giovedì 29 luglio 2010

Vita dell'AutoBiografA

Stava togliendosi le spine dai piedi quando il telefono squillò, tipico, a quell'ora della notte durante il giorno.

- Buongiorno, fece la voce dell'editore in piena notte.
- Buongiorno editore, dicami pure.
- Senti, avremmo bisogno di un'autobiografia. Puoi scegliere tra Eros Ramazzotti e Laura Pausini.
- Non se la possono scrivere loro?
- Eh no!
- Certo che no... e Tiziano Ferro? Posso scriverla di Tiziano Ferro? Lui prima era grassissimo lo sa?
- Sì sì, lo so, ma ci serve o Eros o Laura.
- Ma almeno sono morti?

- No, è solo una mossa editoriale mica male.

- Non sono morti?
- No davvero.
- Allora continuo a togliermi le spine dai piedi, che potrebbe essere giorno o notte tranquillamente.

Dunque si appallottolò su se stessa avvinghiolandosi alla felice eventualità di trovare un'altra spina nel piede. Magari dorsale. Mica male.

Grazie Sconosciuta Romy

mercoledì 14 luglio 2010

Vento letterario

Tutti a Finale Ligure belin!


Sul sito http://ventoletterario.altervista.org/ i libri e le presentazioni e gli orari. Bello!

domenica 11 luglio 2010

Cioè BLU


BIG BANG BIG BOOM - the new wall-painted animation by BLU from blu on Vimeo.
È bello che BLU continui a fare le sue cose in modo da permettere ai blog in rete di sentirsi togliere il peso di mettere un post.
A proposito di peso, è incredibile quanto i fogli di carta messi tutti uno sopra l'altro e incollati poi da un lato per farne un libro riescano ad aumentare esponenzialmente il loro peso (la somma delle parti (fogli) supera di molto il peso del tutto (libro), e ancor di più se i libri sono molti). Ed è inoltre incredibile constatare quanto il nuovo portatile ultraleggero di ultimissima generazione dell'anno scorso sia effettivamente ultrapesante in confronto al momento dell'acquisto. La legge di Moore è in qualche modo applicabile al peso del portatile in un costante aumento con il livello di obsolescenza? Forse che tra un anno questo computer peserà 8 chili e in aereo potrò portare solo questo e due calze?
E, ultima questione: com'è possibile che in inverno il trasfomatore del computer passi totalmente inosservato mentre in estate la sua presenza ricordi pienamente quella di un calorifero acceso fortissimo?
Evito di inoltrarmi in controproducenti constatazioni riguardanti il sudore del touchpad.
Scusate

venerdì 2 luglio 2010

Studiando

Disambiguando:

Sulla metafora delle finestre di (Apple) Windows:
Ad esempio, l'idea che una finestra possa essere allargata o ristretta col mouse è abbastanza intuitiva da non rappresentare una difficoltà per la media degli utenti, ma è una forzatura del concetto di finestra, perché le dimensioni degli oggetti che sono finestre in senso letterale fuori dai computer non possono essere modificate da chi le usa (casomai da chi le costruisce).
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Sulla discordanza semantica tra menu (ristorante) e desktop (scrivania)
La metafora del menu estende la metafora dell'ufficio perché attinge a un campo semantico, quello del ristorante, diverso da quello dell'ufficio, dato che nella vita comune i menu del ristorante stanno di rado sulle scrivanie delle persone. Tuttavia, l'estensione è intuitiva per l'utente medio, perché il campo semantico del ristorante non è troppo lontano da quello dell'ufficio, com'è dimostrato dalla pratica sempre più frequente di manager e professionisti che consumano il pranzo in ufficio, ordinandolo al telefono da menu che consultano sulla loro scrivania.

martedì 29 giugno 2010

Voici la Bombe

Un nuovo link de 'sto blogg...

Voici le bombe: autoproduzione estremamente selezionata dall'Alessandro Ansuini.

http://voicilabombe.altervista.org/

e foto che non si sa mai:



venerdì 25 giugno 2010

Passeggiando

Come diceva:

Il ghost writer si trovava a passeggiare lungo il fiume che procedeva inesorbilmente al contrario come tutta quella vita appena affrontata e, in parte, ancora da affrontare. Le panchine sembravano parlare chiaro: ti siederai qui, dicevano, e darai da mangiare ai piccioni per trovare da qualche parte uno sbocco alla tua sete di potere, al tuo bisogno di adepti. Ti sfogherai con i piccioni; le briciole come stipendi.

Gli vennero in mente le parole del gran scrittore San Scritto: "bisogna riuscire ad associare il banale all'eternità, l'aspirapolvere al rincorrersi dell'immortalità ".

Anche quell'anno non sarebbe stato licenziato.

Dipinto di Pedro Matos

lunedì 21 giugno 2010

Indovinello

Lasciamo senza titolo questo pezzetto tratto da un libro edito da Feltrinelli, speriamo che chiunque legga qui possa indovinare di che libro si tratta, altrimenti vada a ripassarsi le tabelline partendo dall'ABC.

"Cominciarono a mangiare in silenzio poi, ad un certo punto, Pereira chiese a Silva cosa ne pensava di tutto questo. Tutto cosa?, chiese Silva. Tutto, disse Pereira, quello che sta succedendo in Europa. Oh, non ti preoccupare, replicò Silva, qui non siamo in Europa, siamo in Portogallo. Pereira sostiene di avere insistito: sì, aggiunse, ma tu leggi i giornali e ascolti la radio, lo sai cosa sta succedendo in Germania e in Italia, sono fanatici, vogliono mettere il mondo a ferro e fuoco. Non ti preoccupare, rispose Silva, sono lontani. D'accordo, riprese Pereira, ma la Spagna non è lontana, è a due passi, e tu sai cosa succede in Spagna, è una carneficina, eppure c'era un governo costituzionale, tutto per colpa di un generale bigotto. Anche la Spagna è lontana, disse Silva, noi siamo in Portogallo. Sarà, disse Pereira, ma anche qui le cose non vanno bene, la polizia la fa da padrona, ammazza la gente, ci sono perquisizioni, censure, questo è uno stato autoritario, la gente non conta niente, l'opinione pubblica non conta niente. Stai bene a sentire, Pereira, disse Silva, tu credi ancora nell'opinione pubblica?, ebbene, l'opinione pubblica è un trucco che hanno inventato gli anglosassoni, gli inglesi e gli americani, sono loro che ci stanno smerdando, scusa la parola, con questa idea dell'opinione pubblica, noi non abbiamo mai avuto il loro sistema politico, non abbiamo le loro tradizioni, non sappiamo cosa sono le trade unions, noi siamo gente del Sud Pereira, e ubbidiamo a chi grida di più, a chi comanda."

mercoledì 9 giugno 2010

Banlieue N° 6 + B.I.R.R.A.


Cari amici, care amiche,

Siamo lieti di ufficializzare la data dell'attesissima presentazione del sesto numero di Banlieue, il free press che avrebbe potuto scatenare l'ira di Alberto Stasi e la voglia di sensazioni nuove di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Come sempre a Milano, al Frida Cafè, via Antonio Pollaiuolo 3 (zona Isola), Venerdì 11 giugno 2010, a partire dalle 21.30. Avrete l'opportunità di fare quattro chiacchiere con persone illuminate dal loro narcisismo, spendere in cocktail e birre soldi faticosamente messi da parte con un lavoro frustrante e naturalmente tornare a casa con il sesto numero di Banlieue, racconti poesie derive e spaesamenti (gli arretrati fino ad esaurimento scorte).

In Banlieue 6 troverete tutto ciò che vorreste sapere ma quando qualcuno ha tentato di dirvelo eravate troppo indaffaratii a guardare “La Pupa ed il Secchione”: racconti sulle lobby di potere che dominano incontrastate (Comunione e Liberazione, massoneria, illuminati), un elogio a Silvio Berlusconi, interviste agli idoli delle teen ager, articoli per i nostalgici degli anni 80', pornografia, una preziosa rubrica sull'allevamento delle vacche da latte tenuta da Pino Gilardetti, l'uomo che, dopo essere stato l'amante di Maria De Filippi, ha deciso di dedicare completamente la sua vita alla castità e ai bovini, più tanto altro che potrete scoprire solo venendo al Frida l'11 giugno 2010. Tutto il resto causa malattie cardiovascolari.

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B.I.R.R.A.
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(Testo di Andrea Coccia Su Booksblog.it) Per moltissimi lettori la letteratura contemporanea è rappresentata soltanto dai mille esordienti che spuntano come funghi nel bosco editoriale italiano e che vengono notati semplicemente quando il dio del caso – o del marketing – li assiste trascinandoli in vetta alle classifiche o sul podio di qualche premio letterario.
Ma c’è anche un sottobosco, molto più misterioso e umido, ma anche più affascinante, nel quale centinaia di piccole realtà alternative portano avanti, ognuna a sua modo, la sacra fiaccola della letteratura: sono le riviste indipendenti, realtà che faticosamente lottano per trovare i propri lettori, di solito autoproducendosi e facendo grandi sacrifici con tanta passione.
Per riunire, per discutere, e magari per creare un rete tra queste realtà troppo spesso isolate, torna, dopo un paio di anni di inattività il B.I.R.R.A., ovvero la Bagarre Internazionale delle Riviste Alternative, ospitata questa volta dal Bartleby di Bologna nel weekend del 12 e 13 giugno.
Tra gli ospiti di questa edizione ci sarà Il primo amore e Terre di Mezzo, per citare le più blasonate e celebri, ma ci sarà spazio per molte altre, da Eleanor Rigby a Argo, da El Aleph a Il traghetto mangiamerda, Burp, Ego tek, L’inutile, Giuda, Progetto babele, Colla, Tekne, ‘Tina, Follelfo e molte altre.

lunedì 7 giugno 2010

Ufficio realtà # 2

Il contabile ritenute acconti si fermò dal contare e guardò la finestra. La maniglia, il vetro. Immaginò che fuori da quella, probabilmente, doveva esserci una Via Roma 13 o una piazza Cavour 43 o un'altra ancor più probabile, inevitabilmente incrociata da inevitabili incroci stradali.
Per questo infilò lo sguardo nella grata dell'impianto di condizionamento dell'aria. È lì che cercava quel di cui lui si era sentito parlare.
Alberi con le radici in testa e mattoni senza muri attorno. Api operaie amanti della mazurka ed edifici costruiti sbadatamente da uomini di passaggio.
Si girò di scatto.
- Siamo tutti di passaggio - si permise di dire ad alta voce.
Dunque continuò a contare.

sabato 5 giugno 2010

martedì 1 giugno 2010

La nuova Hannah

Sulla scia del vecchio post riguardante la divulgazione di saggi importanti che sembrano perdere rilevanza nonostante la loro eterna attualità, aggiungiamo oggi al nostro elenco "La banalità del male" di Hannah Arendt. Constatando con piacere la palindromicità del nome Hannah, ci proponiamo, in quanto Casa Editrice Gigante, di rinnovare la veste grafica delle copertina per diffondere il libro e avvicinare così il pubblico televisivo.






Nel caso non si capisse, la versione rossa con bimbi grigi è quella di Feltrinelli, quell'altra con fotografia artistica e con baffi è la versione del nostro importante grafico vagamente laureato in gnoseologia ontologica.

venerdì 28 maggio 2010

Volevamo dire

La Casa Editrice Gigante, con gioa e massachussets, posta questo post per celebrare la mittica Matilde di amilanononfafreddo, vincitrice del premio subway con il racconto "La cavalleria".

Qui la dichiarazione al tg nazionale:

"è che io ho vinto questa cosa qui. e adesso mi mettono in tutte le metropolitane del regno, come gli estintori e i topi. e quindi sono un po' felice."

Alè!

giovedì 27 maggio 2010

Quel tranquillone di Burroughs

Dopo l'intervista esclusiva a noi rilasciata (vivamente consigliata da Pino Insegno), e il breve commento sui corsi di scrittura creativa, ecco una teoria generale sulla Parola di W.S. Burroughs.

Il libro è questo:










prestatoci da Paolo che ha deciso di dimenticarsene e di lasciarlo alla comunità insieme a quell'altro libro di Herzog, il regista.



"La mia teoria generale fin dal 1971 è stata che la Parola è letteralmente un virus, e che non è riconosciuta come tale solo perché ha raggiunto uno stato di relativamente s
tabile simbiosi con il suo ospite umano; vale a dire, il Virus Parola (l'Altra Metà) si è imposto così saldamente come parte accettata dell'organismo umano da poter sghignazzare dietro ai virus gangster come la varicella e spedirli all'istituto Pasteur. Ma la Parola porta chiaramente l'unica caratteristica di identità del virus: è un organismo senza altra funzione interna che quella di replicare se stesso."

sabato 22 maggio 2010

Romanzi d'amore - Ashkan Honarvar

C'era uno scrittore che scriveva romanzi d'amore molto smelensi e sdolcinati che quando li finivi poi dopo ti succedeva tipo così:
O tipo così:

Ma in realtà è colpa di Ashkan Honarvar, peggio per lui.

mercoledì 19 maggio 2010

Gli scrittori senza nome ( Without name in inglese ma comunque ad esempio sarebbe Wu Ming in cinese, ad esempio)

Erano i senza nome in cinese. Erano sempre stati in 5 numerandosi per ordine alfabetico. Abbabba era il SenzaNome1, Durdelli il SenzaNome2, Merloffi il SenzaNome3, Quartini il SenzaNome4 e Zuzzuzzu il SenzaNome5.
Un giorno Quartini vide Merloffi alla finestra pensieroso. "Che succede?" gli chiese "Sembra che Durdelli se ne voglia andare," rispose il Merloffi "cosa facciamo adesso? Ci teniamo i nostri numeri oppure andiamo a scalare? Mi ero affezionato al 3, non voglio sostituire il 2 di Durdelli, quell'infame.", "Accipicchia non avevo pensato a quest'evenienza. Dovremo organizzare una riunione per decidere il da farsi" disse il Quartini appoggiandosi anche lui alla finestra e guardando il traffico nella notte.
L'incrocio era deserto, inesplorato. Solo una macchina ferma al semaforo aspettava il verde, per via delle telecamere.

Questo post è dedicatamente delicato a Masa: Ciao Masa grazie per il tuo prezioso spunto, non volevo rubarti l'idea di loro che fanno una riunione per decidere il come fare ma ormai l'ho fatto perché sono cattivo. Spero che tu non te ne abbia (se si può dire che te ne abbia).

domenica 16 maggio 2010

DonDelilliamoci (Don Delillo)


In Mao II (1991) c'è 'sta tizia che fa le foto agli scrittori di tutto il mondo e lui se ne sta rintanato in un posto che quasi nessuno sa.
Dialogo tra i due:

" - C'è un curioso nodo che lega i romanzieri e i terroristi. In Occidente noi diventiamo effigi famose mentre i nostri libri perdono il potere di formare e di influenzare. Chiedi mai ai tuoi scrittori che cosa ne pensano di questo? Anni fa credevo ancora che fosse possibile per un romanziere alterare la vita interiore della cultura. Adesso si sono impadroniti di quel territorio i fabbricanti di bombe e i terroristi. Ormai fanno delle vere e proprie incursioni nella coscienza umana. Era quanto solevano fare gli scrittori prima di essere mercificati.
- Continua, mi piace la tua rabbia.
- Ma tutto questo lo sai benissimo. È il motivo per cui fai milioni di chilometri per fotografare gli scrittori. Perché stiamo cedendo il passo al terrore, ai notiziari del terrore, a registratori e telecamere, alle radio, alle bombe nascoste nelle radio. Le notizie dei disastri sono l'unica narrativa di cui la gente ha bisogno. Più sono cupe le notizie, più è grandiosa la narrativa. I notiziari sono l'ultima forma di assuefazione prima... di cosa? Non lo so. Ma tu sei furba a intrappolarci nella tua macchina fotografica prima che scompariamo.
- Sono io quella che stanno tentando di uccidere. Te ne stai seduto in una stanza a formulare teorie.
- Metteteci in un museo e fate pagare il biglietto."

martedì 11 maggio 2010

IN QUALE SPAZZATURA?


Non era mai stato fatto di pubblicare un racconto scritto molti anni fa da pippoh, uno dei maggiori esponenti della Casa Editrice Gigante. L'illustrazione è di robbe.
Ci han fatto un libretto con 8 racconti una volta

IN QUALE SPAZZATURA?

- Guardati negli occhi, si disse.
Ma come avrebbe potuto da sdraiato su un lato e in quello stato.
Come avrebbe potuto.
La giornata, fuori, era stupenda, da fiori e uccellini, sole e inseguimenti tra lucertole in calore.
Un perfetto silenzio regnava nella stanzetta di quell’uomo, disturbato solo dal grande ronzio che si portava in testa e dalla probabile serenità di quella giornata di sole in disaccordo con il suo umore.
E’ un rumore costante, interrotto da casuali sensi di colpa, obblighi, è giovedì, impegni mai mantenuti, roba a cui pensare e insomma, almeno avrebbe dovuto aprire la porta dallo schifo di odore lasciato accumulare alla notte durante il giorno.
Si alzò, aprì la porta della sua stanza, nessuno in casa, si ributtò sul letto.
Pancia in giù.
Dall’altra stanza, la saletta da finestra spalancata, entrò un uccellino confuso e impaurito che in un paio di sbatter d’ali era già sbattuto contro il muro.
L’uomo sdraiato avvertì la presenza di un qualcosa, forse un uccellino pensò, sarà confuso, impaurito.
Aspettò di sentire ancora un suono, una conferma, un piopio.
- Piopio, sentì venire dall’altra stanza.
Era vero, un uccellino aveva bisogno d’aiuto.
- Piopio, un uccellino probabilmente con un ala ferita.
Fece per alzarsi.
Con la faccia in giù ancora spiantata sul materasso puntò le braccia come per fare una flessione di quelle da palestra.
Pensò a cosa pensare.
Pensò che quell’uccello avrebbe potuto essere quel corvaccio del malaugurio, quello di Poe.
Si fermò.
Ohibò pensò.
Fu così che il pigolare dell’uccellino, lentamente, da un innocente e disperato piopio, passando per un divertente padrepio, si trasformò in un urlato è giovedì è giovedì.
Fu così.
L’uomo sdraiato decise che per il momento sarebbe stato meglio tentare di riaddormentarsi.
Ci riuscì.
Il risveglio successivo aveva accumulato abbastanza coraggio da permettergli di alzarsi da letto affrontare la realtà ma, soprattutto e finalmente, pisciare.
Andò in cucina a bere acqua e sorseggiando gli venne in mente l’uccellino.
Lo vide in saletta a terra, qualche piuma intorno al corpo immobile, corpo probabilmente morto.
Anzi a ben vedere proprio squarciato dalle unghie di un animale con le unghie.
-Gatto, pensò, - abbiamo un gatto?
L’uomo sdraiato non avrebbe mai potuto levarsi questo dubbio, aveva mai avuto un gatto in casa?
Subito dopo si chiese se avrebbe dovuto mettere il corpicino in un sacchetto a parte oppure se sarebbe bastato buttarlo direttamente nella spazzatura insieme alle altre cose.


Editori Puri

L'amministratore delegato CEO parlava chiaro: non ci sono più editori puri, bisogna mettere più sesso.

CEO: Ma non il solito sesso! Ci hanno stufato le segretarie da sottoscrivania, con le ginocchiere e l'elmetto. Bisogna stupire, creare qualcosa d'innovativo veramente da pervertiti. Forse so cosa. Chiamatemi l'art director che gli spiego il da farsi.

Art director: Buongiorno CEO

CEO: Non ci sono più gli editori puri, possiamo approfittarne. Mettiamo più sesso.

Art director: Ma così ci adeguiamo al mainstream, al correntone plebaglio.

CEO: È proprio quel che vogliamo.

Art Director: e la diffusione della cultura?

CEO: È proprio quel che vogliamo.

Art Director: Dunque?

CEO: Ci vuole più sesso ma che sia qualcosa di veramente innovativo: prendiamo una pornostar e la facciamo scopare con un cavallo.

Art Director: Con un cavallo? Dovrei documentarmi ma credo sia già stato fatto.

CEO: E lei cosa ne sa?

Art Director: Beh, non ne sono sicuro, dovrei documentarmi

L'Art Director si presentò dopo poche ore con il pornomateriale da presentare al Gran CEO.

CEO: Lei è un porco. Non le bastavano i materiali osè sempre aggiornatissimi dei giornali massimi punti di riferimento dell'informazione del Paese? Può considerarsi licenziato continuando a non prendere lo stipendio. Arrivederci.

Portatemi il cavallo.

E portate via questa segretaria con le ginocchiere e l'elmetto.





In foto: l'ultimo editore puro

domenica 9 maggio 2010

L'Immaginazione al dovere


Il piatto è in tavola. 40 autori da tutte le parti d’Italia per 120 paginone di letteratura, fumetti, foto, disegni, prontuari per la pesca all’aspetto, ricette di cucina underground, pulzelle, pollastri, e chi più ne ha ce l’ha già messo. Ora va visto se avete palati abbastanza forti. La rivista arriverà sulle vostre tavole a poco a poco, giusto il tempo di persuadervi ad aprirci il portone. Nel frattempo per i più affamati c’è sempre l’emailcollettivomensa@yahoo.it per richiedere il numerone grazie al servizio Collettivomensa Taxi con tanto di motorino gestito dalle Poste Italiane di rinomata efficenza. Non esitate, spalancate le fauci a (in ordine alfabetico al contrario del nome, fratto la radice quadrata di due):
Walter Giordano, Vanni Santoni, Valerio Aiuti, Tuono Pettinato, Squaz, Simone Nigraz Pontieri, Simone Lucciola, Simone Cortese, Silvio Giordano, Sara Pavan, Rocco Lombardi, Riccardo Mannelli, Pino Casamassima, Peppe Fiore, Pentolino, Matteo Salimbeni, Massimo Pasca, Marco Purè, Marco Margarito, Marco Corona, Maicol e Mirco, Luca Batoni, Laura Giardino, Jacopo Nacci, Ivan Manuppelli, Isabella Nazzarri, Iacopo Barison, Gregorio Magini, Giulio Giordano, Giorgio Vasta, Gianni Solla, Francesco D’Isa, Francesco Cattani, Elena Rapa, Edoardo Olmi, Dottor Pira, Davide Reviati, Davide Garota, Claudia Ragusa e Andrea Coffami.
http://collettivomensa.wordpress.com/

sabato 1 maggio 2010

Un Tondelli politico


"Che cosa sta facendo questo vecchio, decrepito continente al Terzo Mondo? Questo popolo di pirati e di beoni rissosi alle sue ex colonie, ai suoi ex sudditi, a chi ha piegato con la frusta e la violenza dopo averlo depredato e sfruttato? Con quale ipocrisia l'europeo impone regole e comportamenti come se i valori fossero ancora dell'Occidente quando invece tutto dimostra il contrario? Qual'è la ragione per cui da ogni angolo del mondo i più disgraziati, i più poveri, i reietti della storia, le valanghe di straccioni, le orde di pezzenti e di mendicanti invadono le
città dovendo addirittura scimmiottare, per integrarsi, di essere educati, perbenisti, ipocriti come tutta intera la middle class europea? Come non provare una immensa, profonda, proprio interiore vergogna nel vedere gli occhi del ragazzo indiano con la sua giubbetta McDonalds steso sul letto nel tentativo di recuperare qualche ora di sonno fra un turno e l'altro? Il risultato, pensa Leo, è che ci stiamo contendendo le città palmo a palmo con i poveri. E lui può già vedere la vecchia e malata Europa, con tutta la sua grandeur e la sua cultura e la sua boria, il suo tè delle cinque e le sue cerimonie accademiche, abolita, occupata, conquistata dalle masse dei più miseri, dei più affamati, dei più sfruttati. Sarà la loro guerra. I poveri si vendicheranno seminando figli ovunque, riproducendosi a raffica come il crepitio delle mitragliatrici, occupando ogni postazione con i propri cadaveri, usando se stessi come forza di sfondamento. Vinceranno, e di loro, evangelicamente, sarà la terra."


Da "Camere separate".

giovedì 29 aprile 2010

Volevano Tondelli

Volevano postare una cosa su Tondelli ma Tondelli è morto.

Così pubblichiamo lo scambio di missive tra un giovane interessato alla scrittura e il responsabile ufficio catering management con il pubblico umano.

"Gentile responsabile,
come si fa a scrivere con la merda?
Firmato
Charles"

Il gentile responsabile si è sentito un poco a disagio nel rispondere a questa domanda

ma ecco qui la risposta:

"Gentile giovane interessato Charles,
per scrivere con la merda devi cagare sul foglio, oppure prendi la merda dal fondo del cesso e poi la metti sul foglio oppure la rubi ad un cane e poi la metti sul foglio. Qualcuno la fa essicare e ci fa una polverina che diluisce con un poco d'acqua per poi metterla sul foglio"

venerdì 16 aprile 2010

La spia russa Katova.

Manoscritto usato n° 4235623

La spia russa Katova è addestrata a scorticare in generale. Ha vissuto in diverse parti del mondo ma nessuno ce l'ha mai vista. Conosce perfettamente tutte le lingue che ti vengono in mente con relativi dialetti inflessioni e difetti di pronuncia.
Affermata psicologa, è nota soprattutto per il metodo che prende il suo nome.
METODO KATOVA.
Diverse sedute in cui i partecipanti, solitamente maschi adulti muscolosi, stanno a petto nudo a tirarsi pugni forti random su braccia e spalle di chi capita. Per circa un'oretta.
Questo metodo viene frequentemente adottato nei corsi di team building di poliziotti e manifestanti, calciatori e tifosi.
Interessante?

O è più interessante sapere che la Katova al momento è impegnata ad aprire un vaso di marmellata ma non ci riesce?



In foto: l'obiettivo finale della spia russa Katova

venerdì 2 aprile 2010

Port Royal non proprio anteprima!

Ecco un altro video dei Port Royal fresco fresco di mese!
Sempre dal disco "Dying in time" sempre dall'occhio di Sieva Diamantakos.
Per un po' l'hanno avuto in anteprima quelli di Rockit, ora lo mettiamo in anteprima noi della Gigante.
troppi link
Vai d'anteprima!



Accipicchia il nostro WEBDESIGNER non sa cos'è youtube e il video risulta unguardable su schermo.
Consigliamo di andare direttamente al link qui sotto


http://www.youtube.com/watch?v=skSE4HmvfRY

martedì 30 marzo 2010

L'immoralista André


"Perché", dissi, "lei che vive la sua saggezza, non scrive le sue memorie, o per lo meno", continuai vedendolo sorridere, "i suoi ricordi di viaggio?"
"Perché non voglio ricordarmeli", rispose. "Se lo facessi, avrei paura di impedire al futuro di avere il suo corso e temerei di far prevalere il passato. Creo la novità di ogni ora dimenticando completamente il momento precedente. Non mi basta mai l'essere stato felice. Non credo alle cose morte e per me il non essere più è come il non essere mai stato"

Da "L'immoralista" di André Gide

lunedì 29 marzo 2010

Il problema del libero pensatore in evoluzione

Il libero pensatore aveva appena chiuso la porta di casa per andare al lavoro quando sentì il suo telefono (fisso) squillare. Troppo tempo per riinfilare le chiavi nella toppa arrivare al telefono e sentirlo smettere di squillare.

Il libero pensatore seduto sul divano si trovò ad evolvere in qualcosa di nuovo: fino a quel giorno non aveva MAI impostato i minuti della sveglia ad orari multipli di 5, tipo 7:30, 10:45 o 8:05. Questo per non adeguarsi all'imposizione di tempi standard.
La telefonata non ricevuta rivelava al libero pensatore che la sua decisione riguardante le sveglie era diventata una legge interna scolpita nella sua coscienza.
E lui non voleva avere leggi, benchèmeno leggi interne autostabilite. Questo salto intellettivo lo portò a decidere di fissare a random, ogni tanto, la sveglia a orari multipli di 5.
Per il resto tutto a posto.

mercoledì 24 marzo 2010

Alè Banlieue

Se cliccate qua sotto vedete il banlieue online

http://intimamentekatia.altervista.org/banlieue5_2_.pdf

SALUTI DA PONTREMOLI

martedì 16 marzo 2010

O Sciopero o chiuso per ferie o impegnatissimi ma Banlieue

Possiamo mettere questo!
Tiè!

Ci sarà la presentazione al Frida Cafè Venerdì 19 Marzo a partire dalle ore 21 e poi chissà dopo! Veniteci!


lunedì 8 marzo 2010

vortice

improvvisamente un vortice si apri' proprio nel bel mezzo dell'ufficio del giovanissimo direttore inutile e al contempo irresponsabile. Le sigarette erano diventate un pretesto, le metropolitane una direzione, l'amore una paura da analizzare.. sapere che il corpo rigenera fino all'ultima cellula nel giro di 7 anni spaventa e fa fare i calcoli e fa pensare a quel che si vuol fare da grandi immaginando e o tenendo inoltre in cosiderazione la possibilità di esserlo già, grandi, o più che altro, adulti. no dai, semiadulti.
Comunque il vortice, si diceva? non fa altro che far passare aria da un orecchio all'altro dando la sensazione di rinfrescare la mente del vecchio direttore responsabile di cui sopra.

lunedì 1 marzo 2010

Intervista a Dino Buzzati

Eccone un'altra. Questa volta è Dino Buzzati, dopo la veloce apparizione di qualche post fa, a concederci un intervista rapida rapida:


- Dino, ho sonno, posso dormire sul tuo divano?

- No dai.
- Dai sono stanco, lasciami dormire sul divano.
- No è meglio se te ne vai a casa dai.
- ...
- Aspetta, ti aiuto ad alzarti.

domenica 28 febbraio 2010

Le pecore di Vaccari

Un bel pezzetto da Italian Fiction di Michele Vaccari:

"No. Ti spiego. È che prima sono stato frettoloso, e allora... magari... tu pensavi che era una cazzata..."
"Lo penso ancora."
"E fai bene! Perché io non mi sono spiegato bene. Ecco. È logico che tu creda che questa storia delle pecore sia una cazzata, Chiunque lo penserebbe. Cioè, saresti un genio se..."
"Allora? Mi stai facendo sbroccare, diocristo. Che cazzo volevi dire su 'ste stronze pecore?"
"Le pecore sono stronze. Bravo. Proprio stronze. Perché 'ste stronze sono troppo più avanti di noi. Cioè, ascolta: prima io ti avevo detto che le pecore cagano quando camminano. E fino a qui, ok. ma la grande figata sai qual è?"
Guido warrior si è fermato un attimo in una piazzola. Con le mani occupate sul volante non riesce a partirci molto bene su Antonio warrior.
"No no aspetta john! Poi se ho detto una cazzata mi gonfi come una mongolfiera. Ma adesso rispondimi: sai qual è la figata?"
Guido warrior non sbuffa neanche più, guarda Antonio a dire hai trenta secondi. Sbrigati. Poi sei morto.
"Sei pronto?"
"Antonio vaffanculo. Se non mi..."
"La figata è che sono gli unici esseri viventi che cagano mentre camminano, cioè gli unici che mentre camminano non hanno scatti nervosi non fanno sforzi. Cagano. È naturale capisci?"
"Guido rimane immobile. La sua bocca si muove per parlare, ma l'anima è congelata nella rabbia.
"Preferisci nello stomaco o sul labbro?" E se sul labbro, labbro destro o labbro sinistro? Per par condicio, se vuoi, li colpisco entrambi. In effetti è meglio. Fa pendant, non trovi?"
"Guido, la figata è che noi abbiamo fatto l'impero romano, la carta, i trapianti, la guerra in Vietnam, le troie, dio, Music Farm, l'Alitalia, le bustarelle, le pieghe in motorino, la P2, il moulinex, la scuola pubblica, Maurizia Paradiso, Cocciante, le olimpiadi sul ghiaccio, Gioca jouer, cioè cazzo abbiamo fatto praticamente tutto ma non siamo ancora riusciti a cagare camminando. Ti rendi conto? Cagare camminando! Cioè, può sembrarti una minchiata, dici non è niente rispetto alla storia dell'umanità, ma se ci rifletti lo capisci. Ti stai prendendo un inculata colossale. E sai perché? Perché non puoi accettarlo. Non ci riesci. Specie all'inizio, non ci riesci. Anch'io, che questa teoria l'ho formulata, guarda ti sembrerà strano ma anch'io ci ho messo un botto di tempo ad accettarla. E sai come ho fatto ad accettarla? Gridandolo allo specchio ogni mattina prima di andare al cesso: non ci siamo evoluti per niente. E sono diventato tutta un'altra cosa. Più serio, più convinto. Se vuoi stare bene, devi capirlo anche tu. Se no vivrai col rimorso per tutta la vita. Ti crederai sempre meglio di una pecora. E farai un'altra megaputtanata. Ricorda, Guido. È tutto consequenziale. Quando caghiamo, quando ci lasciano le donne, quando litighiamo sul lavoro, quando ci muore l'animale che è cresciuto con noi, ecco, a quel punto dimostriamo di essere inferiori alle pecore. Perchè noi abbiamo sì tutto quel che c'è dopo, ma alla base, alla base ci sta il fatto che è proprio la base che ci manca. Non abbiamo mai superato la fase primordiale. Lo capisci cazzo? Soffriamo e ci sforziamo come pazzi e quando finalmente ci liberiamo, non siamo in grado di gestire questa felicità e viviamo nell'incubo che quell'angoscia ritorni e, quando ritorna, di nuovo: non siamo in grado di capire, evolverci, andare oltre, sconfiggere i cambi dell'anima, della nostra natura, capisci?"

mercoledì 24 febbraio 2010

La "Fru"

Tempo di gran riunioni in Casa Editrice Gigante, il direttore gigante presenta il restyiling editoriale frutto della mente del nuovo acquisto: Sam Acozzaglia, grande genio creativo con master in branding advisory catering preso all'Università della Della. Genio creativo con una strana macchia verde in faccia e una cravatta fucsia ma con solo il nodo.

Direttore: Gentilissimi, d'ora in poi non saremo più una squadra, saremo un team.
APPLAUSI/ENTUSIASMO
Direttore: Vi presento il nuovo acquisto, Sam Accozzaglia, darà una bella rispolverata alle vostre menti in letargo. Non vi siete accorti che oggi è l'era di internet? Non vi siete accorti che c'è Facebook?
APPLAUSI/CONSENSO SPONTANEO
Direttore: Lascerò parlare Sam che ha già in mente un piano per reinventare la letteratura contemporanea, prego Sam.
Sam aggiusta il nodo alla cravatta con solo il nodo e comincia a parlare
Sam: Gentilissimi,
APPLAUSI/ORECCHIE TESE
Sam: Ho letto le recenti pubblicazioni di questa casa editrice e devo dire che, senza offesa, siete un po' delle merde. Merde vecchie aggiungerei.
APPLAUSI
Sam: Ancorati a schemi obsoleti voi siete tutt'oggi a cercare una bella storia. Basta, basta, basta, d'ora in poi non voglio più sentire parlare di belle storie ma della "Fru".
APPLAUSI/SCONCERTO GENERALE
Poveretto: Ma cos'è la Fru"?
Sam: La "Fru" è una nuova lettera che inseriremo a casaccio nelle future pubblicazioni.
Poveretto: Ma intende dire una nuova lettera dell'alfabeto?
Sam (toccandosi la strana macchia verde in faccia): Tsé, "alfabeto". Direttore ha sentito anche lei? Proprio di questo le parlavo. I suoi dipendenti sembrano arrivare dalle province delle cantine delle loro nonne... "alfabeto", tsé, come gli antichi greci.
Direttore: Signor Poveretto vuole stare ad ascoltare invece che fare domande inutili? Ascolti Sam Accozzaglia che c'ha un master bellissimo.
Poveretto: Ma non si può pretendere di inserire a casaccio una lettera inventata, una "Fru".
SCONCERTO SENZA APPLAUSI PRIMA
Direttore: Signor Poveretto stia zitto, con i suoi dubbi puerili mi destabilizza la solidità del team.
Sam: Non si preoccupi direttore. La "Fru" è solo l'inizio e i suoi dipendenti migliori si sapranno adattare. Verrà il tempo per la "Vse", la "Mli" e pure la "Coop". Verrano i tempi degli occhiali alla moda e cravatte con solo il nodo per tutti.
APPLAUSI
Direttore: Finalmente, finalmente qualcuno che risolleverà le sorti della Casa Editrice Gigante. Ma di che occhiali alla moda parla?
Sam: Scommetto che li ha scambiati per una strana macchia verde in faccia, direttore.

venerdì 19 febbraio 2010

Manganelli - 52 - Buzzati - Una goccia - Robbe


Da una parte (quella con le scale senza drago) la goccia di Buzzati fatta da Robbe dall'altra (quella con il drago senza scale) il 52 di Manganelli di cui sotto un altro racconto, l'83.

mercoledì 17 febbraio 2010

Personalmente - Dino Buzzati - Una goccia

Scusateci.
Uno dei racconti più belli del mondo di uno degli autori più bravi del mondo. E c'è pure un cane!

Una goccia

Una goccia d'acqua sale i gradini della scala. La senti? Disteso in letto nel buio, ascolto il suo arcano cammino. Come fa? Saltella? Tic, tic, si ode a intermittenza. Poi la goccia si ferma e magari per tutta la rimanente notte non si fa più viva. Tuttavia sale. Di gradino in gradino viene su, a differenza delle altre gocce che cascano perpendicolarmente, in ottemperanza alla legge di gravità, e alla fine fanno un piccolo schiocco, ben noto in tutto il mondo. Questa no: piano piano si innalza lungo la tromba delle scale lettera E dello sterminato casamento.
Non siamo stati noi, adulti, raffinati, sensibilissimi, a segnalarla. Bensì una servetta del primo piano, squallida piccola ignorante creatura. Se ne accorse una sera, a ora tarda, quando tutti erano già andati a dormire. Dopo un po' non seppe frenarsi, scese dal letto e corse a svegliare la padrona. «Signora» sussurrò «signora!» «Cosa c'è?» fece la padrona riscuotendosi. «Cosa succede?» «C'è una goccia, signora, una goccia che vien su per le scale! » «Che cosa?» chiese l'altra sbalordita. « Una goccia che sale i gradini! » ripeté la servetta, e quasi si metteva a piangere. «Va, va» imprecò la padrona « sei matta? Torna in letto, marsch! Hai bevuto, ecco il fatto, vergognosa. E un pezzo che al mattino manca il vino nella bottiglia! Brutta sporca, se credi » Ma la ragazzetta era fuggita, già rincantucciata sotto le coperte. Chissà che cosa le sarà mai saltato in mente, a quella stupida" pensava poi la padrona, in silenzio, avendo ormai perso il sonno. Ed ascoltando involontariamente la notte che dominava sul mondo, anche lei udì il curioso rumore. Una goccia saliva le scale, positivamente.
Gelosa dell'ordine, per un istante la signora pensò di uscire a vedere. Ma che cosa mai avrebbe potuto trovare alla miserabile luce delle lampadine oscurate, pendule dalla ringhiera? Come rintracciare una goccia in piena notte, con quel freddo, lungo le rampe tenebrose?
Nei giorni successivi, di famiglia in famiglia, la voce si sparse lentamente e adesso tutti lo sanno nella casa, anche se preferiscono non parlarne; come di cosa sciocca di cui forse vergognarsi. Ora molte orecchie restano tese, nel buio, quando la notte è scesa a opprimere il genere umano. E chi pensa a una cosa, chi a un'altra.
Certe notti la goccia tace. Altre volte invece, per lunghe ore non fa che spostarsi, su, su, si direbbe che non si debba più fermare. Battono i cuori allorché il tenero passo sembra toccare la soglia. Meno male, non si è fermata. Eccola che si allontana, tic, tic, avviandosi al piano di sopra.
So di positivo che inquilini dell'ammezzato pensano di essere ormai al sicuro. La goccia - essi credono - è già passata davanti alla loro porta, né avrà più occasione di disturbarli; altri, ad esempio io che sto al sesto piano, hanno adesso motivi di inquietudine, non più loro. Ma chi gli dice che nelle prossime notti la goccia riprenderà il cammino dal punto dove era giunta l'ultima volta, o piuttosto non ricomincerà da capo, iniziando il viaggio dai primi scalini, umidi sempre, ed oscuri di abbandonate immondizie? No, neppure loro possono ritenersi sicuri. Al mattino, uscendo di casa, si guarda attentamente la scala se mai sia rimasta qualche traccia. Niente, come era prevedibile, non la più piccola impronta. Al mattino del resto chi prende più questa storia sul serio? Al sole del mattino l'uomo è forte, è un leone, anche se poche ore prima sbigottiva.
O che quelli dell’ammezzato abbiano ragione? Noi del resto, che prima non sentivamo niente e ci si teneva esenti, da alcune notti pure noi udiamo qualcosa. La goccia è ancora lontana, è vero. A noi arriva solo un ticchettio leggerissimo, flebile eco attraverso i muri. Tuttavia è segno che essa sta salendo e si fa sempre più vicina.
Anche il dormire in una camera interna, lontana dalla tromba delle scale, non serve. Meglio sentirlo, il rumore, piuttosto che passare le notti nel dubbio se ci sia o meno. Chi abita in quelle camere riposte talora non riesce a resistere, sguscia in silenzio nei corridoi e se ne sta in anticamera al gelo, dietro la porta, col respiro sospeso, ascoltando. Se la sente, non osa più allontanarsi, schiavo di indecifrabili paure. Peggio ancora però se tutto è tranquillo: in questo caso come escludere che, appena tornati a coricarsi, proprio allora non cominci il rumore? Che strana vita, dunque. E non poter far reclami, né tentare rimedi, né trovare una spiegazione che sciolga gli animi. E non poter neppure persuadere gli altri, delle altre case, i quali non sanno. Ma che cosa sarebbe poi questa goccia: - domandano con esasperante buona fede - un topo forse? Un rospetto uscito dalle cantine? No davvero.
E allora - insistono - sarebbe per caso una allegoria? Si vorrebbe, così per dire, simboleggiare la morte? o qualche pericolo? o gli anni che passano? Niente affatto, signori: è semplicemente una goccia, solo che viene su per le scale.
O più sottilmente si intende raffigurare i sogni e le chimere? Le terre vagheggiate e lontane dove si presume la felicità? Qualcosa di poetico insomma? No, assolutamente. Oppure i posti più lontani ancora, al confine del mondo, ai quali mai giungeremo? Ma no, vi dico, non è uno scherzo, non ci sono doppi sensi, trattasi ahimé proprio di una goccia d'acqua, a quanto è dato presumere, che di notte viene su per le scale. Tic, tic, misteriosamente, di gradino in gradino. E perciò si ha paura.

sabato 13 febbraio 2010

Nuove sedie girevoli


Sono arrivate!
Finalmente i corrieri dei trasporti internazionali hanno portato direttamente dalla Malesyia e poi direttamente dall'Egitto e successivamente direttamente dall'Uzbekistan fino alla nostra grande Casa Editrice Gigante una delle ultime trovate dei giovani designers neolaureati.
Dopo studi e approfondimenti sulle recenti scoperte del corpo relative ad un'ergonomia d'avanguardia, ecco nei nostri uffici un bel set di sedie per neolaureati stagisti a progetto con contratto relativo al punto di vista.
Le nuove sedie comode sopra, estremamente flessibili e dinamiche sotto.

mercoledì 10 febbraio 2010

4 punti critici (manifesto del basta. Per una nuova letteratura mondiale e, se serve, di viaggio)

1 - Basta Bukowsky. Non si può continuare a bere. Di mattina poi. Evitare di dire a tutti che vi siete ubriacati perché tanto l'hanno già fatto anche loro. E dire Pampero Jack Daniel's. Dire Moskovskaya Havana 7 Tanqueray. Con l'oliva poi. Quelli lì si fanno già abbastanza pubblicità da soli. Quando finalmente anche il fumo avrà dei brand a cui fare riferimento vedrai dopo che fior fior di letteratura dell'hashish.

2 - Basta col carro di Apollo. Meglio il sole.

3 - Basta con i poliziotti del Texas a Voghera. A Voghera ci sono le casalinghe. Gli inseguimenti, pistole Colt e i RayBan a specchio sono in Texas.

4 - Basta con la storia di quello che non riesce a scrivere una storia. Meglio la storia di quello che non riesce a starnutire.

In foto: il pianista Paul Scliomson mentre sta per starnutire. È rimasto così per 8 anni. Non si vede ma sta pure suonando un bel pianoforte a coda. Gigante.

mercoledì 3 febbraio 2010

Assemblea

CASA EDITRICE GIGANTE

Verbale d'assemblea tenutasi per davvero in data.

Segretario d'assemblea: Sì

Presenti: anche

Sede: Casa Editrice Gigante in via.

Ordine del giorno:

1) Impianto di deflusso e scorrimento acque piovane da tetto (grondaie) da sostituire e relativi dettagli pagamento

2) Libri anti-ladro

3) Varie ed eventuali

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1) Per il rifacimento dell'impianto di deflusso e scorrimento acque piovane da tetto (grondaie), il comitato direttivo e amministrativo di Casa Editrice Gigante, altresì proprietaria dell'immobile, propone di dividere le spese con il custode dell'edificio in quanto fruitore anch'egli dell'impianto di deflusso acque piovane da tetto (di giorno e di notte a differenza dei dipendenti della Gigante).

2) Identificazione e catalogazione possibili titoli per la nuova collana Libri anti-ladro ideata ieri: libri da porre al'ingresso delle abitazioni del lettore in grado da dissuadere il potenziale ladro dal portare a termine il furto per effetto del: "non ruberei mai in casa di uno che legge Baudelaire." Al fine di individuare i titoli più efficaci sono previsti studi etnografici in ambienti ladristici (ma non in parlamento).

3) Tenere in estrema considerazione la possibilità che ci siano delle varie e financo delle eventuali.

Saluti da Lutetia Termae

Arrigo Sacchi

sabato 30 gennaio 2010

Triste storia di Sandra

Tra le svariate proposte di pubblicazione che arrivano in Casa Editrice Gigante quella che più sta attirando l'attenzione ultimamente è "Triste storia di Sandra", un romanzo breve unico nel suo genere che colpisce dritto al cuore grazie ad una profondità di coinvolgimento emotivo che solo scrittori di un certo calibro riescono a suscitare.
Prima ancora che venisse approvata la pubblicazione e contattato l'autore, il manoscritto è passato tra tutte le scrivanie della Gigante e tutti, proprio tutti, hanno voluto leggerlo fino in fondo, anche il master editor, che inizialmente pensava di farselo raccontare perché impegnato in altre letture, non ha resistito a leggerlo.
Una piccola anticipazione: "Triste storia di Sandra" inizia con un semplice "È morta" e finisce con lo stesso "È morta" senza niente in mezzo. Avanguardia letteraria da 23 Euro al volume. Grande sfida editoriale.

Qualche pressapochista banalmente sostiene che il titolo sia più lungo del romanzo.

martedì 26 gennaio 2010

Attualità // Furore

Io ho bambini, ho bambini che han fame! Io lavoro per niente; per il solo mantenimento. Li vedeste, i miei bambini! Pustole in tutto il corpo, deboli che non stanno in piedi. Mi lasciate portare via un po' di frutta, di quella a terra, abbattuta dal vento, e mi date un po' di carne da fare il brodo ai miei bambini, e io non chiedo altro.
E questo, per taluno, è un bene, perché fa calar le paghe mantenendo invariati i prezzi. I grandi proprietari giubilano, e fanno stampare altre migliaia di prospettini di propaganda per attirare altre ondate di straccioni. E le paghe continuano a calare, e i prezzi restano invariati.
Così tra poco riavremo finalmente la schiavitù.
E ora i latifondisti e le società inventano un metodo nuovo. Metton su fabbriche di frutta in conserva, e quando le pesche e le pere e le susine sono mature fanno calare il prezzo della frutta fresca al di sotto del costo di produzione. Così comprano la frutta fresca a prezzo irrisorio, ma tengono alto quello della frutta in conserva, e realizzano enormi profitti. E i contadini, i contadini che non possiedono le fabbriche di frutta in conserva, perdono i loro frutteti; e i frutteti vengono assorbiti dai latifondisti e dalle banche e dalle società che possiedono le fabbriche di frutta in conserva. I contadini allora si trasferiscono in città, e in poco tempo vi esauriscono il loro credito, e perdono gli amici e s'alienano i parenti e finalmente si riducono anch'essi sulla strada. E le strade sono affollate di gente avida di lavoro, ma avida al punto da essere disposta ad assassinare pur di trovarne.
E le banche e le società si scavano la fossa con le loro mani, ma non lo sanno. I campi sono fecondi, e sulle strade circola l'umanità affamata. I granai sono pieni, e i bimbi dei poveri crescono rachitici e pieni di pustole. Le grandi società non sanno che la linea di demarcazione tra fame e furore è sottile come un capello. E il denaro che potrebbe andare in salari va in gas, in esplosivi, in fucili, in spie, in polizie e in liste nere.
Sulle strade la gente formicola in cerca di pane e lavoro, e in seno ad essa serpeggia il furore, e fermenta.

Da "Furore" di John Steinbeck, traduzione di Carlo Coardi

mercoledì 20 gennaio 2010

Il meglio del Wimble.doc


Dopo il torneo di racconti, i ragazzi di Wimble.doc hanno selezionato il meglio del meglio in pdf!

Andrea Coccia di El Aleph ve lo spiega meglio su Booksblog.it

Bello!

Scusate per tutti quei meglio

lunedì 18 gennaio 2010

È Ema

Guardate che bravo questo (Emanuele Giacopetti) qua.

Come consigliato da lui stesso, cliccate sull'immagine per vederla più grande, avrete modo di leggere le previsioni per l'anno nuovo!

domenica 17 gennaio 2010

Il problema reale


Eravamo lì, la redazione della casa editrice gigante sembrava quasi una tribù a semicerchio inventato, appostati al sole, ognuno a strizzare gli occhi verso la palla infuocata. Un super tele. Scherzetto a due bambini!

Si discuteva sul cambiare linea editoriale il prima possibile, prima che l'altra casa editrice, quella antipatica, ci mangiasse la fetta di mercato alle mele. Ancora calda.
Assorti nelle riflessioni, tiravamo sassi in mare, per dimostrarci di essere effettivamente in spiaggia ma non d'estate.

CAPOREDATTORE: È l'ora che si parli di una nuova linea editoriale.
COPYWRITER: Verissimo.
POVERETTO: E cioè? Cosa intende?

CAPOREDATTORE: È l'ora che si discuta delle cose vere, del problema reale di questo paese.
COPYWRITER: Verissimo.
POVERETTO: Ma quale paese? Dove inizia il paese? Ma soprattutto, finisce?

CAPOREDATTORE: Ci sono parole chiave, equosolidale, cooperare, ben sviluppare tra le nazionale.
COPYWRITER: Verissimo
POVERETTO: Ma dove vuole arrivare? Fare del bene e a chi fare del male?

Prima di accorgerci che ci stavamo bagnando i culi, arrivò al nostro fianco la barca della guardia costiera a farci una multa salata. A forza di tirare sassi e discutere, ci eravamo tolti la spiaggia da sotto i piedi, spostandola in fronte a noi.

I pescatori avrebbero dovuto cambiare strategie di pesca per l'inverno.
I muscoli non erano più quelli di una volta.
Il super tele continuava a bruciare.

In alto: foto di palla infuocata ma senza fuoco attorno

mercoledì 13 gennaio 2010

Furore


Un pezzettino da Furore del mitico John Steinbeck (nella bellissima edizione Bompiani del 1970).

Qui c'è Tom che parla con sua madre.
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Tom recitò: "Non costruire case troppo grandiose se non vuoi vederle crollare."
"Ho ben paura che è così, infatti. La Bibbia vero?"
"Credo, ma non ricordo bene. Faccio confusioni, da quando ho letto un libro intitolato Le conquiste di Barbara Worth."
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lunedì 11 gennaio 2010

Trasloco con guardiano

La Casa Editrice Gigante tutta è stata impegnata in un trasloco di libri che però non passavano dalla porta. Per questo abbiamo deciso di cambiare sede e spostarci in un nuovo edificio dalle porte più larghe. Questa nuova pretesa architettonica è stata pienamente soddisfatta ma rimane adesso il problema delle chiavi: nel nuovo palazzo gigante le porte sono talmente giganti che anche le chiavi sono giganti e pesantissime. Essendo noialtri lavoratori nel campo della cultura, non abbiamo le forze per portarci appresso chiavi di tali dimensioni. L'unica soluzione, per ora, è di tenere le porte aperte ma questo comporta il lasciare a rischio furto un capitale editoriale di parecchi libri giganti. Abbiamo quindi pensato di assumere un guardiano notturno che cammini continuamente lungo tutto il perimetro della nuova porta gigante affinchè nessun ladro possa avvicinarsi. Ma essendo noi lavoratori del campo della cultura, non abbiamo soldi per pagare un guardiano notturno disinteressato alla letteratura. Abbiamo quindi dovuto assumere un guardiano notturno sottopagato ma che legge volentieri i libri della nostra Casa Editrice Gigante.
Si è licenziato.
Non gli piacevano i nostri libri giganti.


In foto: lo scomodissimo portachiavi per le nuove chiavi giganti.

mercoledì 6 gennaio 2010

Poesia sottomano - Jacques Prévert, La belle vie

La belle vie

Dans les ménageries
Il y a des animaux
Qui passent toute leur vie
Derriére des barreaux
Et nous on est des frères
De ces pauvres bestieaux

On n'est pas à plaindre
On est à blâmer
On s'est laissé prendre
Qu'est-ce qu'on avait fait
Enfants des corridors
Enfants des courant d'air
Le monde nous a foutus dehors
La vie nous a foutus en l'air

Notre mère c'est la misère
Et notre père le bistrot
Élevés dans des tiroirs
En guise de berceau
On nous a laissés choir
Tous nus dans le ruisseau

Dès notre plus jeune âge
Parqués dans les prisons
Nous dormons dans des cages
Et nous tournons en rond
Sans voir le paysage
Sans chanter de chansons

On n'est pas à plaindre
On est à blâmer
On s'est laissé prendre
Qu'est-ce qu'on avait fait
Enfants des corridors
Enfants des courants d'air
Le monde nous a foutus dehors
La vie nous a foutus en l'air.

La bella vita

Chiusi dentro i serragli
Ci sono gli animali
Che passano la vita
Dietro un'inferriata
E noi siamo i fratelli
Di quel povero bestiame

Non siamo da compiangere
Siamo da biasimare
Ci siam lasciati prendere
Cosa avevamo fatto?
Figli dei corridoi
Delle correnti d'aria
Il mondo ci ha sbattuto fuori
La vita ci ha buttati all'aria

La miseria è nostra madre
E nostro padre è il bar
Venutio su in cassetti
Che ci han fatto da letti
La gente ci ha piantati
Nudi sul selciato

Fin dalla nostra infanzia
Stivati nelle carceri
Dormiamo tra le sbarre
E lì giriamo in tondo
Senza sentir canzoni
Senza vedere il mondo

Non siamo da compiangere
Siamo da biasimare
Ci siam lasciati prendere
Cosa avevamo fatto?
Figli dei corridoi
Delle correnti d'aria
Il mondo ci ha buttato fuori
La vita ci ha buttati all'aria.

sabato 2 gennaio 2010

Sempre Arminio


Le giornate del paese procedono in verticale, nel senso che si mettono una sopra l'altra a formare il muro che ti separa dal mondo. Le giornate cittadine procedono in orizzontale, a formare la strada che ti porta nel nulla del mondo. --------------
Franco Arminio - Nevica e ho le prove

venerdì 1 gennaio 2010

Questo Arminio Franco nato a Bisaccia, nell'Irpinia d'Oriente.

Questo scrittore è Franco Arminio, uno di Avellino a quanto pare, no anzi c'è scritto dietro al libro, Bisaccia.
Questo libro s'intitola "Nevica e ho le prove", Editori Laterza: a volte poesia, altre volte meglio non leggerlo e altre volte proprio divertente.
Questo post è venuto in mente perché un tempo conoscevamo uno così paranoico che prima di bere un bicchiere d'acqua del rubinetto, lavava il bicchiere e lavava il rubinetto.
Avrebbe lavato anche l'acqua se avesse trovato dell'acqua già lavata con cui lavare l'acqua.

PROSA DEL QUATTRO SETTEMBRE. (è il titolo del capitolo)

Io sono un ipocondriaco, hypocondria maior, una forma di psicosi che consiste in una continua osservazione del proprio corpo, conclave di sintomi minacciosi e mutevoli, segni di una fine che s'immagina prossima.
L'ipocondriaco sente che avere il corpo malato fa sentire quanto ci sia estraneo: noi apparteniamo al nostro corpo ma esso non ci appartiene. Allora ecco che diventiamo spioni, voyeur di noi stessi, alla ricerca del traffico losco che il nostro corpo intrattiene coi demoni. Dentro di noi c'è un sabotaggio e chi ne avverte lucidamente la presenza non può lasciarsi andare proprio a niente, né alle donne, né al mondo. Si sta sotto il fuoco di un cecchino che non spara, prende solo la mira.
Noi siamo i coloni del nostro corpo e quando raccogliamo qualcosa abbiamo sempre il sospetto che non siano frutti da mangiare, ma semi per fare altri raccolti. Questo pensiero non mi convince ma ormai la frase è fatta.
Noi siamo traslocatori: porto in me le tue parole, porto in te le mie, e così gli sguardi, i sentimenti e tutto il resto. Qui rischio di perdermi e mi fermo. Comincio ad avere un poco d'ansia. Vado a fare un pedalata.
La vita l'ho lasciata da ragazzo, l'ho lasciata quando ci potevo entrare, ho scelto lentamente un'altra strada e ora sono qui a dire che non ho nessuno intorno, nessuno che delira insieme a me.
Lo avevo chiesto alle donne. Avevo una foga certe volte nel vagheggiare un rapporto che andasse oltre il corpo, oltre il cuore. Non hanno risposto.
Nessuno ha colpa, loro hanno altre vite, altri corpi. Le donne e gli uomini non sanno nulla oltre la briciola del mondo.
Un minuto acceso che accende tutti gli altri minuti, io sto in un fuoco, la mente è una vampa, nessuno mi vede per quel che sono, una striscia, una striscia di fuoco.
Comunque il mio problema è la paura di morire, e questa idea che il mio corpo possa cedere da un momento all'altro, come se io fossi una torre colpita da un aereo.
Adesso cado nelle frasi.
Ora non so dove andare con queste parole, io sono un gruppo di cani con la lingua fuori. Il foglio è la campagna.