martedì 26 agosto 2014

Henry Miller III (sull'artista)

Non osavo pensare ad altro che ai "fatti". Per andar oltre ai fatti, avrei dovuto essere un artista, e non si diventa artisti dalla sera alla mattina. Prima devi farti schiacciare, devono essere annullate le tue opinioni contraddittorie. Devi farti spazzar via in quanto essere umano per rinascere come individuo. Devi farti carbonizzare e mineralizzare per lavorare poi verso l'alto, sulla base del comun denominatore dell'io. Devi andar oltre la pietà per sentire dalle radici del tuo essere. Non puoi fare un cielo nuovo, una terra nuova, coi "fatti". Non ci sono "fatti" - c'è solo il fatto che l'uomo, ogni uomo in ogni parte del mondo si investe a suo modo di una missione. Alcuni prendono la via lunga, altri la breve. Ogni uomo elabora il proprio destino e nessuno può aiutare, se non con la sua gentilezza, generosità, pazienza.

Da Tropico del Capricorno, traduzione di Luciano Bianciardi

Però ormai ho messo questa, mi dispiace

lunedì 25 agosto 2014

Henry Miller II (sullo scrittore)

Quando venne il tempo di prendermi le vacanze - non ne avevo fatto un giorno in tre anni tanta era l'ansia di contribuire al successo della società! - mi presi tre settimane anziché due e scrissi il libro sui dodici piccoli uomini. Lo scrissi di volata, cinque, sette, a volte ottomila parole al giorno. Pensavo che un uomo, per essere scrittore, deve scrivere almeno cinquemila parole al giorno. Pensavo che deve dire tutto quanto in una volta - in un libro solo - e poi crollare. Non sapevo nulla, dello scrivere. Avevo una paura da cacarmi addosso. Ma ero deciso a spazzar via Horatio Alger dalla coscienza Nordamericana. Immagino che sia stato il peggior libro mai scritto al mondo. Era un tomo colossale e sbagliato dal principio alla fine. Ma fu il mio primo libro ed io ne ero già innamorato. Se avessi avuto i soldi, come li aveva Gide, lo avrei pubblicato a mie spese. Se avessi avuto il coraggio che aveva Whitman, sarei andato a venderlo di porta in porta. Tutti quelli a cui lo feci vedere mi dissero che era tremendo. Mi sollecitavano ad abbandonare questa idea di scrivere. Avrei imparato, come Balzac, che bisogna scrivere parecchi volumi prima di firmarne uno colo proprio nome. Dovevo imparare, e feci presto, che bisogna scrivere e scrivere e scrivere, anche se tutti al mondo ti sconsigliano, anche se nessuno ti crede. Forse si fa proprio perché nessuno ci crede. Forse il vero segreto sta nel far credere il prossimo. Quel libro era sproporzionato, sbagliato, cattivo, tremendo, come mi dissero, ma questo è naturale. Io, principiante, tentavo un'impresa a cui un uomo di genio si sarebbe accinto solo alla fine. Volevo dire l'ultima parola fin dal principio. Era assurdo e patetico. Fu una sconfitta schiacciante ma mi mise ferro nella schiena e zolfo nel sangue. Almeno sapevo cosa significa fallire. Sapevo cosa significa tentare una cosa grossa. Oggi, se ripenso alle circostanze in cui scrissi quel libro, quando ripenso al materiale straripante che cercavo di mettere in forma, quando ripenso quanto avevo cercato di abbracciare, mi dò una pacca sulla schiena, mi dò dieci e lode. sono orgoglioso che sia stato un così totale fallimento; se fosse andato bene  io sarei stato un mostro. A volte, se sfoglio i miei taccuini, anche solo a rileggere i nomi di quelli su cui volevo scrivere, mi prendono le vertigini. Ciascuno veniva a me con un modo suo; veniva a me e me lo scaricava sul tavolo; voleva che lo prendessi, che me l'accollassi. Non avevo il tempo di creare un mondo tutto mio: dovevo star saldo come Atlante, pur essendo in piedi sulla grotta dell'elefante e l'elefante in groppa alla tartaruga. A chiedersi su cosa poggiasse la tartaruga ci sarebbe da impazzire.

Da Tropico del Capricorno, traduzione di Luciano Bianciardi

Dovrei mettere quella del Capricorno

domenica 24 agosto 2014

Henry Miller I (sull'uomo bianco)

Quando ripenso a certi persiani, indù, arabi che conobbi, quando ripenso al carattere che rivelavano, alla grazia, alla tenerezza, all'intelligenza, alla santità, io sputo addosso ai conquistatori bianchi del mondo, ai britanni degenerati, ai tedeschi zucconi, ai francesi saccenti e vanitosi. La terra è un solo grande essere senziente, un pianeta saturo di uomini, un pianeta vivo che si esprime a balbettii; non è la casa della razza bianca o della razza nera o della razza gialla o della perduta razza azzurra, ma la casa dell'uomo e tutti gli uomini sono eguali di fronte a Dio ed avranno la loro occasione, se non ora fra un milione di anni. I piccoli fratelli bruni delle Filippine rifioriranno un giorno e gli indiani massacrati del Nord e del Sudamerica rivivranno un giorno per galoppar nelle pianure dove ora le grandi città eruttano fuoco e pestilenza. A chi l'ultima parola? All'uomo. La terra è sua perché egli è la terra, il fuoco, l'acqua, l'aria, la materia vegetale e minerale, il suo spirito che è cosmico, che è imperituro, che è lo spirito di tutti i pianeti, che si trasforma traverso di lui, traverso infinite manifestazioni. Aspettate voi, merde cosmococcotelegrafiche, demoni di pezzi grossi che attendete la riparazione delle tubature, aspettate sporchi conquistatori bianchi che avete insozzato la terra con i vostri piedi forcuti, i vostri strumenti, le armi, i germi infettivi, aspettate, tutti voi che ve ne state caldi a contare i vostri spiccioli, non è la fine. L'ultimo degli uomini avrà da dire la sua prima che sia finita. Fino all'ultima molecola senziente, giustizia dev'essere fatta e sarà fatta! Nessuno ne sortirà senza aver avuto la sua, nemmeno le merde cosmococciche del Nordamerica.

Da Tropico del Capricorno, traduzione di Luciano Bianciardi

Sì, la copertina non è quella giusta

lunedì 18 agosto 2014

Per molti euro in più - Alberto Nikakis

Autoproduzioni svariate e cose belle in generale: questo blog si occupa forse di troppa roba?
Avevamo una linea editoriale?
Dov'è finita la linea editoriale?
Se vi capita d'incontrare la nostra linea editoriale siete pregati di segnalarci il luogo dell'avvistamento e noi provvederemo a muoverci il più rapidamente possibile per cercare di riprendercela. Oppure ci teniamo la linea editoriale storta che abbiamo adesso, cioè, facciam quel che ci pare. Faccio:
https://mail-attachment.googleusercontent.com/attachment/u/0/?ui=2&ik=bb3bcf5a50&view=att&th=13aad6337372cc44&attid=0.1&disp=inline&realattid=f_h8vt8xg50&safe=1&zw&saduie=AG9B_P-mg5QlrWzeTLfzDTyCBeMe&sadet=1351532809890&sads=XCeWnvr8OXjmuj-aIurTDV9X0T8&sadssc=1
Volevo farvi vedere questo film, Per molti euro in più, di Alberto Nikakis.
Un film prodotto dal L.S.O.A. Buridda e Monleone Films, è uscito ormai un paio di anni fa e da poco è stato proiettato dai ragazzi del Buridda a Genova, in Piazza Caricamento, hanno organizzato una cena (hanno cucinato e offerto la buridda, la zuppa di pesce alla genovese che praticamente è il caciucco, che è una roba livornese/turca ed è sicuramente qualcosa di simile a qualcosa che si prepara, con altri nomi, anche a Barcellona o Tangeri o Marsiglia o Sidone, tipo) han preso il proiettore, hanno appeso un telo bianco sotto alla sopraelevata e hanno proiettato. Bellissimo, cinema in piazza e basta, pochi giorni dopo all'inaspettatissimo sgombero e dopo la conseguente occupazione di un paio altri edifici vuoti di Genova.

Ma quel che volevo dire veramente è che:

da poco il film è proprio online, vi metto qui lo schermetto di youtube ma conviene sempre allargarselo per benino, lo sapete. Quindi, appunto, buona visione: