Questo scritto voleva essere un commento al concerto di Alessandro Fiori tenutosi inusitatamente nel Cinemino ad Astra, qui a Genova, ma non ci sono riuscito a scrivere il commento, adesso poi che devo uscire:

Bisogna ricordarsele le cose, anche cercando di non ricordarsele troppo, che poi si sovraccaricano i pezzi, e anche le emozioni, stiamo sull'orlo della distanza, diceva, dicevamo, e la poesia ancora meno sappiamo cos'è, o cosa sia, c'è quel punto in cui dice: "Anche se sono un vincitore mi sento un esoscheletro vuoto di riccio di mare", e mi pare evidente che c'è in corso un processo di composizione, di parole, di immaginari, di luoghi anche detti posti. Noi ci affacciamo con tutta la faccia comprese le orecchie, soprattutto le orecchie, le mettiamo lì, abbiamo una forma di gratitudine che ci teniamo anche un po' per noi, senza timidezza e senza arroganza, molto a nostro agio, spesso passeggiando, ci facciamo delle idee e poi ce ne facciamo anche altre, è un susseguirsi, un susseguirsi dietro l'altro,
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