perché ci disprezzano tanto?" domando Chloé. "Non mi sembra che lavorare sia poi così bello..."
"A loro hanno raccontato così" disse Colin. "In generale si dice che lavorare sia la cosa migliore. Di fatto però non lo pensa nessuno. Si fa così un po' per abitudine, e un po' proprio per non pensarci troppo".
"In ogni caso, è stupido fare un lavoro che potrebbe essere fatto solo dalle macchine".
"Le macchine bisogna costruirle" disse Colin. "Chi lo farà?"
"Ah, certo" disse Chloé. "Per fare un uovo, ci vuole una gallina, una volta che abbiamo la gallina, possiamo avere un sacco di uova. Dunque: la cosa migliore è cominciare dalla gallina".
"Bisognerebbe però sapere" disse Colin "chi è che impedisce di fare altre macchine. Si vuole che manchi il tempo. La gente perde tutto il suo tempo a vivere, e così non gliene resta più per lavorare".
"A me sembra il contrario" disse Chloé.
"No" disse Colin.
"Se la gente avesse il tempo per costruire delle macchine, poi non avrebbe più bisogno di far niente. Quello che voglio dire, insomma, è che si lavora per vivere invece di lavorare per costruire delle macchine che permetterebbero di vivere senza lavorare"
"Complicato" giudicò Chloé.
"No" disse Colin. "È semplicissimo. È chiaro che tutto questo dovrebbe avvenire progressivamente. Ma si perde tanto di quel tempo a fare delle cose che dopo un po' si logorano..."
"Ma non credi che preferirebbero starsene a casa e abbracciare le loro mogli e andare in piscina e a divertirsi?"
"No" disse Colin. "Perché non ci pensano".
"Ma ti sembra che sia colpa loro se pensano che lavorare è giusto?"
"No" disse Colin "non è colpa loro. "Tutto dipende dal fatto che gli hanno detto: 'Il lavoro è sacro, è bello, è buono, è la cosa più importante, e solo chi lavora ha tutti i diritti'. Però poi si fa il possibile per farli lavorare continuamente, così che loro non hanno il tempo di far valere i propri diritti".
"Allora vuoi dire che sono scemi?" disse Chloé.
"Sì, sono scemi" disse Colin. "È per questo che sono d'accordo con quelli che gli raccontano che lavorare è il massimo. Questo li libera dal problema di pensare di cercare di migliorare e di non lavorare più".
"Parliamo d'altro" disse Chloé. "Questi argomenti mi distruggono. "Dimmi sei ti piacciono i miei capelli..."
"Te l'ho già detto..."
La mise a sedere sulle proprie ginocchia. Sentiva di nuovo una felicità senza incrinature.
"Ti ho già detto che ti amo tanto, sia all'ingrosso che al dettaglio".
"E allora, prova ad andare al dettaglio" disse Chloé, e si lasciò cadere fra le braccia di Colin, con l'indolenza di una serpe.

venerdì 4 gennaio 2013

Giuseppe Genna da Antonin Artaud da Facebook


Antonin Artaud: "Ci sono degli idoli di abbrutimento che servono al gergo di propaganda. La propaganda è la prostituzione dell'azione e per me e per la gioventù, gli intellettuali che fanno letteratura di propaganda sono cadaveri perduti per la forza della loro propria azione."

mercoledì 26 dicembre 2012

Post Culturino

Un post perché è un post o un post perché è dopo?
Chi dice che la differenza è sottile è sottile.
Siamo stati al Culturino Mercatale all'Hula Hoop Club e siamo stati bene.
Queste sotto sono copertine di libri che ci sentiamo di omaggiare vista l'esperienza.
Alcune di queste copertine non hanno niente a che fare l'una con l'altra. Tutte hanno qualcosa in comune con nessuna. Si chiama materia. O realtà. O confusione. Fate come volete, noi omaggiamo comunque:





mercoledì 19 dicembre 2012

Culturino Mercatale

Ladies e Signore,

in questi giorni di fine dicembre porteremo la nostra Costola al Culturino Mercatale lì a Roma, lì al Pigneto, lì all'HulaHoop Club.
Addirittura poi, credo, ne siamo sicuri, ci sarà (quasi sicuro il sabato sera) una presentazione di Costola, una presentazione in cui si spiega che cos'è Costola.
Siamo molto contenti di ciò, abbastanza contenti da mettere pure questo jpg file qui sotto, messo bene in modo che ci stia bene:


E poi non dite che siamo sempre qui a girarci le mani intorno ai pollici, tzé!

lunedì 17 dicembre 2012

LITTLEPOINTS - Little Loghi

Vi eravate dimenticati del CONCORSO DEI LOGHI? Come avete fatto? Quando avete dimenticato il concorso dei loghi ve ne siete accorti? Dov'eravate in quel momento? E poi, avete dimenticato il concorso dei loghi sostituendo il ricordo con qualcosa di più importante o avete dimenticato il concorso dei loghi come se mai l'aveste ricordato?
E poi, avete visto quanto potesse essere allettante la lettura di questo blog in quel genuino periodo in cui ci permettevamo di intervistare Burroughs senza timore di farci denunciare dal sindaco di Burroughs?


A 'sto giro ringraziamo con immensità l'ineffabile Littlepoints... che ci ha donato questo logo con sagacia e a volte lo ha addirittura trasformato in adesivo da appiccicare su altri adesivi.

venerdì 14 dicembre 2012

Collana dei Concorsi # 4

Casa Editrice Gigante, da sempre attenta all’aderenza della letteratura ai fatti reali, da sempre attenta alla responsabilità delle proprie azioni, da sempre attenta alla scrittura post-postmoderna, all’assunzione di responsabilità, ha delegato a chi di dovere l’istituzione della collana dei concorsi.

COLLANA DEI CONCORSI

Per superare il moderno c’era chi diceva

Penso all'atteggiamento post-moderno come a quello di chi ami una donna e non può dirle "ti amo disperatamente", perché lui sa che lei sa (e che lei sa che lui sa) che queste frasi le ha già scritte Liala.
Tuttavia c'è una soluzione. Potrà dire: "Come direbbe Liala, ti amo disperatamente".

Per superare il postmoderno c’era chi diceva

Oggi la via d’uscita è sostituire la premessa e spostare l’accento su quel che importa davvero: “Nonostante Liala, ti amo disperatamente”. Il cliché è evocato e subito messo da parte, la dichiarazione d’amore inizia a ricaricarsi di senso.

Tenendo conto che la narrativa contemporanea, mima, imita, replica il vissuto.
Tenendo conto il trasporto con cui vengono affrontati i rapporti umani.
Tenendo conto che chi non fa non falla.
Dando anche un occhiata allo scaffale dove tenete i rimpianti.
Tenendo conto che non ci vuole del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti.
Tenendo conto che ci hanno già chiesto se continueremo a farci scegliere o finalmente sceglieremo.
Tenendo conto che autoriale, per me, è affine a genitoriale.

Scrivete un racconto meraviglioso e non inviatelo, non pubblicatelo, non leggetelo, parlatene, ma poco, così qualunque schifo scriviate dopo nessuno resterà deluso.

Il concorso è già scaduto (non ho voluto pubblicarlo prima per paura di deludervi).
Gli elaborati non verranno restituiti.
Il costo di partecipazione sono dieci minuti passati a riflettere su sta cosa.
Potete partecipare con un racconto, un bassorilievo o uscendo di casa.

Per superare il moderno dei suoi tempi c’era chi diceva “La vita o si vive o si scrive, io l’ho vissuta scrivendola”.

giovedì 13 dicembre 2012

Senza un briciolo d'emozione - Giulio D'Antona


Segnalazione importante:
Giulio D'Antona oltre ad essere mitico e fare Cadillac è anche donatore di racconti per Costola.
Questa è la sua raccolta di racconti tutta sua!
Infatti sì!

martedì 11 dicembre 2012

Bradiponauta


Questa è un'altra di quelle cose belle che fanno a Genova anche se a Genova non si fa mai niente.
Come potete leggere in rosso, sotto al bradiponauta in rosso, questa collana di autoproduzioni si chiama Bradiponauta, soprattutto fumetto e illustrazione, soprattutto gente brava, soprattutto che bello.
Vi facciamo vedere alcune foto fatte male di cose che loro fanno bene e che in quanto loro foto (fatte male) fanno vedere anche loro (e fanno bene):

Questo è un fumetto fotografato male di Paolo Cattaneo.
Queste sono illustrazioni in ordine alfabetico di Emanuele Giacopetti
Questa non abbiamo capito cosa c'è dentro ma è bello il titolo: Il mondo è un buon posto per fare shopping
Questo è il Bestiario del lavoro di Alessandro Ripane

lunedì 10 dicembre 2012

Due cose che fanno bene alla salute.

In una fervida realtà redazionale come la nostra, due cose fanno bene alla salute:

- usare computer lenti
- fumare sigarette da girare

Se si usano computer lenti si può approfittare di quel momento in cui la macchina si ferma a calcolare ragionamenti logaritmici per girare una buona sigarettina da fumare.
Ogni volta che si ha un momento per girare una sigarettina da fumare non si trovano i filtri.
Ogni volta che si trovano i filtri la macchina ha smesso di ragionare.
Quindi si rimanda la spippacchiata de tabacco.

Se volete vivere tanto, fate anche voi così.

mercoledì 5 dicembre 2012

Pazzi Scatenati 2.0

L'avevamo segnalato qui.
Grande successo editoriale si ripete con una riedizione ancora più lunga, come ben evidenziato in copertina.
A 'sto giro è pubblicato da Tic Edizioni.

L'uscita ufficiale è il 6 dicembre, cioè.
La copertina commentatevela autonomamente, se ci riuscite, cioè.

domenica 2 dicembre 2012

Il Fumetto di Tonetto

Qui una piccola produzione bellissima:
REN ROCCHI, piccolo fumetto di Tonetto, parla di un tizio che DEVE dormire sempre ma qualcuno VUOLE svegliarlo sempre.


Ci piace molto!

mercoledì 28 novembre 2012

Voici a Parma

Previsioni meteo: domani una pioggia di voici si abbatterà a parma, sono previsti smottamenti letterari, si raccomanda una forte attenzione

lunedì 26 novembre 2012

Poesia su cos'è la poesia.

Le poesie non lo decide nessuno cosa sono le poesie:

qualcuno mi ha detto
ehi,
questa è una poesia.
qualcun altro mi ha detto
ehi,
questa non è una poesia.

Io non so
cosa poesia è;
forse
l'importante
è andare a capo molto spesso

venerdì 23 novembre 2012

mercoledì 14 novembre 2012

Questioni di indipendenza

Ecco, questo post è per dire che ci saranno due (in realtà tre ma dovrei riscrivere tutto da capo e allora ve lo dico tra parentesi: tre) festival interessanti in due città diverse, una a Genova e l'altra a Milano.
Uno è il Babel (da non confondere con questo Babel, festival di letteratura e traduzione di Bellinzona, molto importante alla settima edizione), il Babel di Genova si scrive con un triangolino al posto della a, questo festival è fatto per persone indipendenti e ci saranno sicuramente delle persone belle e indiscutibilmente indipendenti. Si svolge in luoghi sacri della cultura poliedrica genovese, quali Palazzo Ducale, e ci saranno tutti quei musicisti che vedete scritto in grande ed è difficile portare i musicisti belli, oltre che alla presentazione de "Pali della luce" di Paolo Cattaneo, e c'è pure Gianni Miraglia mitico e Alice Banfi e altri bellissimi.
Babel è organizzato da una casa editrice indipendente che si chiama Habanero (Habanero è una casa editrice che non mi piace affatto, non mi piacec per così tanti motivi che metterli qui potrebbe risultare inopportuno e allora non li metto, probabilmente è una casa editrice a pagamento ma non ne so molto e mi attengo alle statistiche: interessante sapere che: Nata nel maggio 2010, HabanerO ha pubblicato più di 20 libri con l’86% degli autori pubblicati under30 (di cui il68% di questi anche under25)).
Comunque vabbé, Habanero è registrata sotto altro nome che non ricordo ma tribunale di Savona.
C'è poi tutt'un altro nome, quello di Alberto Manguel, dietro a un altro festival bello e importante che si inserisce all'interno di questo post perché si svolge parallelamente al Babel (con triangolino) e a cui non avevo pensato all'inizio ma di cui bisogna parlare, si chiama "L'altra metà del libro", questo festival, ed è un festival meno indipendente del Babel, molto grosso e si svolge sempre a Palazzo Ducale ma, probabilmente, in stanze diverse (ci sono ospiti tipo Pennac, McEwan, insomma pezzi grossi):
altra metà libro Laltra metà del libro a Genova dal 16 novembre 
E poi finalmente c'è il terzo festival che segnaliamo e che ci piace della bella, come direbbero certe persone: il Book City che si fa a Milano.
Probabilmente il Book City che si fa a Milano è ancor meno indipendente, infatti, stiamo cercando di capire una bella gerarchia di indipendenza come sarà fatta l'indipendenza? Come sarà fatta la gerarchia?
Per noi indipendenza è spostarci da Genova a Milano e ci tengo a precisare, mai come in questo caso, che per noi intendo soprattutto io, Filippo Balestra.
Non sto a citare le tantissime persone indipendenti (che è un bel concetto, persona indipendente) che saranno ospiti al Book City, noi, io, tendenzialmente ci uniremo alle riviste, come nostro solito. Andiamo a questo Aperitivo con rivista a "La Strada" Via Patellani 4, 20136 Milan Italy, andiamo lì e incontriamo le altre riviste e parliamo di riviste con quelli di Cadillac, Inutile, Follelfo, e chissà quali altre di sicuro. QUI UN LINK EVENTO FACEBOOK
Mi dispiace un po' perché volevo fare polemica e non ci sono riuscito, spero quindi con quest'ultima frase appena scritta (questa riguardante la polemica) di far intendere per bene che voglio fare polemica, che sono Filippo Balestra e che voglio fare polemica e che era da tanto che non scrivevo in prima persona su questo blog, che bello.
Adesso qui sotto metto quest'ultima grande locandina di un festival, quella del festival a cui parteciperemo:

martedì 13 novembre 2012

Ema Giacopetti e Colla!

Una cosa bella che riportiamo per filo e per segno e perché ci piace qui sotto con tutte le testuali parole di Emanuele Giacopetti:

E' uscita COLLA! n. 12 una "rivista letteraria in crisi" che da questo numero affianca ai suoi racconti illustrazioni di vari autori tra i quali io. Quella qua sopra e' appunto la mia illustrazione fatta per un racconto di Jean Diaz dal titolo: "Un contro-racconto italiano" che trovate qui:
http://www.collacolla.org/?p=2428
Se invece volete vedere/scaricare la rivista completa o guardare i numeri scorsi li trovate qui:
http://www.collacolla.org/ 

lunedì 12 novembre 2012

Gianni Celati - Cinema naturale

   Allora in un certo senso loro dormivano assieme, e forse sognavano assieme, ma ognuno in assenza dell'altro, e questa mi sembra una fortuna.
   Ad ogni modo io sono convinto che quando si è un po' addormentati ci si capisca meglio: non c'è più la furia dell'intelligenza per mettersi al di sopra degli altri, e allora certe volte si riesce a incrociare i pensieri, senza essere più estranei come al solito.

dal racconto "Nella nebbia e nel sonno" Gianni Celati, Cinema Naturale Feltrinelli

giovedì 8 novembre 2012

Cadillac # 4


Anche Cadillac numero 4! Sembra un bel periodo delle nostre vite!

Follelfo # 4

Ci scusiamo con Follelfo: loro sono usciti quest'estate ma quest'estate noi stavamo guardando il calendario per capire la stagione.
Scusate, ovviamente siamo contenti, se cliccate sopra all'immagine andate a vedere come comprare la rivista, cioè!


















lunedì 5 novembre 2012

Racconto Breve

Questo racconto è ambientato in un futuro infelice in cui non c'è più acqua per nessuno:

"Una Fanta, grazie"

venerdì 2 novembre 2012

Inutile # 51



Questa è proprio una di quelle cose belle a vedersi, per fortuna che l'abbonamento è imminente e sguazzeremo nella lettura pur noi facendocelo inviare a casa cioè che bello!

Andate al link qui!
Evviva!

giovedì 1 novembre 2012

Da mangiare - David Oliveira

Cosa c'è da mangiare oggi in Casa Editrice Gigante?
 
Purtroppo solo dell'arte. Di David Oliveira

9 Poesie Normali di Filippo Balestra

Questa è una delle cose più belle e più semplici, quindi la cosa più bella, che ci è capitata di fare.
Le illustrazioni sono bellissime e sono di Littlepoints...
Essendo un VoiciLaBombe è fatto per essere scaricato stampato, fronteretro, piegato e infilato negli interstizi delle città.

mercoledì 31 ottobre 2012

Perché questo post?

Gentilissimi abbonati a qualche quotidiano tipo La Repubblica,
perché ancora lo fate?

Gentilissimi lettori di questo blog,
bravi.

come avrete notato, per molto tempo non abbiamo aggiornato il blog, questo blog, eravamo impegnati a pensare un nuovo blog. Poi ci siamo guardati e ci siam detti no dai, va bene quello vecchio.
Quindi abbiamo deciso di svuotare un secchio di post di tutte le cose che ci piace farvi sapere o di cui, semplicemente, ci bulliamo.
Possiamo definirla informazione culturale che ruota attorno ai nostri amici.
Ecco perché per un bel periodo ci saranno un po' di post su cose che sono successe da giugno a  ottobre del 2012.
Quindi non preoccupatevi se all'improvviso vedrete la locandina di un festival già finito.
Noi lottiamo contro l'attualità e la contemporaneità pure.
Insomma, come al solito, scusate.

lunedì 29 ottobre 2012

PALI DELLA LUCE

Cosa importante molto:

Dopo il BilBolBul di Bologna una nuova edizione di Pali della Luce di Paolo Cattaneo verrà presentata al Lucca Comics che è dall'1 al 4 Novembre.
Qui andate direttamente sul blog di Paolo Immaginario (che è Paolo Cattaneo).
A questo punto non possiamo fare a meno di mettere anche noi questa strabella copertina.


Pali della Luce è una pubblicazione di Inuit, bravissimi/e. Qui sotto si può vedere una fase di stampa.

domenica 28 ottobre 2012

Littlepoints...

Tra i link(s) lì a fianco ce n'è uno nuovo, quello delle illustrazioni di Littlepoints...
Siamo molto contenti.

venerdì 26 ottobre 2012

«Evitare la catastrofe - If The Bomb Falls» vol.4

Oggi con gran clamore andiamo tutti al Buridda con le Costola, le stampe di Littlepoints... e qualche bel VoiciLaBombe. Veniteci e ditelo ai più «Evitare la catastrofe - If The Bomb Falls» vol.4 

giovedì 25 ottobre 2012

Blocco dello scrittore #3

Guardava il blog bianco e diceva adesso lo faccio adesso lo faccio adesso lo faccio.
Poi era ovvio che fuori c'erano le nuvole, ma i gabbiani non se li aspettava cacchiarola

martedì 19 giugno 2012

Crack - Forte Prenestino


fa strano dire le cose così
sottovoce
ma
c'è una nuova Costola
quindi
primo appuntamento quello romano con gaudio e tripudio di tanti salti in alti alé

giovedì 14 giugno 2012

Cargo - Matteo Galiazzo

   E io davvero ogni tanto mi ritrovo a chiedermi quanta parte dell'attività cerebrale umana sia dedicata semplicemente alle definizioni e alle parole. E quanta importanza abbia la grammatica all'interno dell'attività del nostro cervello.
   E mi chiedo anche quanta della filosofia e della logica di tutti i tempi sia dipesa semplicemente dalle costruzioni grammaticali necessarie a sostenere tali pensieri filosofici e logici. Cioè, quanta dell'analisi della realtà effettuata dalla filosofia sia veramente analisi della realtà e quanta semplicemente analisi grammaticale delle frasi necessarie a descrivere tale realtà. Quante delle cause-effetto osservate siano reali e quante semplicemente grammaticali. Quanta della logica sia veramente logica, anche al di fuori della grammatica necessaria a esprimerla. A me pare che spesso osservare filosoficamente i fenomeni voglia dire semplicemente osservare le frasi necessarie a descrivere questi fenomeni. A me pare che le implicazioni vengano dedotte semplicemente a seconda del modo in cui la grammatica impone le sue conseguenze alle frasi che derivano dalla prima frase. Mi chiedo quanta della matematica e della logica sia unicamente un sistema corretto dal punto di vista grammaticale, senza nessun rapporto con la realtà a cui si pretende di applicarlo. Mi chiedo quanto il sentimento dell'ovvio di tutti i tempi dipenda dalla grammatica. È difficile uscire dalla grammatica per scoprirlo. Ma credo che anche per questo valga il teorema di Gödel.

    Io mi blocco continuamente su questi vizi di metodo tra me e il mio cervello e tra me e la grammatica contenuta nel libro che devo studiare. E l'esame si terrà nella nuova sede della Darsena, che non abbiamo nemmeno capito dov'è esattamente. Ogni giorno che passa sono sempre più scettico su tutto. Ma soprattutto sul materiale che abitualmente viene usato per riempire i libri.
    Il calo tendenziale dell'utilità marginale dei prodotti e dei servizi globali è una cosa paventata da molti economisti. Come il calo tendenziale del saggio di profitto degli economisti classici, l'entropia applicata al sistema economico. (Gli economisti classici pensavano che il saggio di profitto nel lungo periodo si sarebbe via via eroso fino a diventare nullo. A quel punto non avrebbe più avuto senso investire e tutta l'economia si sarebbe fermata. Lo stato stazionario. Alcuni pensavano a questo stato stazionario come a un ritorno alle caverne e alle clave. Alcuni come un paradiso terrestre. Nessuno era d'accordo su cosa sarebbe successo. L'apocalisse economica. Le previsioni pessimistiche erano in netta maggioranza. Per quello l'economia è detta la scienza triste).

   Invece ora ci si lamenta del calo dell'utilità marginale di tutto. È una cosa un po' da fricchettoni, me ne rendo conto. Le cose prodotte diventano sempre più inutili, si dice. Le cose prodotte diventano quindi anche sempre più care, in rapporto ai benefici che apportano alla nostra vita. Tutto diventa più caro. Non so, il fatto che la maggior parte dei laboratori di ricerca in questo momento, ad esempio, non stia sperimentando metodi che producano cibo per sfamare l'India, no, quelli sono tutti lì a cercare di mettere sul mercato prima degli altri il telefonino cellulare con il display a colori, be', ecco, questo è un indizio abbastanza importante. Un altro è il contenuto di questa materia che dovrei studiare, Tecnica industriale e commerciale (Tic), non so. Secondo me da solo fa calare l'utilità marginale dell'universo di un baratro e mezzo.
   "Il nuovo consumatore è anche un acquirente di sogni. Egli compra un prodotto certamente per il suo uso, ma ancor più per il fascino e la magia che esso gli offre" come diceva sempre quello che vendeva francobolli di Lsd giù in piazzetta.
   Non solo i prodotti diventano sempre più inutili, ma anche i lavori necessari a guadagnare soldi per comprare questi prodotti. Il fatto è che i lavori che veramente servono non sono infiniti. Esauriti quelli, ci si arrangia di fantasia. Tutti bisogna lavorare, è inevitabile che si inventino nuove funzioni/finzioni. Il passaggio da una struttura economica fondata su un industria manifatturiera a una fondata sul terziario è in sostanza questa cosa qua. L'impresa del futuro dovrà contare sempre di più su risorse immateriali, intangibili. Che ne so, sono cose tipo l'informazione, l'immagine, la cultura aziendale.
   Queste risorse che dovrebbero alimentare il progresso per i prossimi millenni, sono appunto le cosiddette risorse invisibili. Be’, io ho trovato una spiegazione al fatto che sono invisibili. È una spiegazione abbastanza personale, ma se vi fidate. Non si vedono perché non ci sono. Non esistono. Perché non sono risorse. Non so che dirvi. Il fatto è che da qualche parte occorre tirare fuori il fumo per alimentare tutto questo. Non so perché, ma qualcuno ha stabilito che le cose stanno così. È una convenzione come quella che da valore al denaro. Hanno stabilito che tu puoi ricevere dei soldi purché tu faccia qualcosa in cambio. Io spero invece che tra un po’ non si debba più lavorare, vista l’inutilità della cosa. Tra un po’ tutti i lavori saranno scavare buche nel terreno e richiuderle.
   Una fabbrica di automobili non è importante all’interno del sistema economico per il fatto che produce automobili. Queste automobili non hanno nessuna importanza. La cosa veramente importante è che questa fabbrica abbia degli operai e degli impiegati ai quali distribuire stipendi per mezzo dei quali costoro possano comprare beni e servizi tra cui anche l’automobile prodotta. È importante che la gente abbia i soldi. Ed è importante che la gente compri anche le automobili, sennò la gente non potrebbe avere i soldi per comprare anche le automobili. Il denaro deve cambiare di mano rapidamente. Deve circolare. Eppure è sempre lo stesso. Eppure queste diecimila con cui oggi pago la bistecca sono esattamente le stesse con cui un anno fa ho comprato il biglietto del cinema e che l’anno prossimo riceverò in cambio di una recensione del nuovo libro di Isabella Santacroce.
   Forse questi circoli e ricircoli sono una prerogativa della vita stessa. Il cuore pompa sangue nei muscoli perché questi possano contrarsi a comando, però il cuore stesso è un muscolo e deve pompare il sangue dentro le sue stesse vene di muscolo in modo da poter continuare a pompare sangue a tutto il resto dei muscoli e a se stesso. Succede sempre. Per questo molti pensano all’economia come a un essere vivente. Per questa illusione di moto perpetuo. In realtà anche il capitalismo è una macchina termodinamicamente deficitaria. I prezzi non saliranno per niente. Il valore delle cose non aumenterà all’infinito per mantenerci.
   Sono sicuro che l’utilità marginale del mondo sta calando. Ci sono prove dappertutto. Anche nelle cose che scrivo. Esaurite le cose veramente importanti ci si mette a spremere il sangue dalle rape, pur di continuare a essere pagati. Vedete la mia bravura. Com’è invisibile, ormai, intangibile, immateriale.

   E vedete com’è intangibile Alfio, com’è praticamente immateriale in questi suoi vestiti grigi che lo rendono soltanto una macchia, un alone inosservato sulla superficie del mondo. Non dovrebbe, Alfio, vestirsi come l’uomo invisibile anche quando va a un appuntamento galante. Betta si arrabbia quando lo vede così. Betta non sopporta i suoi vestiti grigi. Ma ormai è troppo tardi, eccolo lì seduto a una tavola calda in attesa di lei, eccolo lì che maneggia confezioni di grissini e portatovaglioli cromati, sorseggiando un bicchiere di Marsala. Mentre aspetta Betta, Alfio sente profondamente dentro di sé questo precipitare dell’utilità marginale delle cose.
   Io penso che si dovrebbe fare molta meno fatica, pensa Alfio. Molta della fatica che facciamo oggi è inutile. È dovuta al sistema della concorrenza, penso, pensa Alfio. È attrito prodotto dal sistema della concorrenza. È solamente attrito. La concorrenza fa sprecare un sacco di energie, io lo so. Io non so come sia potuto venire in mente a qualcuno che la concorrenza fosse il sistema perfetto per produrre i beni e i servizi di cui abbiamo bisogno. Equivale a pensare agli ospedali come a posti dove i malati si pestano l’un l’altro a mani nude. E sopravvive il più forte. Non so come si possa essere formata l’idea che un sistema in cui tutti cercano di fregarti sul peso sia il sistema migliore. Un sacco di energia sprecata. Boh. Scommetto che anche tutto questo ha a che fare con la virilità.
   È come il discorso sullo stato di anarchia. Pensa Alfio. Io non credo che potrà mai esistere l’anarchia, cioè un mondo dove tutti si fanno i cazzi propri e nessuno interferisce negli affari degli altri. Gli uomini in verità sono dei gran rompicoglioni.
   La concorrenza è questo. È dire che poiché non ci sono giudici né poliziotti, ebbene, siamo tutti liberi. Non ci sono capi. Non ci sono leggi. Si può essere egoisti, e – miracolo! – l’egoismo diventa una virtù, perché induce a comportamenti virtuosi per l’economia globale.
   Sono solo panzane, gente. Ci sono uomini con le clave, ci sono uomini con i fucili. Ci sono uomini con più soldi di voi. Sono loro che stanno comandando.
   E non parlatemi di equilibrio dei mercati. Anche le macerie di una casa crollata sono in equilibrio. Anche la legge della giungla è una legge.

domenica 10 giugno 2012

sabato 2 giugno 2012

Albrecht Dürer al contrario e ad Atene

Questa è Atene: la gente ha cominciato a pregare in maniera diversa, indirizzando l'ultraterreno verso il terreno.
La foto l'ha fatta Sieva Diamantakos.