martedì 2 giugno 2020

Usare il blog come fosse diario praticamente vero #74

I propri vicoli interiori, ognuno con i suoi.
L'esperimento della disciplina da tutte le parti, rincorrere un obiettivo che si sposta a seconda della direzione verso cui si corre, che è poi l'idea di utopia che è poi vero che l'utopia migliore comporta forse mi sa l'attenersi a una qualche disciplina
Anche l'idea di una via di fuga sta diventando eccessiva. Più che una via di fuga o piano di evacuazione ci vorrebbe un percorso una strada una direzione.
Ho finito di leggere Gelo, di Bernhard, sono contento, mi stava appesantendo come una roccia che non ti cade mai addosso ma che minaccia lì sopra. Incombe.
Mi viene in mente che ciò che incombe omette la morte, non so se ne sono sicuro.
Sno qui per decretare una fine ma non ne vedo una, il diario va di pari passo con la vita, vorrei decretare per ora la fine del diario ma è come se mi fossi affezionato.
Ieri mi sono messo ad assaggiare gli invisibili di Nanni Balestrini, e le prose brevi di Beckett, poi un saggio di Rolf Dobelli, sull'eccesso di notizie. Non so cosa continuerò a leggere ma la devo smettere con le vie di fuga e magari scrivere dell'altro

giovedì 28 maggio 2020

Usare il blog come fosse diario praticamente vero #73

Oggi ho pensato allo svegliarsi e al fatto che svegliarsi equivalga un pochino al buttar via la giornata.
Svegliarsi ed è tutto già da rifare. Buona la prima ma no, non era buona, e si procede comunque bene c'è molto sole da cavalcare e buoni propositi.
Mi piaceva anche l'idea di immaginare un'altalena che oscilla tra la tristezza e la ristrettezza.
(oltre all'altalena che oscilla tra la luna e il nulla).
Eppure c'è un'euforia minima che salva tutto, un'euforia da passeggiata, basterà poco, allacciarsi le scarpe e cose di questo tipo. Come quello che dice mollo tutto e vado via, si può fare ogni giorno, mollare tutto, disarcionarsi, svincolarsi e rimanere affezionati ai propri vincoli, ai propri vicoli e augurarsi buonanotte con il giorno intorno

mercoledì 27 maggio 2020

Usare il blog come fosse diario praticamente vero #72

Qui invece sto pensando alla gioia del nonnulla, ho deciso di scrivere un tot di ultimi post di questo diario che avrebbe dovuto essere una mia personale e vergognata indagine di qualcosa, su qualcosa che non si sapeva cos'era, e invece pian piano ho delineato, pian piano si delinea sempre e alla fine adesso il diario è quasi fin troppo concreto rivolto a un obiettivo un portare a casa un risultato.
E non mi piace l'idea e il modo di dire di portare a casa un risultato.
L'idea era di scrivere per vedere cosa si scriverebbe e studiare senza accorgersi che si sta studiando, e va bene così, sono tornato all'idea di avere un cataclisma in tasca, che mi piace come suona, un cataclisma in tasca, e sono tornato anche all'idea di andare a vivere in un precipizio e starci bene dentro. Di oggi poi è questa considerazione bislacca dell'avere ognuno una propria estinzione di massa, assecondare il tempo della fine, mettersi in coda uno alla volta un'estinzione di massa cadauno, dicevo in una mail alla Marta, piano piano procediamo in fila per l'estinzione di massa con il numerino c'è posto per tutti, con calma, c'è pure il tempo di stare ad aspettarla.

domenica 24 maggio 2020

Usare il blog come fosse diario praticamente vero #71

E allora dicevamo: al di là dell'oggetto in sé, al di là dell'esistenza dell'oggetto, al di là del problema, -perché è un problema- dell'esistenza dell'oggetto - l'arcinota questione sull'esistenza dell'oggetto è tutta racchiusa nella famosa domanda: l'oggetto c'è o non c'è?-, bisogna innanzitutto cercare l'oggetto e predisporsi alla curiosità prima di cominciare la ricerca. La centralità del discorso, dicevamo, poggia tutto sulla curiosità, nient'altro che la curiosità. Svegliarsi e chiedersi della propria curiosità, alzarsi da letto e interrogare nuovamente la propria curiosità, lafvarsi i denti sempre pensando alla curiosità e anche fare colazione, ad esempio, sempre con l'idea della curiosità da qualche parte, che c'è; a differenza dell'oggetto? L'oggetto deve arrivare dopo e se si riesce ad alimentare la curiosità allora sì che l'oggetto lo si trova e una volta trovato, se si è alimentata per bene la curiosità rendendola insaziabile a forza di alimentazione gli diamo così tanto da mangiare a questa curiosità che si crea poi uno stomaco fittizio e ci buttiamo di tutto dentro continuiamo a buttarci di tutto dentro e crediamo di riempire riempire questo stomaco crediamo di proprio riuscire ad arivare all'idea di pieno ma ci avviciniamo soltanto, è da tutta la vita che l'essere umano non fa altro che avvicinarsi soltanto sempre un po' più in là, sempre un po' più in là e lo stomaco di questa curiosità preziosa s'espande s'espande come la curiosità stessa insaziabile dicevamo e poi in realtà il discorso all'inizio era da fare sull'oggetto che non ho capito scusate se c'è o se non c'è adesso vado a dormire che il diario l'ho iniziato tardi di un tardi di ore quasi notturne

sabato 23 maggio 2020

Usare il blog come fosse diario praticamente vero #70

Dedicarsi al diario con dedizione.
Questa disciplina come piccola forma di sopravvivenza e di combattimento dell'autoindulgenza.
Ultimamente mi piace l'idea di avere un cecchino da compagnia, che ci sia ma non si veda, sempre appostato dove passo, sempre sulle alture di qualcosa questo cecchino mi segue col suo mirino se vuole procede se vuole no, io lo saluto, ci facciamo un cenno di intesa da lontano, da lontanissimo, perché è cecchino da compagnia ma non ci parliamo, non c'è bisogno di dirsi niente a parte tenere stretta questa idea potenziale di morte, questa idea di un grilletto e di un proiettile che arriva come un'idea in testa e trapassa, anzi, prima tocca - è un'idea che tocca, è un proiettile toccante-, e poi trapassa.

venerdì 22 maggio 2020

Usare il blog come fosse diario praticamente vero #69

Oggi mi sono tradito lasciandomi andare a un giudizio di valore pensando alla primavera e al fatto che la primavera tortura.
La primavera tortura chi non crede nella bellezza, era questa la frase intera.
Anche in questo caso non sapevo cosa volevo pensare e ho pensato di conseguenza alle stagioni e ho pensato che primavera tortura l'inverno paura autunno/estate calura/frescura.
Una parola nuova che non c'entra adesso è invece 'pollachiura'.
Avrei dovuto  fermarmi alla primavera. Tutti dovremmo fermarci alla primavera, le stagioni stesse dovrebbero fermarsi alla primavera e a certi profumi.
Non ho finito di vedere quel video di Mercadini che dice che il Sahara fertilizza la foresta amazzonica. Il video di Mercadini l'ho chissà forse interrotto per guardare gatti che inseguono gatti e cani che hanno morsicato i bordi dei divani.
Ultimamente, poi, mi capita di dire oplà, come come gesto d'atleta, ma stare fermo, dire oplà da fermo, dire oplà e guardarsi intorno.

giovedì 21 maggio 2020

Usare il blog come fosse diario praticamente vero #68

Vivere tra i trapani e vedere come ci si sta, se bene o male.
Una competizione di trapani ed esserne arbitro involontario lì in mezzo senza volerlo. Dare i voti da uno a dieci ai trapani che nemmeno si interessano all'esito della gara perché intenti a trapanare continuamente a perforare i muri e la giornata.
L'ordine del giorno era una parola: spontaneismo. Poi sono arrivati i trapani e l'ordine del giorno è diventato un'altra parola, una: gioia e paranoia.
Poi c'era la questione delle miniere, andare a scavare per l'idea di scavare e vedere cosa succede e vivere in questo arrembaggio da cercatore, nel precipizio ininterrotto di qualcosa che non necessariamente ci è dato di sapere.
Può, un precipizio, essere un posto dove stare?

mercoledì 20 maggio 2020

Usare il blog come fosse diario praticamente vero #67

A un certo punto mi fermerò, certo.
Oggi cercavo un dolore nuovo, mi sono indagato il corpo speravo in qualche legamento qualcosa su cui riflettere un minimo invece niente, i miei dolori per ora sono gli stessi di ieri e hanno a che fare forse con il mouse o la tastiera del computer legata al collo legata a questa sedia a questa mano.
Mi fa male la mano o mi fa male il corpo?
Poi pensavo il troppo stroppia ma anche l'abbastanza dopo un po' è troppo.
Sarebbe meglio forse affidarsi ciecamente a ciò che non basta, abbandonarsi all'irrisorio e trovare un posto comodo anche lì dove mettersi prima a pensare quanto basta fino ad arrivare a non pensare proprio niente ed accorgersi che quello era l'obiettivo. Il niente.
Arte pervasiva, ecco cosa. Un'arte che si fa col movimento di un labbro, con il battere di un ciglio quel momento in cui si muove e l'occhio è quasi chiuso ancora aperto nessuno si accorge di niente eppure c'è un'illuminazione, un qualcosa che rimane da qualche parte e non serve a niente ma è arte.

martedì 19 maggio 2020

Usare il blog come fosse diario praticamente vero #66

Troppe cose interessanti.
C'era un video di cosa succede se metti acciaio rovente in acqua fredda un video di cosa succede se metti un cane sopra a un gatto e viceversa un video di una rissa un video di molti gol belli nel gioco del calcio un video di come si imbustano velocemente molte caramelle un video di uno che serve il gelato nel cono poi ti da il cono ma non ti da il gelato poi ti da il gelato ma non ti da il cono poi ti da due coni ne prendi uno ma è vuoto poi ti da un gelato con due coni. Tutto è troppo interessante
La mia battaglia potrebbe consistere proprio nel creare contenuti non interessanti, piccoli scritti noiosi, vistosamente noiosi, degli scritti che si veda fin dall'inizio che sono noiosi -prima ancora di leggerli, scritti che facciano della noia la propria bandiera, che si veda da fuori, da lontano. Affacciarsi sul testo e notare fin da subito che non è per niente interessante quindi approfondire per capire in che modo, in che senso non è interessante. Scritti inutili, che non apportano, non si possono usare per gonfiare il dibattito in qualche modo  Questi scritti noiosi, che sono stati scritti per far girare la testa e lo sguardo e l'attenzione da un'altra parte più coinvolgente, un diario di avventura vera, altro che cose non successe. Altro che tutto, altro che tutt'altro

lunedì 18 maggio 2020

Usare il blog come fosse diario praticamente vero #65

Oggi il problema dell'idea intelligente del giorno ha a che fare con l'abitudine.
Abitudini va bene averne ma bisogna far sì che siano tante: diverse abitudini al giorno, almeno tre o quattro abitudini al giorno da cambiare più o meno costantemente. Uno sfumare di ora in ora di abitudine in abitudine e far sì che si viva nell'esperimento.
Sento qua fuori uccellini pigolare, figli neonati di qualche piccione, direi. Per loro l'esperimento è appena cominciato. Vivere nell'esperimento senza nemmanco preoccuparsi dei risultati dell'esperimento. Vivere nell'esperimento e scrivere l'esperimento senza descriverlo. Qualcuno si chiama Alfonso e mi ha chiesto una volta di descrivergli, scrivendo, la differenza tra scrivere e descrivere. Non gli ho ancora risposto.
Per ora vivo nell'esperimento e nemmeno attendo

domenica 17 maggio 2020

Usare il blog come fosse diario praticamente vero #64

Per fortuna che Bernhard che mi abbatte quanto basta e mi dice che soccombere e il sentirsi soccombente è naturale, davanti ai geni. Gelo, sto leggendo.
E in effetti oggi purtroppo sono poco intelligente con la mia cosa intelligente di oggi che ha a che fare con un'assonanza: questo è l'ombelico del nonno.
Un'assonanza che in parte mi diverte ed è un errore e già mi piace, adesso che l'ho scritta qui mi ci sono già affezionato e penso che mi viene in mente che gli errori palesi chiari sbandierati sono spesso più interessanti di ciò che ci saremmo aspettati.
Con un'altra citazione nobile penso "adoro i piani ben riusciti" e aggiungo "adoro i piani ben riusciti ma ancor meglio sono i piani che non sapevo di avere"
E' molto importante fare errori ma bisogna farli per davvero, non far finta di fare errori, sono importanti gli errori veri, dell'errore ci serve la sua verità, altrimenti sono errori ricreati in laboratorio certi esperimenti ripetuti e ripetuti tante volte fino a cancellare l'esperienza dell'esperimento fino a cancellare l'errore

sabato 16 maggio 2020

Usare il blog come fosse diario praticamente vero #63

Sempre vissuto all'estero forse.
Anche oggi mi ci sono messo lì a pensare e pensavo alla geografia e a come mi calza la mappa, se mi sta bene o mi sta stretta addosso, la mappa, la geografia, (it fits, in english) e subito mi accorgo che mi sento italiano all'estero. Poi mi sento italiano nel mondo.
Italiano all'estero e italiano nel mondo nello stesso momento, così mi sento, e mi viene anche in mente che è naturale, lo sappiamo, la maggior parte degli italiani nel mondo è in Italia, la penisola italica, e anche molti italiani all'estero sono in italia, è normale.
L'italia nel mondo non sta mai ferma perché deriva, ed è un suo diritto, come i continenti.
Anch'io derivo molto, in italia e nel mondo e devo mi ricordo appuntarmi che non parlo italiano, è una cosa che voglio cominciare a ricordarmi il più possibile, non parlo italiano, lo capisco e mi faccio capire ma non parlo italiano e se lo parlo preferirei parlarlo da lontano.
Prendo insomma le distanze insomma dalla lingua madre e la patria non la so

venerdì 15 maggio 2020

Usare il blog come fosse diario praticamente vero #62

Per quel che si può, sforzarsi il minimo per poter dire di essersi sforzati poi girarsi dall'altra parte mettersi a dormire quattordici tredici quindici ore a caso, senza cronometrare niente soprattutto senza cronometrare il dormire e abbandonarsi a tutto e pensare al detto: chi dorme si fida degli altri.
Per Sartre, si sa, l'inferno sono gli altri, mentre ieri Bernhard da Gelo leggevo trasposta quest'idea d'inferno e dice così: L'uomo è un inferno ideale per i suoi simili.
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Combattere e studiare per non perdere la spontaneità, concentrarsi affinché non si pratichi il playback in nessuna forma, non nel canto non nella conversazione e nemmeno addirittura nella scrittura. Scrivere in playback potrebbe essere grande problema non ci avevo mai pensato e invece sono qui che quello che volevo fare è anche l'idea di rompere la fissità del testo, l'illibatezza del testo distruggerla, volevamo tempo fa distruggere il linguaggio usando il linguaggio ora ci siamo affezionati al linguaggio e pensiamo almeno a distruggere il testo usando il linguaggio e anche il testo quindi distruggere il testo usando il linguaggio e il testo, perché no, come dicevamo poco fa, preservare l'involontarietà, praticare l'arte dell'involontarietà,
siamo stati impeccabili se non l'abbiamo fatto apposta

giovedì 14 maggio 2020

Usare il blog come fosse diario praticamente vero #61

Mi son messo al telefono per far domanda di fondi di richiesta per qualcosa e mi hanno messo in attesa. A quel punto ho cominciato a scricchiolare, prima il collo poi le spalle e la zona addominale pure tutto si è messo a scricchiolare e mi son detto non è il momento questo per mettersi a scricchiolare è meglio forse smetterla di stare a chiedere soldi fondi per qualcosa. Ho buttato giù il telefono e infatti ho smesso di scricchiolare e mi son detto adesso chiamo quelli che mi dovrebbero dare i soldi i fondi per qualcosa. Ho ripreso il telefono e mi hanno messo in attesa e mi sembrava giusto c'era Vivaldi a suonare una delle sue stagioni e mi andava bene finché mi sono accorto che stavo scricchiolando di nuovo questa volta ginocchio tibia perone femore rotula caviglia scricchiolavo dal basso verso l'alto.
Ho messo giù il telefono e ho deciso di farmi ispirare da questo scricchiolio e mi son messo qui a riportare questi eventi che non sono successi meno male ma sappiamo che buon mestiere è riuscire a farsi ispirare da tutto anche da quello che non è successo.

mercoledì 13 maggio 2020

Usare il blog come fosse diario praticamente vero #60

Sul diario ho preso appunti facendo attenzione che le cose che scrivevo non avessero niente a che fare con me, appunti sul mondo appunti su tutto e in effetti c'era sempre qualcosa, nel mondo, nel tutto, c'era sempre un dettaglio di qualcosa che poteva essere a me ricondotto, e non va bene, dicevo, non va bene, cercavo di praticare la tecnica dell'astrazione ricorrente, astrarsi dall'astrazione per allontanarsi da essa e servirsi di una successiva astrazione impiantata sulla precedente astrazione per allontanarsi ulteriormente e ulteriormente ancora ma rimane quel dettaglio, in forma sempre più microscopica, ormai appiccicato addosso ed è fatto di parole, quel dettaglio scritto nel diario, quella parola che mi rappresenta anche se ormai è da anni che cerco di non assomigliarmi